Ci sono alcune SEMPLIFICAZIONI che sono utili. Ma sono utili nel corso di una manifestazione di piazza, dove non puoi certo metterti a fare dei distinguo. Il PATRIARCATO è una di queste. Come negli anni '60 gli slogans urlati contro l'Imperialismo (un concetto figliato da Lenin) o contro le Multinazionali.
Certo, c'era una base di vero in queste semplificazioni. E ancor oggi siamo in balia delle Multinazionali. Mentre l'Imperialismo si è spaccato in più tronconi e "sfarfalleggia" da est a ovest e da nord a sud. C'è l'imperialismo russo, quello ottomano, quella israeliano, quello cinese, e per finire, l'odiato intramontabile imperalismo yankee.
Tornando al Patriarcato, è evidente che solo i sempliciotti possono far propria questa chiave di lettura per spiegare i reiterati femminicidi di casa nostra. Se per Patriarcato, beninteso, si intende il vecchio, millenario dominio dell'uomo sulla donna, che ancora oggi viene riproposto da certi implacabili e impuniti regimi oscurantisti.
Questo vecchio e millenario dominio, da noi è tramontato, anche se non da molto. Diciamo che ha cominciato a sgretolarsi da qualche decennio, sotto la spinta combinata di diversi fattori, fra cui a mio parere - non ultimo - le migrazioni interne degli anni '50 e '60, che hanno fatto saltare il dispotismo di villaggio (spesso fomentato dal clero). Si trattava di un potente strumento di controllo sociale che con la desertificazione delle campagne e delle zone interne ha ricevuto un duro colpo. Difficile infatti riproporre certi schemi patriarcali nelle periferie industriali del nord Italia (riguardate a questo proposito il film Romanzo popolare di Monicelli, con Ugo Tognazzi e Ornella Muti, 1974).
Ma allora i femminicidi?
Vi invito a questo proposito a leggere l'inchiesta del Domani (6 aprile) sul tema delle pulsioni violente degli uomini.
Ebbene, solo il 3 per cento degli uomini over 65 anni trova giustificabile picchiare una donna. Mentre ha meno scrupoli il 24 per cento dei giovani e il 12 per cento degli uomini di mezza età.
D'altronde che la gioventù di oggi sia una gioventù VIOLENTA e per certi versi squadrista è confermato dalla cronaca di tutti i giorni. Che peraltro visualizza soltanto la punta dell'iceberg. Perchè episodi come il bullismo o il girare armati di coltello sono diffusi in modo molto più capillare di quanto appaia dalla cronaca nera. Ultima forma che ha assunto questa violenza di branco la caccia al maranza che si sta scatenando nel vicentino e dintorni, fomentata da anni di messaggi di odio (leghisti) contro gli immigrati.
Intendiamoci. La riforma del diritto di famiglia, che sancisce la parità fra uomo e donna e manda in soffitta la potestà maritale e la patria potestà risale al 1975 (legge n. 151). E solo nel 1981 viene abolito (legge 442) il delitto d'onore e il matrimonio riparatore. La classe politica italiana intrisa di clericalismo non aveva permesso che fosse applicato il dettato costituzionale sulla parità di genere (articolo 3). E solo con il referendum sul divorzio del 1974 era stata costretta ad abdicare, prendendo atto della nuova sensibilità maturata nella società civile (peraltro non dimentichiamoci che il NO alla proposta di abrogare l'istituto del divorzo aveva trionfato con il 59,3% dei consensi. In altre parole il 40,7 per cento degli Italiani si era dichiarato a favore della insolubilità dell'unione matrimoniale).
Ribadito questo (cioè ribadito il fatto che le istanze egualitarie da noi sono un portato recente), i fatti di questi ultimi anni, che vedono come protagosti quasi esclusivamente i giovani, suggeriscono l'idea che la chiave di lettura del PATRIARCATO non chiarisca il fenomeno dei femminicidi. Anzi, per certi versi rischi di essere una chiave di lettura fuorviante.
Si è parlato tanto di crisi del maschio. Orbene, se è comprensibile che un settantenne (cresciuto in un'ottica patriarcale) possa disapprovare il comportamento emancipato della figlia o della nipote, le cose si fanno più complicate quando ad alzare il coltello è un giovane di vent'anni. Che non ha respirato l'aria viziata del conformismo clericale degli anni '50.
Ma che aria respirano i giovani di oggi e nello specifico che vissuto hanno circa i rapporti fra i sessi e più in genere i rapporti fra le persone?
A giudicare dai comportamenti messi in atto dalle ultime generazioni, si direbbe che l'aria che questi ragazzi e queste ragazze hanno respirato è un'aria TOSSICA ed è tossica quanto se non di più dell'aria che si respirava ai miei tempi, quando l'ideologica patriarcale, per quanto agli sgoccioli, era ancora ben radicata nel tessuto sociale.
O kappa. Ma Tossica quanto? Tossica come? Tossica perchè?
Ecco, queste sono le domande che non possiamo non porci a fronte dell'ondata di violenza che sta travolgendo le giovani generazioni. Una ondata di violenza che ha tutti i crismi di qualcosa di nuovo, di qualcosa di inedito. E che sarebbe semplicistico ricondurre banalmente alla permanenza di modi di pensare e di sentire vetero patriarcali.
I comportamenti messi in atto dai ventenni (non tutti, per fortuna) mi fanno pensare che la cultura giovanile delle ultime generazioni sia scivolata su una china perversa, caratterizzata dalla violenza, dal disprezzo, dall'uso dell'altro, dalla mancanza di rispetto. Una cultura che si ispira a modelli gangsteristici, in cui l'uomo è un guerriero e la donna viene declassata al rango di ricompensa del guerriero dominante. Lo stesso modello che ispira, se vogliamo, la nuova amministrazione americana, intrisa di bullismo travestito di nazionalismo.
Ricordate gli attacchi che riceveva qualche anno fa Laura Boldrini, in veste di presidente della Camera? Erano attacchi ignobili, squallidi, che miravano soprattutto a screditare l'etica della tolleranza e dell'inclusività. Fu allora che si fece strada il termine dispregiativo buonismo, con il quale si voleva ridicolizzare l'approccio di sinistra al tema dell'immigrazione (della sinistra, ma non certo del ministro DEM Marco Minniti).
Oggi il buonismo è finito in soffitta e al suo posto trionfa il cattivismo. Il cattivismo, tanto per restare alla cronaca più recente, di coloro che considerano "subumani" gli abitanti della striscia di Gaza e che come tali non meritano di sfamarsi, di essere curati, di avere un tetto sopra la testa. In buona sostanza... di vivere!