martedì 28 novembre 2023

MA LA VOGLIAMO PIANTARE!

 La vogliamo piantare di

1) metterci tutti a letto con l'influenza o con il covid? Basterebbe portare la mascherina, se proprio siamo così medievali da diffidare della vaccinazione.

Certo che se abbiamo in casa un pupetto che frequenta l'asilo o la scuola elementare, siamo fregati. Lo stesso vale se la moglie, il marito, la sorella, il fratello sono persone molto socievoli.

Comunque, per la cronaca, ci sono in giro 245 virus parainfluenzali, più l'influenza vera e propria, più il covid.

Quanto costa una settimana di malattia? E cosa ci si mette a riprendersi da una settimana di febbre?

Parigi val bene una messa, diceva quel re. La salute val bene una MASCHERINA... dico io. E la porto, con fierezza, in tutti i locali chiusi, dove mi scrutano malevoli come se io menassi gramo. Ma io obbedisco al precetto: Non ti curar di lor, ma guarda e passa...

2) La vogliamo piantare di togliere la scorta a un magistrato nel mirino della Mafia solo perché da fastidio al governo?  Oltre che un gesto da carogne e anche un segno di... maleducazione!

3) La vogliamo piantare di alzare lamenti al cielo perchè è stata imbrattata una serranda di una ben nota associazione cattolica oscurantista anzichè alzare lamenti al cielo perché le nostre ragazze vengono uccise ad ogni piè sospinto dai loro fidanzati e dai loro mariti, senza che lo stato riesca a far qualcosa per evitarlo (dov'è finita la sicurezza tanto cara ai camerati?) 

4) La vogliamo piantare di prendercela con i Magistrati come se fossero gli agenti segreti di una potenza straniera? Piuttosto, perché abbiamo smesso di indagare su certi politici italiani che se la facevano goduriosamente, fronte e retro, con lo zar di tutte le Russie? 

5) Gli Africani inquinano meno di tutti gli altri, ma sono quelli che se la passano peggio per colpa dei cambiamenti climatici. La vogliamo piantare di pensare che noi non c'entriamo niente?

La vogliamno piantare... (questo spazio è riservato ai lettori)...







sabato 25 novembre 2023

IL MASCHIO FRAGILE e il MASCHIO VIOLENTO

Non dico niente di nuovo se butto lì: il maschio violento è un maschio fragile. Fra l'altro proprio sul Domani di oggi c'è un bell'articolo che analizza, in un'ottica psicanalitica, questa problematica.

Questa affermazione tranchant può sembrare, agli occhi di uno della mia generazione, persino banale. Negli anni '70 la pensavamo già tutti in questi termini. Chi se lo ricorda il film San Babila ore 20 di Carlo Lizzani (1976) dove i sanbabilini sono raccontati come viziati e nevrotici rampolli di buona famiglia che usavano il manganello per scopare? Non solo. In quegli anni si era già cominciato a processare il sistema patriarcale. Anche se l'ideologia della Sinistra in quel momento appiattiva un po' le cose, identificando il Patriarcato con la Borghesia (come identificava la violenza del Maschio con quella del Fascista; esemplare in questo senso Salò di P.P. Pasolini, del 1975). Questo ovviamente ci impediva di vedere il Patriarcato che "c'era in noi". Purtuttavia il seme era stato gettato e, seppur in una logica dottrinaria di lotta di classe, si riusciva a intravvedere la saldatura fra il privato e il politico.

Ma poi di tutto questo lavorìo si sono perse le tracce. E la domanda che viene spontanea è: "Cosa diamine è successo! Come è possibile che sia stato tutto inutile?".

