venerdì 31 marzo 2023

Come NOBILITARE un VILLAGGIO addormentato

Di solito non ci pensiamo. Ma avviene di frequente che attività, persone, cose perdano "prestigio" o, viceversa, lo acquistino.

Gli insegnanti hanno drammatiamente perso prestigio. Gli sportivi e i cantanti l'hanno scandalosamente acquistato.

Sono due degli esempi che vengono in mente per primi. Ma a scorrere tutto il catalogo dei mestieri e delle professioni c'è da fare delle riflessioni. 

Vogliamo parlare dei cuochi? Appartengono al gotha delle star del momento. E gli ingegneri? Rispetto ai tempi della mia giovinezza hanno perso un po' mordente. Mentre gli architetti resistono, grazie al prestigio  delle archistar che costruiscono grattacieli in Dubai.

Potrebbe essere un giochetto privo di importanza, se non fosse che questa roulette ha implicazioni importanti.

Cosa rende più o meno "nobile" un mestiere, una figura sociale, un paesaggio, persino una preparazione culinaria?

Sono tanti gli elementi che concorrono. Fra i primi la "spinta" che viene data. Ovvero il "mito" che viene costruito attorno a qualcosa. Il caso della pizza - piatto povero da strada - è esemplare. Ultimamente proprio sulla pizza si è aperta una diatriba politica, fra i "nazionalisti" al governo e uno studioso di storia della cucina che ha ricostruito le umilissime origini di questo piatto "cult", dimostrando che la pommarola sulla pizza l'avevano messa per primi gli Americani!

Io come "scrittore" anonimo e sconosciuto (oltre a 4 blog ho scritto 6 romanzi, ma nessuno lo sa) non posso che dispiacermi dello scivolone che ha preso la scrittura. Oggi è una merce fra le tante e per di più fatica più delle altre a fare businnes. Chi taglia il traguardo non sono gli scrittori migliori, ma quelli che hanno più appeal presso un pubblico di lettori spesso poco acculturati. Ieri scrivere era una attività "nobile" a cui si dedicavano in pochi e i pochi erano meritevoli di una particolare considerazione (pensiamo al mito Thomas Mann).

Insomma, c'è chi va giù e c'è chi va su. E le ragioni sono molteplici. Se il FAI mette il suo "sigillo" su un paesetto... è fatta. Quel paesetto diventa immediatamente una star.

Naturalmente il FAI non procede a capocchia. Oltre a degli sponsor il paesetto deve possedere delle attrattive particolari, in genere architettoniche. Brisighella è un borgo medievale che vanta una rocca, una torre dell'orologio e soprattuto una insolita "via degli asini" che corre a metà altezza per tutto il borgo. 

E Pietra de' Giorgi? Beh, Pietra de Giorgi di medievale ha ormai molto poco (una antica guarnigione militare impropriamente definita castello e un oratorio dalla pianta inusuale) e non ha bei palazzi seicenteschi.

Ma non è solo il Medioevo che fa andare "su". Alcune località si sono rilanciate inventandosi un festival (pensiamo a Sarzana e al festival della mente o a Mantova e al suo festival della letteratura o a Torino e al salone del libro). In alcuni casi può fare buon gioco il fumetto, il teatro, l'antiquariato (Cortona), la fotografia (ancora Cortona)...

Ci sono località che puntano sulla cultura, località che puntano sullo sport, sulla cucina, sul canto, sul vino...

Noi, ahimè, non puntiamo proprio su niente. Abbiamo il vino, ma non trascina qui gli intenditori, i sommelier, i mercanti. Non fa evento, non promuove il turismo. 

Abbiamo il paesaggio, ma  promuove un turismo stitico, di pochi avventurosi. Niente folle, niente raduni.

Per chi vive qui, la cosa ha il vantaggio che non ti trovi sconosciuti fra i piedi. Noi però non ci rendiamo conto di cosa perdiamo ad essere a nostra volta degli sconosciuti. Insomma, è evidente che non essere un'attrazione comporta anche degli svantaggi. Niente negozi, niente ristoranti, niente bar. Un deserto campagnolo che lascia sole e abbandonate le persone.

