martedì 31 gennaio 2023

COME è difficile TENERE a posto la CASA

C'è chi la casa ce l'ha e chi vive in affitto. A Pietra de' Giorgi, potrete immaginarlo, prevale decisamente la prima soluzione. Qui, in questo villaggio "dimenticato", quasi tutti sono proprietari.

La maggior parte delle case di proprietà sono case "carine". Costruite in anni abbastanza recenti, alla periferia del paese. Villette, insomma. Come quelle che incontri lungo la statale 10. Solo che queste sono inserite in un paesaggio decisamente più bello.

Quello che NON cambia, però, è la fatica di tener casa. Qui, come a Broni o a Santa Giuletta, per abitare in una casa confortevole bisogna sudare sette camicie.

E non parlo dei mestieri di casa. Che pure costituiscono un onere non da poco. Come sa qualunque casalinga (qui a Pietra i maschi che fanno i lavori domestici sono pochini...).

Parlo della manutenzione. La maledetta manutenzione!

La pattumiera. Esempio "banale" numero 1. Dieci anni fa comperammo una nuova cucina e fin dal primo giorno la pattumiera, estraibile, ci ha dato dei grattacapi. Perché? Perché era rettangolare e quasi nessun sacchetto per la spazzatura ci si adattava.

Dopo un po' la vigliacca ha cominciato ad uscire dai suoi binari. Così! Quando ne aveva voglia lei. Bestia! che fatica rimetterla ... in carreggiata.

Un mese fa abbiamo deciso finalmente di cambiarla e ne abbiamo comperata una rotonda, con la cordetta che alza il coperchio quando apri l'anta. Bella, di metallo. Cinquanta euro! In un negozio di arredamento. Non in un Briko qualsiasi...

Ma questo è un esempio da poco. Anche se la lista delle cose comperate, rottamate e sostituite in dieci anni è lunga come un treno merci (televisori, lavatrici, ferri da stiro...).

Vogliamo piuttosto parlare dei lavori di MANUTENZIONE della casa?

Non tutti hanno la fortuna di abitare in una villetta di recente costruzione. Noi abitiamo in una casa centenaria, al confine del paese. E se non avessimo avuto la prontezza di fare subito dei lavori di manutenzione "straordinaria" oggi avremmo già optato per la casa di riposo.

La mancanza d'aria e di luce. Esempio meno "banale" numero 2. E sì, perchè i contadini di 100 anni fa non temevano il caldo estivo. Temevano il freddo invernale. E quindi: finestre piccole e dove possibile... niente finestre. Ergo, per poter vivere confortevolmente nella nostra casa centenaria abbiamo dovuto aprire finestroni sulla valle (dove prima non affacciavamo) e finestre interne nei tramezzi fra una stanza e l'altra. Adesso abbiamo la soddisfazione di poter dormire al piano sotto tetto senza dover usare l'aria condizionata. Ci pensa il venticello di collina, che "entra" verso le nove di sera e spira per metà della notte, scorribandando in ogni locale.

La mancanza di isolamento termico. Esempio meno banale n. 3. La nostra casa centenaria ha cantine a prova di tsnunami, con pareti triple. Ma, man mano che si sale le pareti si assottigliano, perchè il secondo e terzo piano è stato costruito in tempi più recenti e con mattoni vuoti. Mica i Poroton! No, i normali mattoni. Ergo, l'isolamento lascia un po' a desiderare. Un tempo a Pietra c'era il Venditti che faceva i lavoro edili e al Venditti commissionammo cappotti per tutte le stagioni. Prima che ci fossero le recenti agevolazioni governative (bonus facciate).

Purtroppo la mente non è mai abbastanza pronta e quindi dimenticammo di isolare a dovere il sotto tetto, insufflando materiale isolante. Una tecnica che, a ripensarci, allora forse non era ancora molto praticata. Adesso sto rimediando con un isolamento "interno" leggero. Perché leggero? Perchè non ho trovato un volenteroso che mi aiutasse a montar su un controsoffitto (io ormai non riesco più a cavarmela da solo... soprattutto sulle scale). E quindi ho dovuto accontentarmi di pannelli isolanti da incollare. Gli studenti di oggi sono tutti evidentemente poco volenterosi e non gli interessa guadagnare un extra facile, facile. Io da bambino mi facevo la mancetta dipingendo staccionate. In questo caso si trattava solo di "sparare" tasselli! Altri tempi!

