sabato 31 agosto 2024

SIAMO alla FRUTTA: l'incapacità di accettare le CRITICHE!

Scagli la prima pietra chi è senza peccato! Ovvero. Chi di noi può mettersi senza esitazione una mano sulla coscienza e dire: "Io non mi incazzo mai se mi viene rivolta una CRITICA!". 

I più furbi (direi i più gesuitici) diranno a questo punto: "C'è critica e critica!". Ovvero: "Se la critica è pesante sono giustificato nel momento in cui passo alle vie di fatto!".

Cari miei. Non ci siamo proprio. 

E non perché c'è un precetto evangelico che recita:"Porgi l'altra guancia". Io sono laico e perciò a questa morale non ci credo. 

Ma proprio perchè sono laico, sono attento ai fatti storici, scruto e analizzo la sociologia del mio tempo!

E ripeto: Oggi non c'è quasi nessuno che non reagisca come una biscia se qualcuno gli fa apertamente una CRITICA. La critica, sempre e comunque, è considerata una cosa da lavare col sangue ( o con l'insulto sanguinario).

A questa faccenda siamo talmente abituati che ormai l'insulto (cioè la violenza verbale) lo diamo per scontanto. I social sono pieni di insulsi. E ancora una volta mi viene da dire: "Scagli la prima pietra chi non è mia stato insultato su un social!".

Bon! Ma perchè parlo di questo? Semplice. Perché oggi nel parcheggio sotterraneo della Slunga di Broni/Stradella sono stato pesantemente insultato.

"Cagati addosso! Che ti capiti un incidente e crepa!".

Attori del dramma 

L'insultatore = un giovane di bell'aspetto sulla trentina, alla guida di un Suv enorme (praticamente un camion)

Comparse = la vecchia mamma, stridula come un topino e il vecchio babbo, tipico esponente della razza dell'Oltrepo pavese ( in pratica  un clone di Pacciani).

La ragione del diverbio: il giovane di bell'aspetto parcheggia il suo Suv enorme a fianco della mia KA, lasciandomi uno spazio esiguo per poter salire. Io alzo le braccia, come a dire "Dai, non si può parcheggiare in questo modo". Lui dall'interno si mette a gesticolare in modo iroso. La mamma-topino scende e mi segnala le strisce bianche. Come a dire: "Che cazzo vuoi, siamo nel nostro spazio. Tu piuttosto...". Il vecchio papi bofonchia in stile Pacciani. A quel punto il giovane scende anche lui. Mi urla qualcosa dietro e allora io gli lancio ironicamente un bacio con la mano (ricordate Salvini quando diceva: "bacioni!"). A quel punto lui mi insulta con le terribili espressioni che ho testè citato.

Ammetto di essere stato un tantino provocatorio. Quel bacioni avrebbe mandato in bestia anche un pope ortodosso. Ma l'enormità della risposta del giovane non ci sta proprio. Dicendo quelle cose contro di me, il giovane ha sorpassato un limite. Si è spinto, cioè, oltre l'umanamente accettabile. 

E tutte queste orribili contumelie perchè? Solo perché avevo osato criticare il suo modo di parcheggiare!

Naturalmente sono ben cosciente del fatto che cose di questo tipo capitano tutti i giorni. Ed è proprio in questo che sta il PROBLEMA.

Scenario = Slunga di sabato, per giunta 31 agosto. Folla composta da tutti coloro che sono tornati stanotte dalle ferie. Infatti si vedono molte carni abbronzate in giro. La vacanza è stata una delusione? Avete speso un sacco di soldi? La spiaggia era super affollata? Faceva un caldo becco? 

Lo sappiamo. Le ferie in agosto oggi vogliono dire questo: un incubo!

Scenario = domani tornate al lavoro e già pregustate imminenti grane. I vostri due genitori, anziani, vi hanno scassato 'a minchia per tutto il tempo del viaggio. La vostra fidanzata vi ha mollato e voi non avete abbastanza soldi per pagarvi neanche una massaggiatrice cinese. Ergo, vi sentite un rottame umano. Per cui, appena un vostro simile accenna a una critica, il frustrato che è in voi esplode come una bomba a mano! Da persone mediamente normali vi siete trasformati in un potenziale assassino.