Ricette io non ne posseggo. Ma basta fare due + due. Se non possediamo una via degli Asini e se nessuno ha girato a Pietra de Giorgi un film con Zingaretti, per creare un ambiente "caldo" attorno agli sparuti sopravvissuti, che ancora si ostinano a vivere qui, non resta che inventarsi un Villaggio solidale!



martedì 21 marzo 2023

CAMBIARE noi stessi, per cambiare il PAESE

Personalmente ho visitato in passato CIVITA di BAGNOREGIO (Viterbo) e ho visitato BRISIGHELLA (Ravenna). Si tratta di 2 borghi storici di recente assurti a mete turistiche per le loro caratteristiche architettoniche particolari.  Mia sorella mi segnala ora CELLENO, nel Viterberse. E' stato preso sotto l'ala protettrice del FAI ed è diventata una meta turistica d'elite. Il borgo di Celleno, a differenza di Brisighella, è abbandonato.

Hanno qualcosa a che fare con Pietra de' Giorgi queste località? Apparentemente c'è un trait d'union. In realtà non appartengono alla stessa famiglia.

Pietra non è stata abbandonata per colpa di frane, incendi, pestilenze. Pietra si è svuotata perché la sua gente è scesa al piano o è emigrata. Pietra è un borgo storico quanto a durata nel tempo (possiamo farlo risalire tranquillamente all'anno 1.000). Ma non ha niente di particolarmente pregevole dal punto di vista architettonico. Le case che stanno in piedi sono le villette costruite di recente alla periferia del paese dai predalini che non se la sono sentita di emigrare o che sono tornati indietro da vecchi; le case del centro storico (banalmente centenarie) sono anguste, in stato di abbandono o addirittura in rovina. Difficilmente qualcuno si prenderà la briga di restaurarle. L'unica opzione sarebbe un albergo diffuso. Ma è una opzione decisamente fantascientifica.

In parole povere, Pietra è un paese d'altri tempi, che non ha mai avuto patroni di rango che le dessero lustro; è uno schietto borgo contadino, che smettendo di essere un borgo contadino è diventato uno fra i tanti piccoli insediamenti che sono "incastonati" nella dominante monocultura della vite. Chi ci vive, lavora in pianura. In buona sostanza fa il pendolare. Oppure è un onesto pensionato.

Fine della trasmissione.

Perché dunque spendere tante parole per parlare di questa località fra le tante dell'Oltrepo pavese collinare?

La ragione è una e una sola: Pietra de' Giorgi ha l'occasione di riscattarsi dal DESTINO che incombe su molte località dormitorio, (ai tempi vivaci comunità di lavoro). Basterebbe che si rendesse conto di cos'è diventata. Basterebbe che con un colpo di reni si rifiutasse di continuare ad essere quella che è.

C'è un bisogno di COMUNITA' che si sta facendo strada nel nostro paese. Un bisogno di "rompere l'assedio dell'individualismo esasperato" (Il Domani, 19 marzo 2023). Questo bisogno di comunità è forte fra i giovani, che hanno capito di essere "figli di un dio minore". Ma si sta facendo strada (udite udite) anche fra i baby boomer. Che pure hanno passato la loro vita a coltivare aspettative e sicurezze di natura schiettamente privatistica.

E' un vento che per il momento non sembra spirare fra queste colline. Ma o ci decidiamo a cambiare noi stessi o continueremo a vivere in un paese in cui gli unici momenti di aggregazione sono i funerali.




domenica 19 marzo 2023

I NOSTRI DESIDERI SEGRETI

La vita psichica di noi tutti è abbastanza SEMPLICE e lo dimostra ad abundantiam la letteratura, lo strumento più raffinato a nostra disposizione nel campo dell'osservazione dell'individuo. Tranne in Proust e pochi altri (fra cui Musil), i personaggi dei romanzi non presentano una particolare complessità. 

Quanto alla psicologia, che è l'osservatorio "istituzionale" della psiche, spesso essa cade nello schematismo. Basti pensare ai "tipi psicologici", in cui si sono cimentati un po' tutti. Freud ne contempla cinque. Jung, che è un tantino più "raffinato", ne teorizza otto. Ma sono declinazione diverse di due tipi fondamentali: l'introverso e l'estroverso.