Morale della favola: non voglio immaginare l'eventualità che io fossi uno di quegli uomini che non sanno neanche piantare un chiodo. Cosa mi sarebbe costato trasformare la cantina (ex stalla per le bestie) in una cantinetta e il ripostiglio per gli attrezzi nel mio studio? Per non parlare di altre centinaia di lavoretti.

Senza contare il fatto che qui a Pietra gli idraulici, gli elettricisti, i muratori ci vengono il meno possibile. Che sia un altro aspetto della maledizione della collina?



 




lunedì 23 gennaio 2023

STAGE di ORIENTAMENTO (professionale, ma non solo)

E' una mia vecchia fissa e risale ai tempi in cui insegnavo.

I miei allievi possedevano "tutti" delle attitudini. Ma il più delle volte queste attitudini "segrete" non c'entravano niente con le capacità scolastiche (le famose scrivere, leggere, far di conto). Come fare a "tirarle" fuori, al fine di evitare che certi allievi facessero delle scelte sbagliate, magari su istigazione della famiglia?

Poi ho lasciato la scuola e ho lavorato in diverse aziende editoriali. In queste aziende era una prassi consolidata fare dei corsi di formazione per il personale. Ne ricordo in particolare uno: lavorare per obiettivi.

Ai formatori io dicevo: "Qui siete inutili. Ormai noi siamo tutti sclerotizzati. Dovreste fare formazione ai giovani. Ovvero scavare nelle loro attitudini e orientarli verso le scelte giuste in campo professionale".

Sapete cosa rispondevano i formatori? Le aziende ci pagano, le famiglie e la scuola no!

Adesso come adesso non so se la scuola si sia modernizzata o invece continui a suggerire agli allievi più brillanti il liceo classico e ai meno brillanti l'Istituto Professionale.

A quel punto mi si è accesa una lampadina. Sai che successo avrebbe uno stage estivo, qui a Pietra de' Giorgi, sul tema: "Cosa farò da grande?".

Una cosa è certa: un corso di questo tipo non si può fare su Internet, perché esige contatto diretto, empatia, disponibilità dei formatori e dei corsisti...

Naturalmente lo stage dovrebbe essere gestito da esperti. Io una esperta ce l'ho già in casa. Ed è abituata a orientare i giovani che desiderano avvicinarsi agli studi musicali. Sono sicuro che con una certa facilità si potrebbero trovare altri esperti, per esempio degli psicologi. Ne ho giusto "sotto mano" una molto brava, di Pavia, che si occupa fra l'altro di "plus-dotazione". Anzi, si potrebbe quasi dire che la plus-dotazione l'ha inventata lei!

Ho assistito ad alcuni stage estivi (musicali) per giovani. Vi garantisco che sono una bella occasione di incontro, apprendimento, socializzazione.

Basta che i corsisti si portino appresso una tenda. Al giardinetto di casa ci pensiamo noi, abitanti di Pietra de' Giorgi!





Il caso della TRATTORIA Torti

Spiace fare dei nomi, ma è inevitabile se si vuole parlare di qualcosa... in concretezza.

Riportiamoci all'ormai lontano 2019. Il Covid non è ancora apparso sugli schermi ufficiali (anche se sotto sotto sta già girando in Lombardia). Siamo alla vigilia di Natale. A Pietra de' Giorgi chiude l'ultimo dei negozi, sopravvissuto alla "strage". E' anche un bar, un forno, una trattoria. La sua micca è famosa in tutta la zona. Idem le sue ciambelline. Il menù della trattoria è lo stesso da 20 anni. Piccole, innocue variazioni stagionali. Ma è un menù che attira sempre gente. Il sabato e la domenica si fa il pieno. Vecchi e giovani ascendono al "paradiso" (laico) abbuffandosi di salumi, brasato con polenta, risotto, ravioli (di loro produzione), pisarei e faso, vitello tonnato, insalata russa.

Tutto preparato da Marisa Tidone. Serve ai tavoli il patron in persona, cioè Roberto Torti. Coadiuvato a volte da qualche fanciulla rumena o thailandese (sic!).

Oggi Pietra de' Giorgi non è orfana di una "istituzione". Di più. E' disperata. Perchè nel frattempo Antonella Morini ha coraggiosamente aperto un alimentari. Ma questo negozietto in piazza non può minimamente riempire il vuoto lasciato dalla trattoria. Che era il punto di ritrovo dei vecchi del paese, era una mensa "operaia", in estate era la terrazza in cui invitare gli amici che boccheggiavano per il caldo giù in pianura (Broni 35°, Pietra de' Giorgi 30°).

Questa la cronaca.