Sto giustificando il giovane? Macchè. Sto solo dicendo che viviamo in un mondo di merda. Ma, purtroppo, di fronte ai problemi gravi che ci affliggono pratichiamo una sola ed unica strada: l'odio nei confronti degli altri. O meglio: siamo vittime di un automatismo che ci fa reagire come se di fronte a noi ci fosse un Unno sanguinario o Gengis Kahn in persona.

"Che altro potremmo fare?"

Azzardo qualche ipotesi alternativa: 

1) costringere il governo a NON rinnovare le licenze ai Balneari, che se ne approfittano e vi fanno pagare un ombrellone come se foste a Dubai

2) prendere coscienza del fatto che sul luogo di lavoro vi sfruttano e che non serve essere uno contro l'altro armati. Potrebbe capitare anche a voi di perdere da un momento all'altro il lavoro e di finire sotto i ponti. 

3) tornare a coltivare una cittadinanza attiva, per evitare che al governo ci salgano dei nostalgici incapaci di governare e che non fanno altro che aggravare i problemi

4) rendersi conto che anche la salute di un giovane oggi è a rischio. C'è stata una impennata di cancri  giovanili. Chissà come mai! Questo dovrebbe scoraggiare insulti del tipo. "Crepa!". Magari in questo momento siete voi che vi state avviando verso la tomba!

5) Smetterla di pensare che giovane è bello e che quindi i vecchi sono da insultare. Rendiamoci conto che i giovani oggi non hanno un futuro, mentre i vecchi un futuro l'hanno già avuto. Perciò... giovani... datevi una mossa e non crogiolatevi nelle illusioni!

6) Le mosse da compiere sono tantissime. L'unica mossa che non serve a niente è ODIARE!

7) Oltretutto se siamo così incazzati è perchè comunque facciamo parte del mondo dei privilegiati. Sembra un paradosso, ma è una semplice verità. In altre parole: siamo fra coloro che possono permettersi il lusso di fare delle vacanze di merda, che hanno un lavoro (anche se di merda), che guidano un costosissimo SUV. I 6 milioni di Italiani che non hanno neanche gli occhi per piangere il tempo di odiare e di insultare non ce l'hanno. Il loro problema è mangiare!

8) Qualcuno potrebbe dire: colpa della crisi del ceto medio bellezza! Io dico: questo ceto medio ha rotto le palle. Il ceto medio ha un'unica aspirazione: mantenere i suoi privilegi. Gli sta andando di sculo? E allora? Benvenuti fra i mortali. Fatevene una ragione. Smettetela di guardare solo il vostro ombelico e cominciate a sentirvi SOCIETA', anzichè farvi le pippe nel vostro meschino salottino di casa.

Sono stato abbastanza chiaro? Purtroppo temo di aver soltanto sfiorato il problema, che è gigantesco. Stiamo rotolando verso l'abisso e l'unica cosa che sappiamo fare è quello che facevano i capponi di Renzo: beccarci l'un l'altro.

AMEN




 








 





venerdì 16 agosto 2024

Una DIETA per STAR BENE

Adesso mi metto a fare il dietologo? Per carità! Voglio solo sottolineare alcuni concetti, che sono diventati virali dopo le Olimpiadi di Parigi, soprattutto a seguito del caso di Gianmarco Tamberi, vittima di devastanti coliche renali, imputabili alla sua dieta sconsiderata.

Su Tamberi è intervenuto il dottor Bassetti, del San Martino di Genova, noto dai tempi del Covid. Che ha strigliato Tamberi, accusandolo fra le righe di coltivare false credenze (es. che solo il grasso in eccesso faccia venire coliche renali). Ergo, inutile che mi ripeta.

Può essere però utile ricordare ai "vecchietti" come me alcune auree regole di comportamento, che possono scongiurare certi fastidi, più frequenti alla nostra età.