E' sensato ridurre la varietà dell'individuo a queste poche categorie? Non so se è sensato. Sicuramente molti di noi inorridiranno a sentir ridimensionare in questo modo ciò che noi percepiamo come un campo (= il nostro Io) dominato dalla complessità. 

Tuttavia anche la visione che noi abbiamo di noi stessi (mediante l'introspezione) è fallace. Quando noi ci raccontiamo, il più delle volte ci limitiamo a dare sfogo alle nostre ansie e ai nostri rancori. Cioè ci perdiamo in mille rivoli, convinti di raccontare un universo mondo. Intanto gli altri, mentre ci ascoltano, sbadigliano, perchè dal di fuori  il nostro Io è abbastanza banale e le nostre istanze spesso si riducono a sterili rimostranze: per lo più nei confronti della mamma, del babbo, del fidanzato (fidanzata) o del capufficio.

*** Da questo punto di vista i film psicologici americani sono esemplari: quasi sempre la trama si riduce al rancore della figlia o del figlio nei confronti del padre assente. Dopo di che il padre, ormai vecchio, le tenta tutte per riguadagnare l'affetto del figlio/figlia. I quali per quasi tutto il film si comportano da autentici stronzi, finché, quando apprendono che lui ha il cancro, allora lo stringono in un abbraccio strappalacrime  ***

C'è tuttavia in alcuni di noi un "segreto" che ci portiamo dietro nel tempo e che spesso risale agli anni verdi. Un segreto che a volte non mettiamo neanche a fuoco. Questo segreto non rientra fra i soliti consolidati "meccanismi" della psiche umana (odio, amore, gelosia, invidia, ansia di controllo etc. etc.). E' forse più un "sogno", una fantasia. Una sorta di desiderio che si è installato nella nostra psiche chissà quando e per chissà quale strano motivo. Ma, proprio perché si è manifestato quando la nostra psiche era era ancora "acerba", esso non è riuscito quasi mai a realizzarsi. Di conseguenza, questo desiderio inappagato continua a galleggiare dentro di noi anche quando gli anni in cui è stato concepito sono ormai lontani. Costituendo una sorta di miraggio nel deserto.

Va da sè che non intendo sbottonarmi in questa sede circa il mio desiderio segreto, il mio miraggioVi dico solo che esso ha a che fare con l'invidia. E dunque è figlio di una sorta di "complesso di inferiorità". Ma come dal letame nascono i fiori, così dall'invidia è nata dentro di me una "bella" fantasia intima. Che, alla stregua di una stella polare, mi ha accompagnato per tutto il cammin di nostra vita.



sabato 18 marzo 2023

INVECCHIARE a PIETRA de' GIORGI

Conta di più dove si invecchia o chi si è? 

Sicuramente conta molto la persona, la sua indole, la sua storia. Anche se la condizione di vecchio ha la prerogativa di appiattire un po' tutti. Ma quanto il fatto di vivere in un paese dismesso come il nostro rende ancora più piatta la vita che può condurre un vecchio?

Ultimamente il dibattito sulla vecchiaia ha ripreso forza. Sul tema è intervenuta Lidia Ravera, coautrice in gioventù di un famoso best seller: Porci con le ali (1976). Lidia appartiene alla classe demografica dei baby boomer e da un giorno all'altro, guardandosi intorno, ha constatato che i baby boomer erano ormai diventati tutti vecchi. 

Ma prima ancora che una scrittrice nata nel 1951 facesse mente locale  (cioè constatasse il fatto di aver ormai guadagnato la soglia dei sett'antanni), il tema era già apparso sui radar per via del Covid, che come è noto ha accellerato la dipartita di molti anziani.

Divagazioni a parte, in cosa consiste la condizione di chi è anziano?

L'approccio scontato e più popolare (potremmo dire addirittura più pop) io lo riassumo in una frase: oh che dulur! Questa frase in lombardesco la sento da quando ero bambino, in bocca ai conoscenti anziani dei miei genitori che si lamentavano delle loro invalidità. Allora fra i vecchi "andava di moda" l'artrite e l'artrosi. Più la seconda che la prima (le malattie autoimmuni sono "venute" dopo). E andavano di moda i fanghi ad Abano Terme. Ma c'era anche qualcuno che accusava generici mal di fegato. Probabilmente si trattava di calcoli alla cistifellea. Questi anziani, che avevano una faccia tendente al giallo, frequentavano Montecatini terme.

