sabato 7 settembre 2024

CHE TIPO DI PRIVILEGIATO SEI?

Traggo spunto da un articolo del Domani del 7 settembre per parlare di una cosa di cui, chi vive in una bolla, come molti di noi, non è consapevole. E cioè: come vive chi non ha privilegi? 

Domanda sottintesa:  cosa vuol dire avere, oggi, dei privilegi?

Partiamo da questa seconda domanda, perché è quella che ci riguarda più da vicino. 

Privilegio rievoca ricordi scolastici: gli aristocratici della corte del Re Sole, i ricchi borghesi della City, i gentiluomini di campagna dei romanzi inglesi, i facoltosi parigini della Belle Epoque che si potevano permettere di mantenere una cocotte... 

Smentiamo subito questo luogo comune. Privilegio vuol dire: essere di pelle bianca, essere del nord piuttosto che del sud, possedere una casa e un lavoro, abitare in un posto poco dispendioso, aver ereditato dai genitori cromosomi di "buona qualità"...

Se ci fate caso è più o meno la "dote" che possediamo quasi tutti noi.

Poi ci sono i privilegi acquisiti, cioè quelli che non abbiamo  ereditato. E qui la faccenda si fa più ingarbugliata.

Un privilegio acquisito è il livello culturale (e non tutti ce l'hanno). Un altro privilegio acquisito è aver avuto nel corso della vita diverse esperienze: lavorative, sentimentali etc. Anche in questo la forbice si allarga, perché c'è gente che non si è mai schiodata dalla propria piastrella e magari ha avuto una sola relazione sentimentale in 50 anni.

Non siete d'accordo? Concesso! Potreste anche avere ragione voi. Una relazione stabile è una risorsa. Tante relazioni burrascose sono un dispendio di energia. In linea di massima però "cambiare" offre delle opportunità in più. Come si suol dire... "fa crescere". A patto di non incocciare in relazioni tossiche!

Avere figli è un privilegio? Come sanno tutti quelli che ce l'hanno... dipende! E' talmente ovvio che non val la pena di dilungarsi.

Certo vivere a Pietra de' Giorgi potrebbe costituire una forma di privilegio (in questo caso un privilegio per lo più ereditato). Soprattutto se si è di qui e si possiede una casa di famiglia. Vivere in collina è scomodo, ci vuole la macchina. Però vuoi mettere stare a Milano? Soprattutto se non si possiede una casa in una via residenziale tranquilla e alberata.

Ma cosa voglia dire avere dei privilegi lo si capisce meglio se... i privilegi non li si possiede.

Laureato in ingegneria, ma di pelle nera o mussulmano. Qui i problemi cominciano ad affollarsi. Sei gay? Peggio ancora.

Secondo il Domani con questi requisiti è difficile trovare casa in una città. Persino a Modena, che non è certo una città leghista. 

Una volta l'handicap era non essere una copia sposata o venire dal profondo Sud. A Torino negli anni '60 i meridionali facevano un favore alla Fiat, ma molte madamin non gli volevano affittare casa. Altri motivi di discriminazione: essere Ebreo sotto il fascismo o essere di religione protestante nella bigotta e oscurantista Italia democristiana.

Morale: allora, come adesso, se vuoi essere un privilegiato non devi appartenere a una MINORANZA.

In questo senso fa ridere lo slogan: prima gli italiani! Come se ad essere Italiano si rischi qualcosa di particolare.

Certo, non tutti gli Italiani se la passano bene. Ma se la passano peggio i neri, i mussulmani, i gay, le donne che non accettano di essere soggette ai maschi.

Per un Italiano che finisce sotto i ponti, quanti sono gli Italiani che vivono nella loro bella BOLLA, al riparo di tutto (o quasi tutto)?

Si continua a dire che il potere d'acquisto degli Italiani è scemato, che sono finite le vacche grasse.

Certo, rispetto a quando si cantava: Siamo i Watussi o Sapore di sale, molte cose sono cambiate in peggio. In primis la Sanità. Ma gli italiani sono quelli che hanno in assoluto il tesoretto più consistente sotto il materasso. Il nostro Stato paga fior di interessi per il suo debito mostruoso. Ma gli Italiani, evadendo volentieri, nel loro piccolo sono "ricchi". Il che costituisce, va da sè, una risorsa. O se vogliamo, un privilegio.

Avete fatto caso a quante seconde case ci sono in montagna o al mare? Quando io da piccolo, negli anni '50, andavo a Gressoney c'erano solo baite e vacche. Adesso per vedere i prati devi uscire dal paese, che si è allargato a macchia d'olio. Forse oggi una seconda casa è un costo. Ma il fatto che ce ne siano tante in giro per l'Italia dimostra che c'è stato un momento in cui gli Italiani eravano tutti dei Paperoni.

"Ce li siamo fatti lavorando e risparmiando".

Non ne dubito. Peccato che chi non gode oggi, qui da noi, di privilegi, non solo fatica a trovare una casa in affitto, ma spesso fatica anche a trovare un lavoro decente.

Due pesi e due misure!












domenica 1 settembre 2024

Perché reagiamo male alle CRITICHE?

Perché reagiamo male alle critiche?