Dieta è un regime alimentare finalizzato a star meglio o a prevenire certe patologie (es. il diabete). Nel linguaggio comune però tende a significare un regime alimentare restrittivo (o alternativo) finalizzato a dimagrire. In realtà nel suo significato etimologico (dal greco) DIETA vuol dire stile di vita e come tale il termine andrebbe inteso.

Quasi mai, infatti, quando si parla di dieta, si fa riferimento al consumo di ACQUA. E invece l'acqua è un "alimento" cardine, fondamentale per prevenire i calcoli, ma anche per un efficace smaltimento della glicemia in eccesso. Ma non è tutto qui. Tutti sanno che se uno si becca una cistite, la prima cosa da fare è bere tanta acqua. Insomma, l'acqua fa bene ai RENI, ma non solo ai reni. 

Tamberi si vanta di bere un solo bicchiere di acqua al giorno e forse è proprio questo bicchiere solitario, unito a una dieta iperproteica ad aver scatenato i suoi calcoli (probabilmente di acido urico). Mi chiedo se Tamberi si sia mai misurata la Creatinina. La Creatinina tende a salire in estate, perchè l'estate sottopone a uno sforzo aggiuntivo i Reni. Ecco il motivo per cui d'estate bisogna badare a idratarsi adeguatamente. Le indicazioni concordano: da un litro e mezzo e due litri al giorno!

Proteine. Perchè mai la gente è fissata con le Proteine? Un anzianotto non ha bisogno di farsi di carne rossa. Basterebbe la pasta e fagioli della nonna. Inoltre, le Proteine richiedono una digestione "a parte" e questa digestione è mediata fra l'altro da un enzima, la PEPSINA, che è reponsabile del reflusso laringo-faringeo, da non confondere con il reflusso esofageo (il comune bruciore di stomaco). Anche qui l'ignoranza è massima, perchè si pensa che esista un solo tipo di reflusso e lo si identifica con l'acidità che risale dallo stomaco, attaccando l'esofago, che non è attrezzato per difendersi dagli acidi. Ergo, via di corsa tutti a farsi di  antiacidi, sistemici (come il Pantoprazolo) o locali, come il Gaviscon.

Bene, gli antiacidi servono a poco nei confronti della Pepsina e dunque non sono risolutivi se si soffre di reflusso faringo-laringeo. Meglio piuttosto astenersi dalle proteina nel pasto della sera.

Il grasso. Questo sì che è un nemico. Ma non è un nemico da combattere con gli F-15 come ha fatto Tamberi. Il grasso, soprattutto quello viscerale, è causa di una infiammazione permanente, che danneggia innanzitutto le pareti dei vasi sanguigni. Da cui infarti, ictus, trombosi etc. etc.

Quando si vedono certi panze che falciano l'aria, viene subito da pensare: quello lì è un incosciente! E' lo è, in effetti, un incosciente. Come quelli che non bevono acqua e che si fanno di dolcetti e gelatini. Fateci caso: le panze si redunano tutte nei centri commerciali, perchè è lì che il diavolo tentatore induce a suicidarsi con una dieta sbagliata.

Di solito quando si parla di panze viene in mente per associazione il dietologo. Va da sè che per eliminare il grasso viscerale non basta mangiare meno pasta, meno pane, meno dolci. Sicuramente è consigliabile consumare 70 gr. di pasta anzichè 2 etti. Una sola volta al giorno, alternandola con il pane. Ed è consigliabile bene poco vino, meglio niente vino. Come è consigliabile abolire la brioche, che oltretutto nei bar fa spesso schifo, tanto è molliccia. E poi, con che cosa è fatta la brioche dei bar? Probabilmente con la margarina. E già questo ti suggerisce di starne alla larga.

Ma il vero segreto non è la Dieta. Ci vuole, ovvio. Ma non basta. Il segreto è l'attività fisica. Un inconveniente della Dieta: la si fa per il tempo necessario per perdere peso. Poi si torna a mangiare "normalmente". Ecco perchè la Dieta non serve a eliminare le panze. Le cellule grasse con la Dieta non si azzerano. Si svuotano. Poi, tornando a mangiare "normalmente", non si fa altro che riempirle di nuovo. Ecco la ragione del fallimento della Dieta.