I dulur, come è noto a chi bazzica la letteratura, non sono tuttavia una pregogativa dei vecchi. Il "giovane Werther" soffriva di dolori dell'anima e il "giovane Holden" era anche lui sulla buona strada. Certo i due protagonisti non erano affetti da artrosi. Ma, se ci trasferiamo di nuovo nel presente, non è che la condizione giovanile sia oggi particolarmente florida e "sana". Insomma, i due estremi sembrano condividire la stessa sorte, anche se i vecchi soffrono di una maggiore vulnerabilità fisica (ma vogliamo parlare dell'anoressia e della bulimia, che sono patologie tipicamente giovanili?).

Perchè i giovani e i vecchi "soffrono" di più i malanni del corpo e quelli dell'anima e gli "adulti", di massima, sembrano invece filar via lisci o tuttalpiù sono vittime di un menage (famiglia, lavoro) troppo stressante?

Perchè gli adulti sono troppo impegnati a lavorare, a far carriera, a divertirsi (quando ci riescono) e soprattutto gestiscono un carnet corposo e ben oliato di relazioni.

Riandando indietro nel (mio) tempo, non posso non constatare che dall'età di 23 anni fino ai 65 circa io non ho fatto altro che vivere appassionatamente "nel mondo": ovverosia, ho lavorato e ho coltivato soprattutto relazioni di lavoro. Prima dei 23 anni avevo perso tempo a "parare i colpi" (cioè difendermi dai diktat della famiglia e dalla scuola). Adesso mi limito a vivere in una bolla, vale a dire in un luogo fisico e mentale desertificato: molti dei miei conoscenti li ho ormai persi di vista, nuove conoscenze ne sto facendo pochine e sono tutte del genere oh che dulur

Non tutti però, invecchiando, vanno a vivere in cima a un monte.

Io mi sono fatto risucchiare dal gorgo del deserto pensionistico e predalino. Mia moglie al contrario, ha tenuto in vita il suo carnet storico. Alcune liaison sono vecchie di cinquant'anni. Altre sono degli abili repechage. E ci sono persino delle new entry.

La conclusione sembra a questo punto scontata: il villaggio (in)felice non è il principale indiziato. Si può vivere a Pietra de' Giorgi e non essere degli eremiti o dei condannati al 41bis.

Anche i dulur non sono neanche loro i principali responsabili della condizione dell'anziano. E' pur vero che io oggi spendo quasi tutti in analisi mediche, dottori, medicine. Mentre, fino a vent'anni fa, io conoscevo solo l'aspirina (in genere assunta la mattina dopo una bella sbornia). Ma non è questo il punto. I dolori "pesano", non c'è dubbio. E c'è chi, da questo punto di vista, è più sfigato, chi meno. Ma soprattutto pesa il fatto di non avere più, da vecchi, nè un presente, nè un futuro.

Presente e futuro dopo il pensionamento scompaiono "magicamente" dai radar. Non c'è paragone infatti fra la "grassa" anche se faticosa condizione di chi lavora (e ambisce a fare carriera) e la condizione del pensionato, che è grasso che cola se ha dei nipotini a cui badare, surrogando i loro genitori. Questo per quanto riguarda il presente. 

Quanto al futuro, la Ravera si lamenta del fatto che non è più corteggiata come quando era giovane. Centrato in pieno il bersaglio! Il futuro del pensionato non offre infatti sorprese. Parliamo di belle sorprese, perché quelle brutte sono invece dietro l'angolo. Per comprenderci, va detto che quando si parla di "corteggiamento", la parola va intesa in senso lato: sei corteggiata (corteggiato) quando sei apprezzata sul lavoro, quando fai carriera, quando hai decine di persone che ti cercano per il ruolo che occupi. 

Fate caso all'espressione infastidita che hanno i politici quando vengono assediati dai giornalisti e dai fotografi. In realtà il loro fastidio è fasullo e sotto la patina trapela un tronfio compiacimento: essere "corteggiati" da tanta gente è un "bel vivere", va là...