Riepilogo alcune tappe di questa vicenda per coloro che sono giovani e dunque non sanno cosa bolliva in pentola negli anni '60. Allora tutti noi, persino i compagni del partito comunista,  bazzicavamo la psicologia (e questo malgrado il PCI non avesse mai amato Freud). Jung, con la sua teoria dell'animus e dell'anima (ovvero il lato maschile di una donna e il lato femminile di un uomo) ci era familiare. Era anche l'epoca in cui l'antipsichiatria inglese accusava la famiglia di essere la madre di tutte le nefandezze. Cito, a mo' di esempio, un film che fece scalpore: Diario di una schizofrenica. Era guarda un po! il 1968. Ma nel 1971 ebbe altrettanto successo Family Life. Molti di noi crescevano all'ombra delle teorie di Ronald Laing e di David Cooper e nella cinematografia che si ispirava a questi psichiatri era implicito il concetto che la malattia mentale fosse il sottoprodotto di una "microfisica del potere", a cui non era estranea la logica capitalistica, ma anche quella patriarcale. Sempre del '68 è If di L. Anderson, che raccontava una violenta rivolta giovanile contro il sistema educativo inglese intriso di violenza e di nonnismo.  Arancia meccanica, film visionario e distopico sulla violenza giovanile (ma in realtà del sistema) è del 1971. L'anno prima era uscito Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto con Gian Maria Volontè nei panni di un commissario di polizia. Il film era  imperniato sulla figura del maschio di potere, violento ma intimamente fragile (quanto mai attuale!), che sentendosi ridicolizzato dalla sua amante (Florinda Bolkan) la uccide. E per finire questa carrellata non si può non citare il film di Luis Bugnuel, Il fascino discreto della borghesia (1971), che rappresenta la narrazione più sistemica e più metaforica. Ma persino un filmetto leggero come Candy e il suo pazzo mondo, con Eva Aulin (1968) conteneva una critica, seppur velata, al sessismo maschile, a cui non era estranea la stessa cultura hippy.

Certo in tutte queste pellicole (tralascio di parlare dei libri e dei saggi filosofici, limitandomi a ricordare che gli scritti di Foucault sulla sessualità e il potere risalgono al 1976) c'era dentro molta ideologia. Per anni la Sinistra si alimenterà di parole d'ordine sommarie, prima di annacquare il suo discorso rinnegando le sue origini. Ma è stupefacente che dopo 50 anni, adesso che è scoppiato il caso di Giulia Cecchettin, i giornali e le  trasmissioni televisive abbiano rispolverato, come se niente fosse, un armamentario di teorie che erano già ampiamente acquisite ai tempi della mia giovinezza, ma che vengono raccontante oggi come se fossero novità assolute. Dalla teoria del patriarcato come asse portante della società a quella del maschio violento, ma fragile che uccide. Unica vera novità, rispetto ai miei tempi, è la messa a fuoco del narcisismo delle giovani generazioni (teoria cara a Crepet), come conseguenza degli errori educativi compiuti dalle famiglie permissive. Una critica della famiglia in aperta controtendenza rispetto alla critica della famiglia (autoritaria) in voga negli anni '60.

Ma tornando alla domanda che ho fatto all'inizio, come è possibile che tutta questa elaborazione culturale e politica, che risale agli anni del '68, pur con tutti i suoi limiti, si sia volatilizzata come nebbia al sole e oggi, di fronte a certi sciagurati fatti di cronaca, si sviluppi sui media un dibattito in cui, viene spesso venduta come nuova una merce che ha almeno 50 anni.

Io qualche modesta ipotesi voglio provare ad avanzarla. La prima: il movimento che si è sviluppato a partire dal '68 purtroppo poi è degenerato nella Lotta armata e questo non ha certo favorito il diffondersi delle teorie progressiste predicate dalla generazione sessantottina. Anzi, in un certo senso le ha condannate all'oblio. La seconda: in Italia c'era, coi piedi ben piantati per terra, una maggioranza silenziosa nostalgica e reazionaria. Non dimentichiamoci che quegli erano anche gli anni dello stragismo e dei tentativi, per fortuna abortiti, di dare una sterzata autoritaria al paese. Per un po' questo paese sommerso ha subito l'iniziativa della Sinistra militante: gravissima la sconfitta che ha subito nel 1974, con il Referendum per il Divorzio. Quando poi la Prima Repubblica è stata travolta da Tangentopoli, la cultura di questa maggioranza silenziosa, non più "irregimentata" dai partiti tradizionali, ha trovato una sponda nel berlusconismo, che l'ha legittimata e resa appetibile, dopo tanti anni di violenza e di scontro.

