martedì 21 marzo 2023

CAMBIARE noi stessi, per cambiare il PAESE

Personalmente ho visitato in passato CIVITA di BAGNOREGIO (Viterbo) e ho visitato BRISIGHELLA (Ravenna). Si tratta di 2 borghi storici di recente assurti a mete turistiche per le loro caratteristiche architettoniche particolari.  Mia sorella mi segnala ora CELLENO, nel Viterberse. E' stato preso sotto l'ala protettrice del FAI ed è diventata una meta turistica d'elite. Il borgo di Celleno, a differenza di Brisighella, è abbandonato.

Hanno qualcosa a che fare con Pietra de' Giorgi queste località? Apparentemente c'è un trait d'union. In realtà non appartengono alla stessa famiglia.

Pietra non è stata abbandonata per colpa di frane, incendi, pestilenze. Pietra si è svuotata perché la sua gente è scesa al piano o è emigrata. Pietra è un borgo storico quanto a durata nel tempo (possiamo farlo risalire tranquillamente all'anno 1.000). Ma non ha niente di particolarmente pregevole dal punto di vista architettonico. Le case che stanno in piedi sono le villette costruite di recente alla periferia del paese dai predalini che non se la sono sentita di emigrare o che sono tornati indietro da vecchi; le case del centro storico (banalmente centenarie) sono anguste, in stato di abbandono o addirittura in rovina. Difficilmente qualcuno si prenderà la briga di restaurarle. L'unica opzione sarebbe un albergo diffuso. Ma è una opzione decisamente fantascientifica.

In parole povere, Pietra è un paese d'altri tempi, che non ha mai avuto patroni di rango che le dessero lustro; è uno schietto borgo contadino, che smettendo di essere un borgo contadino è diventato uno fra i tanti piccoli insediamenti che sono "incastonati" nella dominante monocultura della vite. Chi ci vive, lavora in pianura. In buona sostanza fa il pendolare. Oppure è un onesto pensionato.

Fine della trasmissione.

Perché dunque spendere tante parole per parlare di questa località fra le tante dell'Oltrepo pavese collinare?

La ragione è una e una sola: Pietra de' Giorgi ha l'occasione di riscattarsi dal DESTINO che incombe su molte località dormitorio, (ai tempi vivaci comunità di lavoro). Basterebbe che si rendesse conto di cos'è diventata. Basterebbe che con un colpo di reni si rifiutasse di continuare ad essere quella che è.

C'è un bisogno di COMUNITA' che si sta facendo strada nel nostro paese. Un bisogno di "rompere l'assedio dell'individualismo esasperato" (Il Domani, 19 marzo 2023). Questo bisogno di comunità è forte fra i giovani, che hanno capito di essere "figli di un dio minore". Ma si sta facendo strada (udite udite) anche fra i baby boomer. Che pure hanno passato la loro vita a coltivare aspettative e sicurezze di natura schiettamente privatistica.

E' un vento che per il momento non sembra spirare fra queste colline. Ma o ci decidiamo a cambiare noi stessi o continueremo a vivere in un paese in cui gli unici momenti di aggregazione sono i funerali.




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