La "vera" Dieta dovrebbe essere quella che ti dice di mangiare i cibi che fanno bene ed evitare quelli che fanno male

A questo proposito, avete mai visto un Dietologo che ti dice: cerchi di mangiare Bio?

Di solito i dietologi sono bravi a conteggiare i grammi. Ma sono indifferenti all'esistenza dei pesticidi, che fanno male quanto il grasso viscerale. E i pesticidi ci sono persino nell'acqua minerale. oltrechè nelle fragole, nelle mele (del Trentino o meno), nei peperoni e via di questo passo. Per non parlare dei nitriti, che spadroneggiano nei salumi. Una ragione in più per non consumare salumi. Se proprio dovete mangiare prosciutto crudo, scegliete quelle marche che per conservarli fanno uso solo di nitrati (il sale). Sono pochissime, ma ci sono.

Sapete perchè vengono impiegati i nitriti? Perchè svolgono una funzione, aggiuntiva, di tipo... cosmetico. Rendono le carni più rosse e quindi più appetibili. Ai fini della conservazione, basterebbero i nitrati.

Un'ultima osservazione. E' bene digiunare o no?

Da Veronesi in poi saltare un pasto è diventato di moda e i gastroenterologi spesso sponsorizzano questa pratica. Saltare la cena o addirittura saltare la prima colazione. L'importante è non ingerire cibo per 15-16 ore circa.

Apriti cielo! Se lo dite a un diabetologo vi cava gli occhi. E dal suo punto di vista ha ragione. Non mangiare altera l'equilibrio glucidico e innesta una serie di reazioni dell'organismo che  vi mettono in lista d'attesa per il diabete.

Ma perché i medici non si mettono d'accordo?












martedì 13 agosto 2024

CERCHIAMO di CAPIRE cosa sia un BUON LIBRO

Torno sul tema che ho già affrontato nell'ultimo post, dove si è parlato di Universo  del ROMANZO e di Universo del LETTORE. Due universi che a volte sono separati da altissimi steccati (tradotto: la buona letteratura viene schifata dal lettore medio).

Oggi vorrei cercare di mettere meglio a fuoco il problema della QUALITA'. Cercherò cioè di rispondere alla domanda: che differenza c'è fra la Letteratura e la Narrativa di consumo?

Per farlo, però, mi servirò non del romanzo, ma del cinema, dove la differenza fra Cinema d'autore e Cinema commerciale la si percepisce in modo più immediato.

Oltretutto la Letteratura è poco conosciuta. Se faccio il nome di Thomas Pynchon quanti di voi mi saprebbero dire che cosa ha scritto? Eppure si tratta di uno degli autori viventi, americani, più osannati dalla critica!

Non parliamo poi di John Hawkes, uno dei padri fondatori del post moderno. Autore di cui in Italia si sono tradotti solo 2 romanzi su 21.

Nel caso del cinema, invece, non c'è neanche bisogno di citare il regista. Ci si accontenta di diciture come film da Oscar, film da cassetta, cine panettone, film da festival (di Cannes, di Berlino, di Venezia...).

Insomma, nel caso del cinema, la distinzione fra Alto e Basso sono più chiare, più immediate. Si sa dove "alloggia" il cinema commerciale (es. Netflix) e dove "alloggia" quello d'autore (una volta nei cinemini d'essai, adesso in piattaforme come Mubi). 

Malgrado queste differenze, Cinema e Letteratura hanno però una criticità in comune e questo ci consente di prendere la scorciatoia del cinema per arrivare alla letteratura: il buon cinema e la buona letteratura ... annoiano!

Ed eccoci con questo alla prima caratteristica del cinema d'autore che lo distingue da quello commerciale: il cinema d'autore... non ha fretta! In altre parole il cinema d'autore è lento (a volte lento in modo esasperante). E questo perché il cinema d'autore non punta sul coinvolgimento adrenalinico (uso questo termine in mancanza di meglio) dello spettatore. Non vuole uno spettatore che penda dalle sue labbra come il bambino che ascolta la fiaba della buona notte.