A questo proposito non va dimenticato che Berlusconi, prima della sua discesa in campo (1994) era un uomo di Televisione e che le sue Televisioni da anni trasmettevano, col consenso generale, alcuni intrattenimenti fra i più offensivi nei confronti delle donne. Come Colpo Grosso (anni '80), lo show delle casalinghe che facevano lo spogliarello in diretta - prodotto dalla Fininvest - e come Non è la Rai (Canale 5, anni '90), uno show al limite della pedofilia che esibiva tutto il tempo ingenue ragazzine in costume da bagno (per la cronaca, gli unici che ebbero il coraggio di criticarlo furono Vasco Rossi e Telefono Azzurro).

Ciò sembra suggerire oggi l'idea che l'accettazione passiva della tradizione patriarcale nelle sue manifestazioni più triviali e patetiche non sia stato un perverso scherzo del cielo, ma sia stato bensì una ben orchestrata strategia di "intrattenimento" della società.

  



martedì 21 novembre 2023

SIAMO SICURI CHE C'ENTRI IL PATRIARCATO?

Nel dibattito che "infuria" sui giornali a proposito dell'ultimo caso di femminicidio si usa a sproposito il termine patriarcato. E' la dimostrazione che noi siamo un paese in cui l'opinione pubblica e i media ragionano un tanto al chilo. Basterebbe leggere il pezzo (divulgativo) di Wikipedia sul patriarcato per rendersi conto che si è trattato di una grossa "bolla" storica, cioè di un sistema sociale, politico, culturale che a un certo punto è diventato così pervasivo da sembrare "naturale". 

Niente a che vedere con la situazione (nè carne nè pesce) che stiamo vivendo in Italia. Fermo restando che in Italia si mettono in atto ancora discriminazioni di genere. E soprattutto molti uomini ragionano ancora come se le donne fossero la loro riserva indiana, a cui vendere del pessimo gin e da mantenere in uno stato di penosa subordinazione. 

Ma quanto è condivisa questa mentalità? Difficile stabilirlo. Però chiunque nel suo piccolo può verificare facilmente che non è estinta per niente. Due anni fa a Macugnaca l'appartamento accanto al nostro era occupato da un gruppetto di maschi su 18 anni. Il loro discorso batteva spesso sulle ragazze. Solo che non le chiamavano ragazze, ma le chiamavano "fighe" (ve lo immaginate se le ragazza chiamassero i maschi "cazzi"!). Nelle aziende che io ho frequentato (case editrici e non allevamenti di polli) i discorsi fra dirigenti e impiegati vertevano spesso sulle colleghe, di cui - in loro assenza ovvio- si parlava sempre male. Quando il discorso si elevava di tono era per fare battute pecoreccie. Io avevo calcolato che prima di affrontare una questione di lavoro il galateo maschilista prevedeva almeno 10 minuti dedicato al trionfo del cazzo.

Non so quanto c'entri tutto ciò con i femminicidi. Sicuramente c'entra con gli stupri di gruppo. Però sono convinto che ha  a che fare con il patriarcato solo di riflesso. Intendendo per PATRIARCATO il controllo istituzionalizzato del "padre" sulla moglie e sui figli, maschi compresi. Cioè un sistema di potere con un inizio, un'evoluzione, una struttura, un linguaggio, una morale, una letteratura, una teologia e ... chi più ne ha più ne metta.

Ma ipotizziamo che in qualche modo c'entri. Bè, in tal caso ... si tratta solo di una penosa parodia del patriarcato. L'onda lunga di un qualcosa che fino a pochi anni fa era un ben oliato e ben radicato sistema di potere. La penosa rivalsa di maschi che trovano la parità di genere una cosa difficile da digerire e che si accontentano di buttare in battutaccia sessista una superiorità che ormai è cibo per i gatti.

Certo le donne sono costrette ancora a restare al palo troppo spesso. E soprattutto non riescono a liberarsi del concetto che la loro mission, su questa terra, è ... sollazzare il maschio. Non tutte per fortuna la pensano così, ma è facile che le adolescenti  caschino in questa trappola, perchè il modello che la società propone è ancora quello della Barby.

Del corpo (erotizzato) delle donne se n'è parlato a lungo, anni fa. Si è fatto anche un film e si è scritto un libro con questo nome. Ma non si direbbe che questo dibattito, ormai sopito, sia servito a spostare l'asse verso una concezione un po' meno triviale della donna. Non si fanno più trasmissioni come Colpo grosso o come Non è la Rai (al limite della pedofilia). Ma basta girare per le strade per accorgersi che il prototipo della donna non è Rita Levi Montalcini, ma una qualche pin up di turno.

