domenica 11 agosto 2024

CHE LETTORE SEI?

Da uno a dieci, che lettore sei?

In realtà a me non interessa se leggi tanto o poco. So già che qualcuno di voi divora romanzi e che qualcuno di voi non legge una beata minchia.

Il punto non è questo. Il punto è: come lettore (e nello specifico come lettore di romanzi) che idea pratichi della lettura?

Ho detto PRATICHI e non banalmente HAI, perché avere un'idea della lettura significa avere in testa un concetto. Mentre il praticare è qualcosa di più intimo, direi quasi inconscio.

Certo, ognuno di noi può dire: "Amo i romanzi sentimentali, amo i gialli, non sopporto il romanzo sperimentale etc. etc.".

Ma questo non significa che abbia le idee chiare su che tipo di lettore egli sia. La mia domanda è molto più subdola. Si potrebbe dire quasi perfida. Nel momento in cui scegli un romanzo, che sia un giallo o un romanzo sentimentale, che cosa ti aspetti dalla lettura? Qual'è il tipo di lettura che ti appassiona? Quale, invece, ti tedia. Cosa gradisci che "dica" il romanzo e cosa invece non lo gradisci per niente?

Dietro queste poche domande in realtà c'è un MONDO intero. C'è il mondo della letteratura, sia quella colta, sia quella di consumo (o d'evasione), nel suo divenire storico. Ma c'è anche il nostro mondo, cioè quello che noi siamo. O meglio, quello che siamo diventati.

Non illudiamoci. Anche se abbiamo fatto il liceo classico di impostazione gentiliana (il top insomma degli studi umanistici), su di noi agisce tutto ciò che il mondo contemporaneo ha escogitato in tema di comunicazione e di intrattenimento. Dalla televisione ai social. 

Fateci caso, un film degli anni '50 il più delle volte ci annoia. Perché è molto più lento e meno sofisticato del cinema di adesso. Per cui un maestro del cinema può venir sconfitto da un filmaccio commerciale, pieno di effetti sonori e di effetti speciali.

Il nostro palato non è insomma frutto solo degli studi che abbiamo (o non abbiamo) fatto. E' frutto anche della frequentazione del mondo virtuale (cinema, spettacoli, facebook, instagram e chi più ne ha più ne metta). Una volta si andava in un museo per vedere i quadri e le statue. Oggi un direttore di museo viene licenziato se non sa inventare tutta una serie di pratiche scenografiche che rendono il museo un'esperienza ludica (non invento niente, è già successo!).

Naturalmente ognuno di noi può ingaggiare una battaglia, o, viceversa, stare alle regole del gioco. Io per esempio schivo le grandi mostre a tema che tanto vanno di moda e prediligo i piccoli polverosi musei di provincia, dove i quadri sono semplicemente appesi, non hanno pannelli che spieghino la rava e la fava, a mala pena si legge ciò che c'è scritto nella targhetta e comunque sei solo a girare per le grandi sale rinascimentali (o settecentesche) di tali musei. E sei libero di stabilire il rapporto che vuoi con il repertorio museale. Non ci sono ancore di salvataggio, ma neanche percorsi guidati vincolanti.

Per la cronaca: gradisco invece moltissimo che nel Museo ci sia una caffetteria. Al contrario, detesto il book shop, con cui si conclude sempre qualsiasi itienerario museale. Un negozio detestabile in cui accanto ai cataloghi trovi cartoline, ventagli, portapillole e foulard.

Altri si arrendono invece alla corrente impetuosa dello stile che va per la maggiore e al museo danno una furtiva occhiata al quadro e invece di beano di stare a leggere i pannelli esplicativi o si precipitano subito nelle salette dove proiettano dei filmati sugli autori e il loro tempo. Corredi, entrambi, degli allestimenti museali degli ultimi 40 anni, ispirati al concetto del Museo come intrattenimento (o come percorso didattico) e non come luogo di conservazione.

Come vedete si può essere di qua o di là. Amare le vecchie care cose di una volta, oppure esigere ciò che il mondo dell'intrattenimento ci ha abituati a conoscere e sperimentare.

Direi che un qualcosa di simile avviene anche nel campo della LETTURA, per quanto la lettura sia meno frequentata delle Grandi mostre o dei Grandi Eventi (Festival della mente, Festival della letteratura, Book City...).

Il mondo della letteratura è un Oceano. Ma non tutti sono consapevoli di quanto sia vasto e variegato. Ovvio! Molti finiscono per leggere sempre le stesse cose e non si avventurano fuori da certi confini.

Ma anche il mondo del lettore è un Universo, in cui confluiscono le più disparate "influenze". 

C'è poco da fare. E' come nel campo della cucina. Chi ha viaggiato o ha sposato qualcuno che viene da "fuori" si è aperto verso l'universo del mangiare. Chi è sempre rimasto nel proprio orticello rifiuterà la molteplicità dei sapori.

Fuori di metafora, se io mi sono formato sui romanzi della Sveva Casati Modigani e da lì non mi sono spostato, prediligerò i tortellini in brodo e storcerò il naso davanti a un qualsiasi piatto "etnico". Se invece avrò avuto l'avventura di cavalcare diversi puledri, non avrò remore nei confronti per esempio dei cosiddetti Metaromanzi, cioè quel genere romanzesco che non si limita al "c'era una volta", ma gioca a rimpiattino con l'intreccio, aprendo in corso d'opera scorci non strettamente narrativi. Il capostipide di questa letteratura può essere considerato Vita e opinioni di Tristram Shandy, di Laurence Sterne (1759). Un bell'esempio recente è invece 2666 di Roberto Bolagno (2004). Ma un po' tutto il filone del cosiddetto post moderno ha adottato questa formula.

Ovvio che chi si è fatto il palato con Ken Follet (maestro dell'intreccio) non si troverà a proprio agio con Thomas Pynchon, il re incontestato del metaromanzo.

Che lettore sei? Dunque significa tutte queste cose. E' una sorta di "campo di forze" in cui confluisce la nostra formazione scolastica, il nostro itinerario esistenziale, gli incontri fatti, le esperienze maturate, i viaggi... 

Chi ha vissuto di più è un lettore che non ha paura della complessità. Chi invece ha vissuto di meno è un lettore che predilige i sentieri tranquilli, lineari, ben segnalati, senza soprese.

Ovvio che quando parlo di vivere di più o di vivere di meno mi riferisco soprattutto alle esperienze CULTURALI. Ma la pratica della lettura, come ho già detto, è fortemente influenzata anche da chi siamo in senso lato. 

Da dove siamo partiti? Dove siamo arrivati? Che vita conduciamo? Che cosa ci aspettiamo dalla vita? Siamo introversi od estroversi? siamo coraggiosi, temerari, prudenti, o conformisti? siamo inclusivi oppure ci trinceriamo nella nostra zona comfort esistenziale?   


 


 



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