E se invece vivi in un villaggio in cui il problema della vecchiaia non è (mai) all'ordine del giorno... e tu magari sei un tipo poco intraprendente... Come la mettiamo?



 



lunedì 13 marzo 2023

LA BANALITA' del SITO comunale

La freddezza, l'inerzia, la banalità ... insomma tutto ciò che contraddistingue la nostra Comunità, sono aspetti che si colgono immediatamente visitando il sito del Comune

Vi suggerisco un "gioco di società". Fate una girata fra i siti internet dei Comuni paragonabili al nostro per numero di abitanti. Spaziando dal nord, al centro, al sud. 

Io questo gioco l'ho appena iniziato. Ma mi sono reso conto subito che i Comuni dell'Oltrepò collinare hanno dei siti che sembrano clonati fra di loro. Molto spartani, burocratici, istituzionali.

I casi sono due: 1) in questi Comuni non "succede" niente 2) le amministrazioni di questi Comuni non sanno (o non vogliono) comunicare con la gente.

Io penso che valgano entrambe le ipotesi.

Banalmente. Mi sono chiesto: come si spendono le risorse finanziarie di Pietra de' Giorgi? Orbene, ho trovato le cifre in entrata e le cifre in uscite e ho visto che siamo più o meno al pareggio. Ma non ho trovato traccia delle voci di spesa.

La colpa è di una  impostazione burocratica della comunicazione. Ciò che conta è "render conto" in termini contabili del giro di soldi. Il cittadino vuol sapere, concretamente, per cosa sono stati spesi i soldi che figurano in "uscita"? Questa non è "roba" da far figurare in un bilancio...

A scorrere il sito del Comune di Pietra de' Giorgi, poi, sembra che in questo rettangolo di mondo non ci siano problemi o emergenze.  Sembra che la gente abbia tutto ciò che può abbellire (o rendere meno grama) la vita. Luoghi di ritrovo, servizi alla persona, negozi, bar, iniziative per i giovani, iniziative per gli anziani...

In alcuni siti toscani c'è invece colore, calore, inventività, passione. Se il Comune attrezza, tanto per fare un esempio, un parchetto pubblico, il sito del Comune spiega perché lo si è fatto e perché lo si è fatto in un certo modo.

Parlare alla gente significa per esempio dire: qual è la qualità dell'acqua che si beve a Pietra de' Giorgi? Da quali pozzi proviene?

Mi vedo già il funzionario comunale che risponde piccato: "Non è di nostra competenza. E' di competenza di Pavia Acque!".

Balla galattica. Tutto ciò che concerne la vita degli abitanti di un Comune è di "competenza" dell'Amministrazione comunale. Non perchè tocchi a lei intervenire, ma perchè sarebbe una bella cosa che l'Amministrazione non si limitasse a gestire il "conto della spesa", ma analizzassse i problemi, rendesse conto dei problemi, chiedesse il parere dei suoi "amministrati"... Etc, Etc. Cioè facesse una politica realmente "sociale". Mettendoci la faccia!

E' chiedere troppo? Probabilmente si. Chi si fa eleggere non è un missionario o un "volontario". Già, ma allora che cos'è?






martedì 7 marzo 2023

NON si può TORNARE indietro

Non si può tornare indietro. E forse non conviene neanche...

C'era infatti molta POVERTA' in questo paese, quando la corrente elettrica veniva erogata a singhiozzo e i bambini frequentavano la scuola un giorno sì e un giorno no.

Ma questa povertà faceva rima con COMUNITA'. E questa è senz'altro  qualcosa che si è persa per strada.

La Pietra de' Giorgi di un tempo era un mondo in cui molti tiravano a campare. Ma c'era anche chi si ingegnava per guadagnare un piccolo surplus,  portando le uve a valle. C'era chi tentava la carta del commercio. Piccolo commercio. Familiare. Di paese. Fra avere solo una bottega (la situazione di adesso) e avere un'intera via  di botteghe, non c'è dubbio che "era meglio" prima.

Nostalgici, i più anziani. Indifferenti, i più giovani.

Questo è!