Fateci caso: gli unici che non erotizzano il corpo femminile sono Dolce e Gabbana!




lunedì 20 novembre 2023

FEMMINICIDI: quanta confusione sotto il cielo!

Quando è un giovane a compiere un femminicidio possiamo continuare a dire che è colpa del patriarcato?

Il problema me lo sono posto dopo l'ultimo raccapricciante episodio, di cui i media si sono impadroniti con insolito accanimento: ieri sera non c'era talk show che non si occupasse della morte di Giulia per mano del suo fidanzato Filippo.

Per carità, non voglio assolvere il patriarcato. Ma non ho l'impressione che in Italia siamo ancora così tanto immersi in una cultura di tipo patriarcale.

Mi sembra anzi che le analisi dei giornalisti e degli "esperti" che hanno fatto propria questa tesi pecchino un po' di faciloneria (caso estremo quello di Montanari, lo storico dell'arte che è spesso ospite del programma di Lilli Gruber, che ha messo nello stesso calderone femminicidi, guerra in Ucraina, vocazione guerrofondaia delle liberal democrazie occidentali, il rapimento-stupro di Dafne ad opera di Apollo immortalato dal Bernini e chi più ne ha più ne metta).

A dirla tutta mi convincono di più le tesi degli psicologi, come Crepet, che insistono sul retroscena narcisistico di questi omicidi di donne in quanto donne.  Omicidi che vengono per lo più perpetrati nel  contesto di una relazione sentimentale (il che non vuol dire per motivi d'amore), com'è il caso di Giulia e Filippo o in un contesto familiare.

Non è un caso che di femminicidi si parli da un decennio circa a questa parte. Le statistiche ministeriali relative a questo fenomeno risalgono, in Italia, al 2012. E prima? Prima sicuramente le donne venivano ammazzate, come venivano ammazzati gli uomini. Ma la domanda è: venivano ammazzate in quanto donne (femminicidio)?

Io sono vecchio e dunque sono portato a idealizzare il passato e a veder nero nel presente. Ma non ricordo che ai miei tempi le relazioni fra ragazzi e ragazze, a volte tempestose, finissero in questo modo scellerato.

Non se ne parlava o non succedeva? Bella domanda...

Quello che mi sembra invece chiaro è che nel nostro paese sono cresciute delle generazioni (parlo sia dei giovani, sia dei quarantenni) decisamente ego-referenziali. Per non dire di peggio. Uomini, ma anche donne, dominati dal mito del successo, in perenne competizione, assillati dal problema dell'aspetto e del consenso, insofferenti di ogni disciplina....

Sono considerazioni da grillo parlante? Può darsi... 

Non credo che sia colpa di internet o di facebook o di instagram o di tik tok. Io avevo una pagina facebook, ma dopo un po' me ne sono disfatto, perchè i miei interlocutori passavano il loro tempo a farsi belli o a litigare all'ultimo sangue. Dunque, volendo si può anche fare a meno dei social.

Ma se, puta caso, non si riuscisse a digerire l'idea che una fidanzata si è stufata di te? Se la tua autostima dipendesse da quanto sei amato, accettato, condiviso? Se la tua psicologia fosse così fragile da non reggere a una disconferma e non fosse capace di elaborare il lutto per una perdita o per un abbandono?

Beh, se le cose stessero così, allora sì che saremmo di fronte a un bel problema! Più generazionale, direi, che individuale. In tal caso non ci sarebbe inasprimento delle pene che tenga (proposta della destra), ma non ci sarebbe neanche educazione all'affettività che tenga (proposta della sinistra).

Una illazione piuttosto macabra: se certi ragazzi appaiono dei bravi ragazzi e poi si scopre che massacrano la fidanzata, non sarà che genitori e vicini di casa e compagni di scuola e insegnanti non hanno avvertito, prima, il problema perchè erano esattamente come loro? Certo questa - macabra - illazione non vale per quelle poverette che magari avevano denunciato il loro ex, ma non erano state nè ascoltate, nè protette.