Sì, perchè c'è coinvolgimento e coinvolgimento. Quello che noi chiamiamo tifo (sportivo) ha caratteristiche emotive che in parte si ritrovano anche nel rapporto fra lo spettatore e la cinematografia commerciale. I temi devono essere "forti" (anche nel caso di un film sentimentale), gli attori devono essere possibilmente volti noti, la trama dev'essere coinvolgente al massimo. E tutto ciò per assicurare l'identificazione con i protagonisti. Insomma, il film commerciale fallisce se non ti prende alla gola! Se non stai con il fiato sospeso dall'inizio alla fine. Come quando assisti a una partita di Champion League (naturalmente sto calcanndo la mano, ma è per spiegare il concetto).

Al contrario, il film d'autore non utilizza attori noti, non ha trame forti. Oppure, se le ha, le smorza, come se gli importasse poco di coinvolgere lo spettatore. Il film d'autore in compenso ha immagini bellissime, a volte sublimi, su cui si dilunga e ha colonne sonore spesso molto raffinate. Alla fine di un film d'autore può capitare di dire: "Ma cosa esattamente voleva dire?". Una domanda che non viene mai girata ai film commerciali. E' sottinteso che i film commerciali non hanno niente da dire. Scorrono, ti prendono, ti intrattengono. Fine della fiera!

Coinvolgimento. Ecco, a mio parere, il termine CHIAVE. Se il coinvolgimento che ci attendiamo è del tipo: che sballo! o che divertimento! Allora il cinema d'autore si mette automaticamente fuori gioco. Perchè il coinvolgimento che sollecita non è partecipativo, ma caso mai è un coinvolgimento fra complici (in questo senso è un cinema snob per spettatori snob).

Faccio subito un esempio: c'è un vecchio film di Dreyer, Vampyr (1932), che è fra i primi film di questo genere (prima di lui viene il Nosferatu di Murnau, 1922). La pellicola ha un ritmo lento, il vampiro è addirittura una vecchia signora, l'ambientazione  non è particolarmente lugubre. Però ci sono alcuni "tocchi di classe" che rendono questo film indimenticabile: l'immagine (in b/n) del contadino con la falce che attaversa il fiume su una chiatta, la sequenza in cui il protagonista è in una bara e si vede dall'oblò mentre guarda il mondo dalla posizione di un morto.

Certo, per apprezzare perle cinematografiche come queste bisogna avere una certa disponibilità d'animo. Che è il contrario di quella di Fantozzi quando urlava: "La corazzata Potmkin è una cagata". 

Il coinvolgimento che richiede oggi la visione di un film di Eisestein è più mentale che de panza. Non a caso il regista russo utilizza molto il primo piano e il "fermo immagine". Cioè diluisce l'azione spezzandola in tante sequenze (ciò vale anche per l'Alessander Nevsky e la famosa scena dei cavalieri teutonici che affogano nel ghiaccio).  Mentale però non significa  algido. Un coinvolgimento mentale può essere altamente emotivo. Solo che coinvolge emozioni di altro tipo. Emozioni che per intenderci potremmo chiamare estetiche, onde distinguerle da quel tifo sportivo di cui parlavamo prima.

Io per esempio sono uno dei pochi (nel mio giro) che mi emoziono vedendo un film di Carmelo Bene (per esempio il cortometraggio Hermitage). Mi emozionano proprio le eccentricità della sua produzione, l'assenza (apparente) di una trama riconoscibile, il compiacimento estetico. 

Facendo un parallelo molto azzardato, la differenza è la stessa che corre fra DESIDERIO e PIACERE. Io ho sempre trovato deludente il piacere, perché azzera il desiderio. Finito di provare piacere sei col culo per terra. Nel caso di una visione cinematografica, ti alzi e spegni il televisore. Sei appagato, sbadigli, ti lavi i denti e vai a letto. Davanti a un film d'autore, quando è finito, ti poni delle domande (nell'ipotesi peggiore ti chiedi: cosa voleva dire?), ci rimugini sopra, torni anche a rivederlo. L'esperienza non si esaurisce così sui due piedi! 