Peccato che non si senta il bisogno di far parlare la gente. Di capire cosa ne pensa.

Un'amministrazione intelligente è questa la prima cosa che dovrebbe fare. Dar la parola ai cittadini. 

E invece: avete votato? Adesso tocca a noi!

I risultati si vedono. Pietra de' Giorgi è immobile su un crinale dove da una parte c'è un passato che non può tornare e non conviene per certi versi che torni. E dall'altra c'è un futuro che non promette niente di buono.

L'ago della bilancia si è spostato chiaramente da un'altra parte. Basta percorrere la statale 10 e far la conta delle logistiche, dei supermercati, degli ipermercati...

Era ineluttabile? Neanche per sogno. Certo, che con l'introduzione delle macchine scomparissero i bovini da lavoro, questo sì che era ineluttabile. Ma non lo era che scomparissero gli alberi da frutto, i boschi, i pozzi, le culture foraggere, le leguminose, gli animali da cortile...

Non lo era che chiudessero tutti i negozi di paese. Non lo era che chiudesse l'ultima e unica trattoria rimasta aperta. Trasformando il paese in un villaggio western abitato per metà, ma senza saloon.

La colpa? Un po' di tutti, amministratori in primis. 

Perchè non si discute, non ci si confronta. E ci si accontenta di qualche raduno enogastronomico e di qualche esibizione musicale, proposta con malagrazia. Mentre il paese avrebbe bisogno di ben altro. E soprattutto avrebbe bisogno di interrogarsi. "Ci sta bene tutto questo?".





venerdì 3 marzo 2023

ALCUNE piccole COSE che si possono FARE senza SOLDI

La persona che si è incazzata con me, quando ha detto che per fare qualsiasi cosa ci vogliono i soldi (sottinteso: a Pietra de' Giorgi non si può fare niente perché mancano i soldi) ha ragionato non colla testa ma col bancomat

E' un ragionamento che molti condivideranno. Perché quando si pensa a dei lavori da fare... per mettere in sicurezza, per abbellire, per rilanciare un paese ... vengono subito in mente i soldi.

Asfaltare una strada costa. Ristrutturare uno stabile per trasformarlo in un centro anziani, costa. Etc etc.

Morale. Siccome i soldi mancano o sono stati dilapidati, allora non si fa niente.

Oppure si combinano disastri. 

All'origine del fatto che è stato CHIUSO l'unico luogo di aggregazione del paese (la trattoria Torti) ci sono i soldi. 

Ecco a cosa porta ragionare col bancomat!

In realtà prima dei soldi vengono le idee e prima delle idee vengono le buone intenzioni.

Una delle poche cose che ha fatto l'attuale Amministrazione è la cosiddetta "area verde". Che poi verde non lo è per niente.

Parlo di un triangolino di "terra" che è stato attrezzato con una fontanella e una panchina, in un angolo della piazza delle Poste. Sia la fontanella sia la panchina c'erano già. Semplicemente sono state girate in un altro verso. In quel luogo svettava una piante, che è stata abbattuta (perché malata...dicono). La pavimentazione era d'erba. Adesso sono stati posati degli autobloccanti. 

Costo dell'operazione. Non ne ho la minima idea. Presumo però che sia costata qualche centinaio di euro.

A che pro?

Non si sa. Il luogo in estate sarà caldissimo. In inverno è chiaramente impraticabile.

Idee in questo progetto non se ne vedono. Se non un malinteso senso del decoro, consistente nel sottrarre terra e verde al paese.

Buone intenzioni? Quali, dio buono! Non certo quella di favorire l'aggregazione degli anziani. Al massimo il sito servirà come momentaneo raduno per i ciclisti in transumanza.

Ma se disponendo di soldi si possono fare delle "cazzate", cosa si può fare se non si dispone di soldi?

Suggerisco qualche idea alla Peynet, che non ha dei costi.

1) girare per il paese e regalare dei fiori (del proprio giardino) ai passanti. Attenzione: non voglio proporre di tornare ai figli dei fiori, cioè agli hippy degli anni '80. Voglio solo suggerire un gesto "gratuito" (cosa oggi rarissima) che non serve a pubblicizzare niente e proprio per questo denota delle "buone intenzioni".