P.S. uno

Alcune opinioniste hanno  detto: sì, però le ragazze e le donne, quando vengono lasciate, mica uccidono i loro ex! Verissimo. In questo senso non abbiamo ancora omicidi - di genere - al maschile, cioè maschicidi. E però vi invito a guardare quante madri hanno ucciso i loro figli appena nati. Anche questa è un'emergenza. E se il patriarcato magari qui non c'entra, può darsi che c'entrino invece i problemi di autorealizzazione (distorta) e di incapacità a gestire lo stress che affliggono le nuove generazioni.

P.S. due

Naturalmente non credo che tutti i giovani, tutti i trentenni o i quarantenni siano afflitti da una sindrome narcisistica acuta. Per fortuna esistono ancora uomini e donne con la testa sulle spalle e capaci di affrontare le durezze della vita. E sono la maggioranza!


 


sabato 18 novembre 2023

Ecco della VERA LETTERATURA... (il dibattito è aperto)

 

IL CAVALLO DI TROIA


Domenico da bambino era molto, molto pauroso. E come tutti i bambini paurosi, alla mal parata se la faceva nei calzoni.    

La sua passione era disegnare cavalli. Il suo terapista, trent’anni dopo, avrebbe sentenziato: “Lei sicuramente aveva voglia di scappare via!”.

Certe volte si sentiva come se il cavallo anziché portarlo, veloce come il vento, lungo praterie sconfinate, lo incapsulasse dentro di sé nella sua pancia (il suo rammarico infatti era di disegnare cavalli sempre troppo panciuti). Domenico in quelle panze, tale e quale a Geppetto, ci alloggiava per dei giorni. “Quand’è che questo qui si addormenta, di modo che io possa sortire dalle sue fauci e tornare alla mia pappa preferita. Tutta questa sbobba a base di fieno mi dà la nausea”.

Una volta capitò che Domenico non si sentisse solo in quell’antro. Di più. Gli sembrò addirittura che l’antro avesse cambiato sostanza e fosse diventato più duro, più asciutto. Inoltre c’era un nuovo odore, che non era più quello del fieno e della amilasi pancreatica. Odore di pino d’Aleppo di sudore, di orina, di piedi e ascelle non lavati, di ascessi, di ferite che si stavano infettando. Un brusio impercettibile in una lingua straniera aleggiava nella pancia del cavallo e ogni tanto si sentiva il cling di un metallo che urtava un altro metallo. Poi, dopo un po’, la pancia del cavallo tornò ad essere la pancia di un cavallo e Domenico, acuto, congetturò: “Sicuramente ho sofferto di una allucinazione bella e buona!”.

Povero pupetto! Pur essendo già allora un superdotato, Domenico aveva poche nozioni del mondo. E non possedeva ancora una cultura classica. Perciò ignorava l’esistenza degli eroi greci.

Più tardi, a scuola, avrebbe mandato giù litri di epica e nella singolar tenzone fra Achille ed Ettore avrebbe scelto quest’ultimo. Purtroppo i suoi insegnanti non gli avrebbero fatto ascoltare la voce autentica di Omero, che nel mentre raccontava l’eroismo dei combattenti contemporaneamente suggeriva l’idea che la guerra fosse una sporca faccenda: “Sarebbe stato molto duro di cuore chi allora avesse goduto guardando le pene della guerra e non si fosse invece angustiato” (Iliade, XIII, 343-4).


ONLY YOU 

Only you can make this world seem right
Only you can make the darkness bright
Only you and you alone
Can thrill me like you do
And fill my heart with love for only you.

(1954-1955)


La tavola era apparecchiata con gusto. C’erano delle candele sulle alzate, tovaglioli multicolori, bicchieri di carta per il pupetto e di cristallo per le zie e la nonna. Nei piatti - decorati con scene di caccia - due voulevant farciti di insalata russa, prosciutto crudo avvolto su grissini torinesi, un assaggio di pâté, un’oliva solitaria senza nocciolo.

Le due zie (una magra come un chiodo e una tarchiata con la crocchia) e la nonna, che imperava dall’alto della sua magrezza cadaverica, guardavano commosse e premurose il pupetto di cinque anni, che impugnava una di quei bastoncini (dette candeline) che lanciavano tutto intorno scintille magiche.