E la letteratura?

Beh, in questo caso non si può fare un parallelo diretto, ma qualcosa del discorso fatto può tornare utile. La letteratura può "emozionare" a patto di non chiedere ad essa di soddisfare la fame di "trama" (magari con lieto fine). Al contrario, la lettura di autori come Pinchon richiede una sorta di "sospensione". Seguire un filo rosso nei suoi romanzi è quasi impossibile, perché l'autore ama le divagazioni. Perciò devi evitare di chiederti: dove va a parare? Devi invece goderti la pagina e i volteggi dell'autore. 

Insomma, devi abbandonarti a un piacere estetico. Anche quando il romanzo, d'autore, che stai leggendo, parla di cose tristi o di cose tremende, come il genocidio degli Herero (Pinchon, "V", capitolo IX) . Ma è il modo in cui ne parla che fa la differenza!

Come il film d'autore, il romanzo d'autore... non ha fretta!





  





  

domenica 11 agosto 2024

CHE LETTORE SEI?

Da uno a dieci, che lettore sei?

In realtà a me non interessa se leggi tanto o poco. So già che qualcuno di voi divora romanzi e che qualcuno di voi non legge una beata minchia.

Il punto non è questo. Il punto è: come lettore (e nello specifico come lettore di romanzi) che idea pratichi della lettura?

Ho detto PRATICHI e non banalmente HAI, perché avere un'idea della lettura significa avere in testa un concetto. Mentre il praticare è qualcosa di più intimo, direi quasi inconscio.

Certo, ognuno di noi può dire: "Amo i romanzi sentimentali, amo i gialli, non sopporto il romanzo sperimentale etc. etc.".

Ma questo non significa che abbia le idee chiare su che tipo di lettore egli sia. La mia domanda è molto più subdola. Si potrebbe dire quasi perfida. Nel momento in cui scegli un romanzo, che sia un giallo o un romanzo sentimentale, che cosa ti aspetti dalla lettura? Qual'è il tipo di lettura che ti appassiona? Quale, invece, ti tedia. Cosa gradisci che "dica" il romanzo e cosa invece non lo gradisci per niente?

Dietro queste poche domande in realtà c'è un MONDO intero. C'è il mondo della letteratura, sia quella colta, sia quella di consumo (o d'evasione), nel suo divenire storico. Ma c'è anche il nostro mondo, cioè quello che noi siamo. O meglio, quello che siamo diventati.

Non illudiamoci. Anche se abbiamo fatto il liceo classico di impostazione gentiliana (il top insomma degli studi umanistici), su di noi agisce tutto ciò che il mondo contemporaneo ha escogitato in tema di comunicazione e di intrattenimento. Dalla televisione ai social. 

Fateci caso, un film degli anni '50 il più delle volte ci annoia. Perché è molto più lento e meno sofisticato del cinema di adesso. Per cui un maestro del cinema può venir sconfitto da un filmaccio commerciale, pieno di effetti sonori e di effetti speciali.

Il nostro palato non è insomma frutto solo degli studi che abbiamo (o non abbiamo) fatto. E' frutto anche della frequentazione del mondo virtuale (cinema, spettacoli, facebook, instagram e chi più ne ha più ne metta). Una volta si andava in un museo per vedere i quadri e le statue. Oggi un direttore di museo viene licenziato se non sa inventare tutta una serie di pratiche scenografiche che rendono il museo un'esperienza ludica (non invento niente, è già successo!).

Naturalmente ognuno di noi può ingaggiare una battaglia, o, viceversa, stare alle regole del gioco. Io per esempio schivo le grandi mostre a tema che tanto vanno di moda e prediligo i piccoli polverosi musei di provincia, dove i quadri sono semplicemente appesi, non hanno pannelli che spieghino la rava e la fava, a mala pena si legge ciò che c'è scritto nella targhetta e comunque sei solo a girare per le grandi sale rinascimentali (o settecentesche) di tali musei. E sei libero di stabilire il rapporto che vuoi con il repertorio museale. Non ci sono ancore di salvataggio, ma neanche percorsi guidati vincolanti.

