Non so quanti di voi abbiano visto la puntata di Report dedicata al VINO. So, per averlo letto, che c'è stata una levata di scudi da parte dei viticultori, che hanno accusato Report di superficialità e di malafede.
Purtroppo da una trasmissione giornalistica non ci si può aspettare che faccia dei distinguo. E quindi una certa azienda produttrice di Redavalle, che dal cognome si evince che non è neanche della zona, diventa il riassunto di una intera categoria di viticultori, che al suo interno comprende una grande varietà di situazioni.
Questo però lo può sapere solo chi vive da queste parti e conosce personalmente, come me, un certo numero di produttori, di cui beve il vino quotidianamente.
Fatta questa premessa, bisogna dire però che Report ha sollevato dei problemi reali.
Io sono anni che dico: "Ci piacerebbe sapere che cosa sversano i viticultori quando dicono di dare l'acqua".
Alessandro Baricco già parecchi anni fa aveva "denunciato" il processo di standardizzazione del vino (I Barbari, 2004). Imputabile, come ci ha chiaramente spiegato Report, all'uso dei lieviti industriali, che vengono prodotti dalle multinazionali e che vengono impiegati dai viticultori di mezzo mondo, dall'Australia alla California per la fermentazione in cantina delle uve.
Qualcuno fa conto ancora sui lieviti "spontanei" che crescono sugli acini nel campo. Ma quanti sono?
E da quanto tempo l'enologo ha preso il sopravvento sul viticultore?
D'altronde la battaglia sul glifosato sta lì a dimostrare che ci sono forti resistenze nei confronti di chi vorrebbe abbandonare certe pratiche dannose per la salute e la recente discesa in campo degli agricoltori di mezza Europa è stata scandita da slogan a favore dei pesticidi.
Negli ultimi anni le colline di Pietra de' Giorgi si tingono in primavera di rosso e sono sempre di più i viticultori che fanno uso di diserbanti.
Tutto questo non fa ben pensare, anche se chiaramente i tempi dei vino al metanolo (1986) sono per fortuna lontani.
Ma c'è una questione che è stata evidenziata da pochi. Fino a quando ci potremo permettere la coltivazione estensiva della vite dalle nostre parti?
I cambiamenti climatici stanno infatti trasformando l'Italia in una regione semi tropicale e quest'anno si sono viste anticipazioni della primavera in febbraio!
Forse il viticultore previdente dovrebbe cominciare a valutare la coltivazione del DATTERO a Pietra de' Giorgi!