Il viso del bambino era raggiante. Finalmente si trovava in una famiglia “amica” e non doveva sorbirsi il brutto muso del padre. La situazione ahimè non era altrettanto rosea per le due sorelle, più piccole, seppur di poco. Loro trascorrevano il Capodanno a casa e con tutta probabilità in quel momento erano con la vecchia baby sitter, mentre i due genitori facevano sciambola in qualche dancing. Ma il pupetto, in quel momento, non ci pensava affatto alle due sorelline. E non pensava neanche alla mamma, che lo accudiva come se fosse sempre malato, ma poi, quando si trattava di fargli un sorriso o di dargli un bacio, si voltava dall’altra parte.

Quando aveva sentito cantare per la prima volta Only you? Inutile ricorrere all’ipnosi o al penthotal. Vittorio se lo ricordava benissimo.

La sala di casa sua era al buio. I genitori erano in vacanza. La cuginetta Donatella ballava stretta stretta con un compagno di scuola. Donatella avrebbe dovuto occuparsi di lui e delle sue sorelle. Ma a parte mettere del latte sul fuoco, strappare una bustina di purea in polvere e cucinare delle stelline in brodo, la cuginetta non si spingeva oltre.

E adesso ballava stretta stretta con il suo compagno di scuola e ogni tanto faceva un movimento simil rotatorio col bacino che al suo compagno sembra piacesse un sacco. E infatti si metteva a mugolare e si stringeva ancora di più a lei.

Only you quella volta a Vittorio gli era sembrato una specie di filtro d’amore. Anche se ovviamente non sapeva cosa fosse l’amore.

La sua vita era abbastanza grama e Vittorio sommariamente lo intuiva. Ma una canzone come quella gli strappava uno strano languore. Quasi come i capodanni con le zie e con la nonna. 

(brani tratti da SOLO BOCCA, racconto sconveniente di Pietro Cabrini)

 

mercoledì 8 novembre 2023

DIFFIDARE o AVER FIDUCIA (negli altri)?

L'ultimo post sulle MASCHERINE avrà suggerito forse a qualcuno l'idea che io ho poca fiducia negli altri.

Ebbene, purtroppo è così!

Stamane era nel mio solito tavolo defilato a consumare la mia colazione dalla Chadia, nota pasticceria d'eccellenza sulla statale 10. Uno dei momenti più belli nelle mie giornate da pensionato-scrittore (a parte le chiacchierate sempre istruttive con Fio). Stavo leggendo Il Domani, e sento un tizio a due tavoli da me che starnuta, bofonchia, tossisce. Ahi, signora Longari! Detto fatto, depongo la brioche e indosso la mascherina. Poteva essere raffreddore o peggio Covid (rischio ospedalizzazione, a 78 anni. Mio cognato, stessa età, è appena finito una settimana in ospedale per il Covid). 

In tutti i casi, l'uomo costituiva un "pericolo" per la mia salute.

Pensate che esagero? Bene, qualche anno fa ero al San Matteo in attesa di fare un test. Una persona a 3 metri da me in linea d'aria fa un potente starnuto. Allora le mascherine le portavano solo i Giapponesi. Morale, torno a casa e per una settimana mi cucco un potente raffreddore. Qualche lineetta di febbre alle ore 18, aspirina a gogò... Una palla! Una sgradita sospensione nella mia solita routine.

Da giovane non ci facevo caso, di certo. Io mi sono beccato tre influenze storiche (Asiatica, la ricordate?) nel decennio fra i venti e i trent'anni. Conosco gente che ne ha riportato danni cardiaci seri, perché non si è messa buona buona a cuccia, ma ha continuato ad andare in giro. 

Cosa voglio dire? Voglio dire che da giovani si ha una fiducia irrazionale nel mondo, in se stessi, negli altri. Non si prendono contromisure, non ci si difende. O, per lo meno, così era una volta. Adesso temo che i giovani si sentano minacciati in tutti gli aspetti della vita: salute, lavoro, possibilità di crescere, esternarsi, realizzarsi... Persino negli affetti, dato che ormai la stabilità nelle relazioni è diventato un opzional, malgrado Favio Volo continui a scrivere romanzi in cui l'amore eterno trionfa.