2) Sedersi in piazza, in un crocevia del paese, dietro un panchetto indossando una maschera che "sorride". Avete capito. La versione ridente (e non ghignante) di Anonymus. Chi passa non può non notarvi e se qualcuno vi chiede: "Cosa vuol dire quella maschera?" rispondete: "Oggi sono di buon umore!".  Niente politica, nessuna raccolta firme. Solo un po' di innocente "situazionismo".

Scommetto che le idee che ho esposto vi sono sembrate il parto di una mente allo sbando. 

Fate una prova, prima di tirare le vostre conclusioni: sareste (banalmente) capaci di metterle in pratica?

Con tutta probabilità non ne avrete il coraggio . 

Il che porta a dire che non sono poi tanto delle idee del cacchio.




giovedì 2 marzo 2023

QUALCUNO si è INCAZZATO!

Ebbene sì. Qualcuno ha preso male l'ultimo post sui "vizietti" dei nostri Amministratori.

Riepilogo le sue contestazioni perché c'è chi potrebbe essere d'accordo con "lei" (o "lui").

1) Non bisogna confondere l'attuale Amministrazione con la precedente. Questa fa quello che può; la precedente ha portato il Comune sull'orlo della bancarotta.

2) L'Auser adesso funzione, dopo le convulsioni iniziali. E grazie ai suoi volontari svolge una funzione utile per la Comunità.

3) La Pro loco organizza eventi che vedono un'alta partecipazione, come l'ultima cena (a base di pesce) che si è svolta nel Cantinone di Pietra de' Giorgi.

"Tutto qui"? Mi è scappato di dire. Dopo di che mi sono sentito buttare addosso una serie di complimenti al contrario, il principale dei quali: "Comodo starsene mollemente adagiati davanti alla tastiera!".

Sentirmi definire un "leone da tastiera" ovviamente mi ha fatto imbestialire. A prescindere dal fatto che soffro di una neuropatia agli arti inferiori che mi costringe a limitare i movimenti. Ma non è tanto questo il punto. Il punto è che l'interessata (o l'interessato) non ha capito minimamente lo spirito di questo blog. Il quale vuole evidenziare il degrado in cui è piombata questa Comunità, ma soprattutto vuole suggerire uno sforzo di "fantasia", affinche i suoi abitanti cerchino di compensare il brutto e il degradato con qualche bella iniziativa.

"Non si può fare niente se non ci sono soldi da spendere!".

Sbagliato. Ascoltare gli altri non costa. Sorridere agli altri non costa. Far visita agli altri non costa. Pensare al futuro del paese e parlarne non costa.

E poi c'è un'altra cosa. Partecipare alle sedute del Consiglio Comunale o fare il volontario dell'Auser non è meglio di scrivere un blog. Da quando scrivere di cose che ci riguardano tutti è un'attività che conta meno o che addirittura può essere equiparata allo starsene in panciolle mentre gli altri faticano?

Questo pregiudizio antiumanistico e anti intellettuale è tipico dei tristi tempi che viviamo e mi ricorda le purghe inflitte agli intellettuali dalle guardie rosse di Mao Tze Tung. Certo non me lo aspettavo da una persona che fa un lavoro intellettuale.

Voglio chiudere questa cronistoria citando un pensatore che stimo, pur non essendo di sinistra: Marcello Veneziani (Dispera bene. Manuale di consolazione e resistenza al declino, 2020).

Non è il massimo "vivere in un paese in cui i morti superano i nati, i vecchi superano i giovani, i pensionati e i disoccupati superano i lavoratori, gli animali domestici superano i figli e  i nipoti, i ragazzi vanno all'estero e svuotano famiglie e città".

Tutto ciò comporta "la perdita della storia, della cultura, della lettura, del paesaggio, dei legami viventi col territorio" e "svuota i borghi, gonfia in modo anomale le periferie. Il Brutto avanza e si accompagna allo Sporco e al Cattivo e al primato arrogante dell'ignoranza".

Sono considerazioni che riguardano anche la nostra Comunità. E non basta di certo un rito collettivo come un pranzo a base di pesce per migliorare le cose. Tanto più che ormai molta gente ha disimparato a fare tutto ciò che non appartiene alla sfera dell'abboffo (preferibilmente di salame).

