Intendiamoci. Non voglio minimamente disconoscere nè sminuire i sacrifici che molti hanno fatto o fanno per i loro familiari anziani. Ciò che voglio dire è un'altra cosa: di fronte al problema dei nostri vecchi noi procediamo in ordine sparso, ognuno come può. E raramente siamo capaci di inventare qualche nuova "ricetta". Le soluzioni adottate si contano sulle dita di una mano:
1) sofferta assistenza a distanza (ognuno a casa sua)
2) coabitazione sofferta
3) badante (soluzione sempre sofferta)
4) casa di riposo.
Noi tutti siamo persone con limitate risorse economiche. Se fossimo ricchi, ma proprio ricchi, non ci sarebbero problemi. Creo in un'ala del "castello" un hospital confortevole, con medico a gettone, infermiera, fisioterapista, badante 1 e badante 2, animatrice, prestigiatore, truccatrice... E il gioco è fatto.
Stai scherzando? No, non sto scherzando. In un film di qualche anno fa un figlio ricco metteva a disposizione del padre, che stava morendo di cancro, un appartamentino e una ragazza esperta in droghe (una tossica, insomma), per aiutare il vecchio a gestire i suoi dolori e al momento opportuno il fine vita (allora, va da sè, non esistevano ancora gli hospice).
Ma torniamo a noi.
Quando dico che procediamo in ordine sparso in realtà intendo dire che ci facciamo sopraffare dal problema, in genere lo affrontiamo quando non se ne può fare più a meno e a quel punto non inventiamo niente di nuovo.
Perché?
Perché noi tutti, spiace dirlo, raramente coltiviamo la dote della creatività. Magari siamo creativi se si tratta di fare delle torte o del bricolage. Ma rispetto ai problemi esistenziali, nostri e altrui, procediamo in modo si potrebbe dire pavloviano: gli altri fanno così e anche noi facciamo così. Come i gatti e i cani, che agiscono in base al loro patrimonio istintuale.
E il nostro patrimonio "istintuale" in fatto di vecchi cosa suggerisce?
Ben poco, ahimè.
Intanto alla VECCHIAIA, nostra e altrui, non ci pensiamo prima. Lasciamo che arrivi con il suo corredo di problemi. Quando ormai è troppo tardi per tirar fuori una soluzione decente, che non sia la solita affannosa risposta emergenziale.
I vecchi, lo sanno tutti i caregiver, sono il primo problema in assoluto. Ma non perché stanno male. Questo viene dopo. Lo sono perché non accettano di star male, di dover pesare sugli altri e quindi non collaborano. Anzi, mettono i bastoni fra le ruote.
Domanda: qualcuno si preoccupa per caso di "educare" i vecchi ad affrontare la loro vecchiaia, con il relativo corteo di malattie?
Successiva domanda: qualcuno per caso si preoccupa di istruire i careviger (figli, figlie, mariti, mogli etc.) ad affrontare il problema anziano in casa?
Guardate che intendo riferirirmi sia alla vecchiaia dei propri genitori o del coniuge. Ma anche alla nostra, di vecchiaia. Un tema che preferiamo rimuovere. Per cui arriviamo impreparati all'appuntamento.
Eh, la madonna. Cosa pretendi?
Vi sento, neh! Cosa pretendo? Suggerisco di riservare al problema vecchi e vecchiaia la stessa attenzione che riserviamo al problema bambini, adolescenti, coppie in crisi, donne maltrattate etc. etc. Tutte categorie che non se la passano molto bene, di questi tempi. Ma almeno se ne parla. Anche se non abbastanza.
Certamente la soluzione, qualsiasi sia, a questo come agli altri problemi non può che essere "comunitaria". Facendo affidamento soltanto sulle proprie risorse non si va molto lontano. Primo, perchè abbiamo limitate risorse economiche, secondo perchè, come già detto, siamo poco creativi.
Vi sembra, per caso, che ci sia un vasto movimento d'opinione che si proponga di attrezzare le comunità ad affrontare questi problemi? Vi sembra che ci siano frequenti incontri pubblici per discutere delle patologie dell'anziano e della sua "psicologia" di fronte alla malattia, all'invalidità, alla morte? Vi sembra che i comuni si facciano in quattro per dotarsi di strutture deputate all'incontro, alla discussione, al confronto? Se poi passiamo dalle parole ai fatti, beh la situazione è ancora più triste. I privati continuano ad aprire case di riposo, perchè sono un affare. La collettività e le istituzioni voltano la testa dall'altra parte e lasciano marcire anche le soluzioni che hanno sotto mano (penso allo scandalo del Melograno, di cui tutti voi siete a conoscenza).
Il fatto è che viviamo in una società che guarda alla carriera e al rendimento economico. E all'intrattenimento. Non guarda al benessere della gente. E dedica più attenzione al Festival di San Remo o ai dissapori della coppia Fedez Ferragni che non ai vecchi abbandonati, trascurati, mal sopportati.
E' lampante che i radar individuali e collettivi non intercettano il problema. Oddio, ci sono molti temi che non vengono intercettati, esempio quello dei carcerati, quello dei migranti, quello dei femminicidi, quello della dispersione scolastica, quello dell'assistenza sanitaria, quello dell'emergenza ambientale etc. etc.
Si suol dire: mal comune mezzo gaudio. Beh, io come vecchio in itinere debbo dire che la cosa non mi consola affatto!