Per la cronaca: gradisco invece moltissimo che nel Museo ci sia una caffetteria. Al contrario, detesto il book shop, con cui si conclude sempre qualsiasi itienerario museale. Un negozio detestabile in cui accanto ai cataloghi trovi cartoline, ventagli, portapillole e foulard.

Altri si arrendono invece alla corrente impetuosa dello stile che va per la maggiore e al museo danno una furtiva occhiata al quadro e invece di beano di stare a leggere i pannelli esplicativi o si precipitano subito nelle salette dove proiettano dei filmati sugli autori e il loro tempo. Corredi, entrambi, degli allestimenti museali degli ultimi 40 anni, ispirati al concetto del Museo come intrattenimento (o come percorso didattico) e non come luogo di conservazione.

Come vedete si può essere di qua o di là. Amare le vecchie care cose di una volta, oppure esigere ciò che il mondo dell'intrattenimento ci ha abituati a conoscere e sperimentare.

Direi che un qualcosa di simile avviene anche nel campo della LETTURA, per quanto la lettura sia meno frequentata delle Grandi mostre o dei Grandi Eventi (Festival della mente, Festival della letteratura, Book City...).

Il mondo della letteratura è un Oceano. Ma non tutti sono consapevoli di quanto sia vasto e variegato. Ovvio! Molti finiscono per leggere sempre le stesse cose e non si avventurano fuori da certi confini.

Ma anche il mondo del lettore è un Universo, in cui confluiscono le più disparate "influenze". 

C'è poco da fare. E' come nel campo della cucina. Chi ha viaggiato o ha sposato qualcuno che viene da "fuori" si è aperto verso l'universo del mangiare. Chi è sempre rimasto nel proprio orticello rifiuterà la molteplicità dei sapori.

Fuori di metafora, se io mi sono formato sui romanzi della Sveva Casati Modigani e da lì non mi sono spostato, prediligerò i tortellini in brodo e storcerò il naso davanti a un qualsiasi piatto "etnico". Se invece avrò avuto l'avventura di cavalcare diversi puledri, non avrò remore nei confronti per esempio dei cosiddetti Metaromanzi, cioè quel genere romanzesco che non si limita al "c'era una volta", ma gioca a rimpiattino con l'intreccio, aprendo in corso d'opera scorci non strettamente narrativi. Il capostipide di questa letteratura può essere considerato Vita e opinioni di Tristram Shandy, di Laurence Sterne (1759). Un bell'esempio recente è invece 2666 di Roberto Bolagno (2004). Ma un po' tutto il filone del cosiddetto post moderno ha adottato questa formula.

Ovvio che chi si è fatto il palato con Ken Follet (maestro dell'intreccio) non si troverà a proprio agio con Thomas Pynchon, il re incontestato del metaromanzo.

Che lettore sei? Dunque significa tutte queste cose. E' una sorta di "campo di forze" in cui confluisce la nostra formazione scolastica, il nostro itinerario esistenziale, gli incontri fatti, le esperienze maturate, i viaggi... 

Chi ha vissuto di più è un lettore che non ha paura della complessità. Chi invece ha vissuto di meno è un lettore che predilige i sentieri tranquilli, lineari, ben segnalati, senza soprese.

Ovvio che quando parlo di vivere di più o di vivere di meno mi riferisco soprattutto alle esperienze CULTURALI. Ma la pratica della lettura, come ho già detto, è fortemente influenzata anche da chi siamo in senso lato. 

Da dove siamo partiti? Dove siamo arrivati? Che vita conduciamo? Che cosa ci aspettiamo dalla vita? Siamo introversi od estroversi? siamo coraggiosi, temerari, prudenti, o conformisti? siamo inclusivi oppure ci trinceriamo nella nostra zona comfort esistenziale?   


 


 



SIGNORI, GETTO la SPUGNA

Oggi ho avuto una crisi di sconforto. Ma non per quello che fa Trump o Putin o quel criminale che governa a Tel Aviv.  Per come siamo messi ...