Torno a pormi questa domanda perché è evidente che - ultimamente - la gente è particolarmente insofferente nei confronti delle critiche.  Di qualsiasi critica, anche minimale (basta vedere in che modo violento reagisce). Dunque ci troviamo probabilmente di fronte a un qualcosa che riguarda il presente. Stiamo parlando di una condizione contemporanea!

Se guardi su Google il primo articolo che compare a questo proposito sostiene la tesi che chi reagisce male alle critiche soffre di bassa autostima. Se uno si sente un Calimero, va da sè che qualsiasi valutazione negativa lo sprofonda nella disperazione. E allora cosa fa il nostro Calimero? Morde!

Spesso si tratta di una reazione SPROPOSITATA. E questo è l'aspetto che rende interessante la questione. E' abbastanza normale che uno si senta offeso se gli dicono: "Tua madre era una poco di buono!". Nei film si arriva ai cazzotti per una frase del genere. In Toscana invece la mamma viene spesso vituperata senza che nessuno si faccia male: "Il budello di tu' mamma...". é un insulto - molto triviale - che  è risuonato spesso nella serie Sky su Pineta (avete presente i Bimbi?).

Epperò oggi si reagisce male per qualsiasi cosa, anche, per dire, se uno chiede gentilmente a un tizio di abbassare la voce. Dove sta la critica? Ovvio, se ti chiedo di abbassare la voce significa che giudico villano il tuo comportamento!

Ma perchè non si dice quasi mai: "Mi scusi". E invece ci si mette a lanciare insulti pesantissimi. E a volte si passa persino alle vie di fatto?

Butto lì una mia modesta riflessione. Se uno in pubblico urla al punto da infastidire i vicini, probabilmente vuol dire che è una persona maleducata. Niente di strano a questo punto che una persona maleducata non si scusi e che anzi reagisca con l'ingiuria a una semplice richiesta di moderare i toni.

Non vi convince?  Troppo semplicistico?

Può darsi. Però, visto che la questione, come abbiamo detto è contemporanea, questo mi induce a pensare che sia il riflesso di un cambiamento che è avvenuto nella formazione delle persone.

E' notorio che l'educazione ha virato sul permissivo e che il cocco di mamma è sempre perfetto! Dunque, guai a criticarlo!

Se lo critichi la mamma reagisce come una vipera (il padre è per lo più assente). E da grande il cocco di mamma reagirà anche lui come una iena.

Altra considerazione terra a terra.

Ai miei tempi lo sport preferito dei genitori e degli insegnanti era quello di stroncarti, di tagliarti le gambe, di dimostrare che eri una merda.

Lo stile insomma era quello dei Marines: "Palla di lardo, Biancaneve" etc. etc (tutti hanno visto sicuramente il bel film di Kubrick Full metal jacket).

Io ero il classico primo della classe e collezionavo medaglie. Ma l'insegnante di educazione fisica mi perseguitava, con grande soddisfazione dei miei compagnetti, che mi detestavano. Mio padre, se qualcuno diceva che avevo fatto questo o quest'altro mi prendeva a sberle in pubblico. Mia madre, anche quan'ero ormai grande, era sempre pronta a criticarmi: perchè non mi tagliavo i capelli, perchè non facevo carriera, perché bevevo e fumavo...

Cosa voglio dire? Voglio dire che nella nostra sfortunata infanzia noi abbiamo fatto il callo alle critiche, perchè la disconferma faceva parte del sistema educativo di allora. Dunque, a differenza dei più giovani, possediamo una pelle meno delicata e la critica non dico che ci scivola addosso, ma sicuramente ci sprofonda meno nel baratro.

Psicologia spicciola? Sono disposto ad ammetterlo. Però non negherete che c'è qualcosa di vero in queste mie modestissime considerazioni. 

Anche se, debbo ammetterlo, non si può generalizzare. Io ho vicino a me delle persone che da piccole sono state "disconfermate" come tutti. Ma che proprio per questo sono particolarmente sensibili alle critiche. Dunque con loro la mitridizzazione non ha funzionato!

Val la pena di occuparsi tanto di questa questione? Direi di sì. Perché non è banalmente un problema di maggiore o minore suscettibilità individuale. Il fatto che si reagisca così male, così pesantemente, alle critiche non vuol dire solo che siamo diventati dei "signorini" permalosi. Vuol dire soprattutto che sono cadute certe INIBIZIONI sociali. Per cui non ci peritiamo di aggredire una persona solo perchè ha messo in dubbio la nostra angelica perfezione. E la aggrediamo come farebbe un Ultras della Curva nord. 

Possiamo anche essere alla guida di un costosissimo SUV, ma di fronte a una critica diventiamo (o meglio: sveliamo di essere) un cafone , un teppista, un poco di buono, un coatto.

Dante Alighieri direbbe che tutto questo è colpa del fatto che la "città" si è riempita di neo arricchiti, di gente burina, senza tradizione, senza educazione.

Un punto di vista decisamente aristocratico. Tuttavia non me la sento di respingerlo in toto.  


 



SIGNORI, GETTO la SPUGNA

Oggi ho avuto una crisi di sconforto. Ma non per quello che fa Trump o Putin o quel criminale che governa a Tel Aviv.  Per come siamo messi ...