Io la conoscevo appena, ma diciamo che lei si "imponeva" nel giro di un secondo, con una presenza quieta, ma assertiva e ironica.
Era la moglie di Angelo Manfredi e la mamma di Paola. Da giovane faceva di cognome Fortunati.
Prima di sposarsi viveva in una frazione di Mornico Losana, che si trova al confine meridionale di Pietra de' Giorgi. Io l'ho intervistata, assieme al marito, quando mi sono messo a scrivere un romanzo ambientato nella Pietra de' Giorgi degli anni '40 e '50. Gli anni del grande cambiamento, quando Pietra ha cominciato a spopolarsi. Giuseppina era seduta al tavolo della sala e cercava di infilarsi nel racconto, vibrato e appassionato, di Angelo, che rievocava il suo esodo verso la pianura e l'approdo finale a Milano. Lei da giovane, se ricordo bene, portava "giù" le mele del suo podere. Altri portavano "giù" l'uva o il vino. Era un fervido commercio alla buona, che coinvolgeva più o meno tutti: i piccoli e i grandi proprietari.
Pietra allora non era ancora un quartiere dormitorio di campagna, incentrato sulla mono cultura della vite. Era un villaggio di duemila anime, sparse in varie frazioni, i cui abitanti, quando non facevano i contadini, facevano i negozianti o i ciabattini o i parrucchieri o i maniscalchi. A parte i ricordi di gioventù, Giuseppina non mi ha raccontato molto, quella volta. Ma quando è uscito il libro (dal titolo un po criptico: Croak Pi), lei e Angelo hanno cominciato a strapparselo di mano, cercando di individuare nei personaggi di fantasia i loro compaesani. In buona sostanza Paola Manfredi è riuscito a leggerlo solo quando i suoi genitori hanno smesso di vivisezionarlo.
Ho un altro ricordo di Giuseppina. Una festa di capodanno. Ma non nel solito cantinone medievale di Pietra. A Canneto Pavese, se ricordo bene. Eravamo, io e mia moglie, allo stesso tavolo di Giuseppina, Angelo e Paola. Bon! Debbo dire che quella volta li ho invidiati, soprattutto i due vecchi. Perchè si sono riempiti il piatto di ogni ben di Dio, senza fiatare. Sono sicuro che non hanno incontrato nessuna difficoltà a digerirlo.
E poi... e poi... quando passavo davanti a casa loro, per andare a fare una passeggiata sulla Costa Grossa, vedevo lei e il marito che zappavano l'orto, dove coltivavano soprattutto verze. Zappavano tutti e due alacremente. Ma Giuseppina lanciava frizzi, del tipo "Sono io che coltivo l'orto, mica lui".
Aveva ottantotto anni. Mi auguro che nell'al di là possa continuare a riempire dei bei piatti con ogni ben di Dio.