"La maggior parte dei cittadini, dei Sindaci, dei responsabili delle Giunte comunali sono vagamente consapevoli dei rischi (climatici) che corriamo".
Non lo dico io. Lo dice La Repubblica in data 1 giugno, all'indomani del violento nubifragio (con tromba d'aria) che si è scatenato sul lago Maggiore, sradicando alberi secolari, scoperchiando tetti e facendo naufragare una imbarcazione a vela (4 morti annegati).
Ove non straripano i fiumi, ove non smotta il terreno, ci pensa il vento a devastare le nostre case e le nostre strade, come se fossero il plastico della camera dei bambini.
Già, ma cosa si potrebbe fare?
Lo sento arrivare questo pensiero rinunciatario. Lo sento arrivare come un alito di vento freddo sul coppino.
Cosa si potrebbe fare? Molto e molto poco.
Molto poco, perchè ormai abbiamo devastato quello che si poteva devastare, nel nome di una "crescita" scellerata. Questo naturalmente vale per le regioni "ricche". I lembi di terra sottosviluppati come l'Oltrepo pavese possono ringraziare il fatto di essere sottosviluppati. Qui è tutto grasso che cola se si riempiono i buchi delle strade.
E però anche nell'Oltrepo si è lasciato mano libera e fa paura il vedere intere colline coperte senza soluzione di continuità da vigneti. Colline che sono diventate come delle teste calve, senza un capello.
C'è però un molto che si può fare ancora e questo molto consiste in una inversione di rotta, in una presa di coscienza.
Ve lo confesso: sono il primo a non "credere" a quello che dico! Invertire la rotta, prendere coscienza vuol dire uscire da quel bozzolo individualistico che è il tratto distintivo del nostro modo di vivere. Ognuno pensa agli affaracci propri e quando un'emergenza impone delle restrizioni, eccolì lì i soliti SCEMI che urlano: "Libertà libertà!"
L'abbiamo sentita per mesi questa cantilena oscena, mentre la gente continuava a morire in corsie sovraffollate.
Cose da Settimo sigillo. Cose da Medioevo!
Questo tratto individualistico è impastato di IGNORANZA e questo non consente di nutrire troppe speranze. Ignoranza innanzitutto su dove e come si costruisce una casa. Ignoranza su come si fa a contrastare un'ondata di calore, cosa che gli Arabi di 10 secoli fa già sapevano benissimo fare.
E i nostri Sindaci?
I nostri sindaci si dilettano a mettere cartelli che segnalano all'escursionista i sentieri dell'Oltrepo.
Si chiama Sentieri uniti questa geniale pensata, che arriva in ritardo di almeno 50 anni rispetto alle località turistiche del nostro arco alpino.
"Un lavoro nato dalla sinergia dei borghi di Pietra de’ Giorgi, Mornico Losana, Oliva Gessi, Torricella Verzate, Santa Giuletta, Redavalle, Cigognola, Lirio, che ha come obiettivo quello di puntare su un volano turistico come le attività outdoor, sostenibili e slow, per valorizzare il territorio collinare noto soprattutto per la produzione vitivinicola, ma che è ricco di aree naturalistiche di interesse".
Così recita il manifesto.
Volano turistico. Che espressione vecchia! Ma soprattutto che concezione vecchia! Siamo ancora qui a cercare di fare "sistema" (cosa che nell'Oltrepo non è mai riuscita) e siamo ancora qui a pensare di valorizzare commercialmente il Territorio. Cioè regalare un po' di soldi agli operatori turistici e ai vignaioli. Che sono sempre pronti a dissetare gli escursionisti desiderosi di immergersi nelle aree naturalistiche (ma quali?).
"Pecunia non olet" diceva l'ottimo Vespasiano, inventore dei cessi pubblici. Beh, mi permetto di dissentire. Pecunia olet, quando la pecunia diventa l'unica idea che passa per la testa.