La gente si è incanaglita, è diventata violenta, sgradevole, fancazzista. Ti tira sotto con il SUV mentre pedali, perchè va di fretta. Ti risponde a male parole o a cazzotti, se protesti. L'agricoltura è tossica. L'industria sversa veleni. L'ISPRA continua a dire inutilmente: le falde sono inquinate! L'aria nella pianura padana è impestata come quella dei distretti industriali cinesi.  La sanità pubblica è al collasso. 

In chi o in che cosa puoi avere FIDUCIA?

Mica certo nel governo, che racconta balle e si diletta ad infilare una buffonata via l'altra. Puoi avere fiducia solo nel fatto che esistono ancora persone per bene, serie, oneste, coscienziose. Ma le devi cercare col lanternino e tenertele strette. Se si tratta di medici, ovviamente li devi pagare. Ma almeno spendi bene i tuoi soldi.

Tutto oggi si vende e si compera. La disponibilità, l'empatia (a gratis) sono merce rara. E non vengono quasi mai apprezzate e valorizzate (soccorrere chi annega in mare è diventato un reato! Vogliamo parlarne?)

Conclusione: cosa è ragionevole fare? Aver fiducia o diffidare? Portare la mascherina o confidare nel fatto che gli altri siano responsabili? 

martedì 7 novembre 2023

AHI, AHI signora LONGARI....

Ve la ricordate la signora Longari? Credo di sì, perchè i lettori (pochi) di questo blog sono tutti in avanti con l'età.

Ragione di più per ... stare ACCUORTI, come dicono a Napoli.

Ma nessuno sta più accuorto, perché se non lo dice il Ministero e non lo dice la TV, la gente non ci arriva che in questi mesi è meglio indossare la MASCHERINA.

Sono polemico, lo so. Ma quando ce vo ce vo!

Dunque. Influenza, Covid, Virus Parainfluenzali, Virus Respiratorio Sinciziale (RSV), Metapneumovirus (hMPV), Coronavirus del Raffreddore.

Ecco un elenco non esaustivo dei virus che girano nell'aria in questa stagione. Alcuni sono quasi innocui (raffreddore), altri sono pericolosi anche se la gente li snobba.

L'influenza è una di questi. Perché non è tanto pericolosa l'influenza, quanto la reazione dell'organismo. Soprattutto se ci becchiamo una febbre alta. L'INFIAMMAZIONE. Ecco la vera minaccia. Perchè può arrivare a "rompere" la placca, mandando in giro dei TROMBI e degli EMBOLI che possono essere letali.

(ve lo ricordate quel calciatore che si è beccato il covid, non gli hanno dato l'eparina, è stato assalito da trombi, gli hanno amputato le gambe ed è morto lo stesso... Domanda: chi di voi si è mai "misurato" il fibrinogeno e il D-dimero?) 

Chi è senza Placca scagli la prima pietra! Basta aver fatto un ecocolor doppler ai tronchi sovraortici. Tranne il pupetto appena nato nessuno di noi è esente da placca. Soprattutto se ha passato la sua vita a farsi di tortellini, salamella, gorgonzola, patatine fritte etc. etc.

C'è chi dopo un'influenza trascurata si è beccata una patologia cardiaca. Anche se aveva 25 anni. A maggior ragione se aveva 25 anni, perchè a quell'età si va a ballare anche con la febbre a 38.

E poi, diciamola tutta. Noi non viviamo in Nuova Zelanda, viviamo in Lombardia, dove l'aria è la più metifica del mondo. Si è visto col Covid. Molta gente è morta non solo perchè non hanno decretato in tempo utile il lockdown, ma soprattutto perchè chi vive a Lodi o a Como ha già i polmoni taroccati.

Ragione di più per portare la MASCHERINA. La vaccinazione certo è utile, ma non possiamo passare la nostra vita a Vaccinarci.

Io nell'ultimo anno mi sono vaccinato contro l'Herpes Zoster e contro la polmonite da pneomococco. L'anno prima mi sono vaccinato contro il covid e l'Influenza. Dovrei fare anche quest'anno la vaccinazione contro l'influenza. Ma preferisco "tapparmi la bocca". Ci sono in giro virus respiratori a cui la vaccinazione non fa un baffo! 

Saluti e baci

SIGNORI, GETTO la SPUGNA

Oggi ho avuto una crisi di sconforto. Ma non per quello che fa Trump o Putin o quel criminale che governa a Tel Aviv.  Per come siamo messi ...