Dice a questo proposito Veneziani:

"E' fondamentale illuminare i giorni di riti, feste e simboli, scandire il tempo con cerimonie di passaggio, liturgie e catarsi.  Danno nobiltà, senso, gusto alla vita".

E via di questo passo, in un discorso che chiaramente non ha niente a che fare con la mediocre liturgia delle cene a base di pesce  e non appartiene neanche al regno della contabiltà spicciola (non ci sono soldi!), ma caso mai mette piede nel regno dell'Utopia.  

Chissà se Veneziani appartiene anche lui alla categoria dei fannulloni che "danno la linea" standose mollemente seduti davanti alla tastiera!



mercoledì 1 marzo 2023

Il "vizietto" dei nostri AMMINISTRATORI

Ho usato il termine "vizietto" perché non ho trovato di meglio. Ebbene sì, le iniziative che le Amministrazioni di Pietra de' Giorgi promuovono (e hanno promosso in passato) sembrano tutte studiate all'unico fine di dare VISIBILITA' all'Amministrazione stessa e ai suoi esponenti di spicco.

Pensateci su un momento. A chi servono iniziative che non giovano alla Comunità, come aprire una scuola in un paese con quasi zero bambini? A pensare male spesso non si sbaglia. Iniziative come questa hanno l'aria di fiori all'occhiello, tacche sul fucile. Insomma, esibizioni di regime. "Vizietti" di una politica che mira solo al consenso, all'applauso di circostanza. Alla promozione del clan che di volta in volta i predalini scelgono per amministrare il paese.

Anche il Melograno, cioè la casa che doveva ospitare i bambini in cura presso l'oncologia del San Matteo, è  un'iniziativa meritevole, ma fuori contesto.

Leggo su Internet:

L’idea progettuale nasce dietro proposta del Comune di Pietra de’ Giorgi e grazie alla disponibilità di AGAL (associazione di genitori) per la successiva gestione della casa.
L’edificio è stato riqualificato dal Comune di Pietra de’ Giorgi nell’ambito del Progetto Oltrepò (bio)diverso, con il fondamentale contributo del Programma Intersettoriale AttivAree di Fondazione Cariplo.

Come si vede il Comune "c'entra", anche se non è l'unico sponsor.

Che fine ha fatto questa iniziativa? Per sua sfortuna è stata inaugurata a ridosso dell'epidemia di Covid-19 e credo che alcune famiglie straniere, ospitate nella struttura con i loro piccoli, siano rimaste praticamente incastrate nella Casa per dei mesi, i mesi del primo lockdown duro. In una località, Castagnara, che non offre niente, se non un melanconico parco giochi e la Chiesa.

Il fatto che la casa dei Melograni oggi come oggi sia praticamente "chiusa" (dopo neanche tre anni dalla sua inaugurazione) dimostra senza ombra di dubbio che il progetto era "campato in aria". Troppo lontano da Pavia (tempo di percorrenza tre quarti d'ora buoni), e poi, inserito in un nulla totale. La casa dei Melograni sorge infatti alla periferia del paese, con una ulteriore aggravante: sorge alla periferia di un paese, come Pietra de' Giorgi, che è totalmente sguarnito dal punto di vista dei servizi.

Cosa si aspetta, a Pietra de' Giorgi, a promuovere iniziative che riscattino il paese dalla sua agonia? Una agonia che non è di oggi, perchè ha le sue radici nell'esodo dei giovani predalini all'indomani della guerra e nel sopravvento che a un certo punto ha avuto la viticultura su ogni altra forma di produzione, agricola e no.

P.S. C'è da chiedersi anche come mai le numerose fabbriche che la zona possedeva nel dopoguerra (una delle quali situata a Pietra de' Giorgi: la distilleria) abbiano melanconicamente chiuso TUTTE i battenti. Si direbbe che sulla prima collina dell'Oltrepo pavese gravi la maledizione di Tutankhamon.




  

SIGNORI, GETTO la SPUGNA

Oggi ho avuto una crisi di sconforto. Ma non per quello che fa Trump o Putin o quel criminale che governa a Tel Aviv.  Per come siamo messi ...