Ma c'è un'altra cronaca su cui vorremmo attirare la vostra attenzione. Ed è la mancanza di INIZIATIVA che si intravvede in controluce in questa vicenda.

Roberto e Marisa erano stanchi, provati da anni di attività continuativa. Purtroppo non avevano "eredi". Perché i loro due figli hanno tentato altre strade e comunque è evidente che non avevano nessuna voglia di vivere in un villaggio "infelice" come Pietra. 

"Qualcuno poteva subentrare. Magari prendere l'esercizio in gestione". L'hanno pensato tutti, in paese. Ma evidentemente le trattative non sono andate in porto. C'è da dire che il locale aveva un grosso handicap: era decisamente obsoleto. Certo: questo era anche il motivo del suo fascino. I clienti anzianotti ritrovavano l'atmosfera spartana degli anni '50. Ma a voler subentrare c'era da fare troppi lavori. Insomma... una causa persa.

Ma siamo proprio sicuri che fosse una causa persa?

Da parte del Comune non ci risulta che si sia "tentato" qualcosa per preservare questa santa istituzione, che era l'unico punto di aggregazione rimasto in questo villaggio.

Ai Torti è stata conferita la "benemerenza". Ma solo perchè ci siamo mossi in tanti: i nostalgici della micca e dei pisarei e faso.





sabato 21 gennaio 2023

Propongo un teatro tenda

Proprio così: propongo un Teatro Tenda.

In un altro post ho scritto: non abbiamo bisogno del Comune! Era chiaramente una provocazione. Quello di cui non abbiamo bisogno è un Comune che non "pensa", che non progetta... che non immagina un futuro per Pietra.

Ora mi viene da pensare che il Cantinone non basti più.

Il Cantinone è uno spazio "medievale" di proprietà del Comune, sapientemente restaurato in anni lontani. Ogni tanto ospita un concerto o un mercatino natalizio o una festa privata.

Troppo poco. A Pietra serve qualcosa che sia un richiamo potente per la gente di pianura.

In un Teatro tenda si può fare del teatro, ma si potrebbero fare anche delle degustazioni, dei concorsi felini, delle gare di poesia. E poi... mostre di rose rare, match di lotta libera, rassegne ciematografiche... 

Naturalmente sto un po' cazzeggiando.

A Montalto tempo fa ne avevano installato uno, provvisorio. Con tavolini per bere e mangiare. Era accorsa una marea di gente. Fra i sommelier c'era anche gente di Pietra de' Giorgi, come la brava Barbara Albergati.

L'ideale sarebbe che questo tendone fosse uno spazio permanente e che venisse usato in continuazione. Che avesse, insomma, una "stagione", un "cartellone". A patto di non essere gestito dai soliti improvvisati.

Pietra de Giorgi, nel deserto di iniziative dell'Oltrepo pavese, diventerebbe "il villaggio col tendone".

Non ditemi che sarebbe poco...

P.S.

Ne ho già accennato. A Pavia c'è un gruppo che fa corsi di improvvisazione teatrale e organizza sedute di teatro di improvvisazione. Sono bravi. Verrebbero di corsa a Pietra. La loro organizzatrice, Chiara Vitti, ha già recitato qui da noi, con i suoi allievi, in cortili privati. A spese di privati.



LA "maledizione" della COLLINA

Quelli della Culena, dicono gli abitanti della pianura. E sembra che lancino un insulto.

I due mondi sono in effetti separati. E sono distanti. Malgrado la manciata di chilometri che separa il piano dalla "prima collina" (diverso ovviamente il caso delle località dell'interno, tipo Romagnese).

Ma cos'è che li separa? Se avete pazienza di andare avanti a leggere, forse ci arriviamo.

Negli anni in cui i villaggi di Collina erano popolosi il doppio dell'attuale (parliamo dell'anteguerra e dei primi anni del dopoguerra), la gente girava da un villaggio all'altro e oltre a scendere per lavoro in pianura, saliva in collina per maritarsi o per aprire un'attività.

Insomma, c'era movimento. Non c'era ancora la distanza che c'è adesso.

Il nonno di Simona Pasotti era di Bressana Bottarone. Ma ha sposato una Morini di Pietra de' Giorgi e durante la guerra è sfollato in collina, per rimanerci. Il nonno materno di Germana Mangiarotti (viticoltore) era di Arena Po. Il nonno di Maria Giulia Mezzadra (agricoltore)  proveniva da Cava Manara. Claudia Torti è di Voghera, ma ha sposato il predalino Giampiero Busi, fabbro e per un certo tempo ha vissuto a Pietra de' Giorgi. Marisa Tidone è nata a Romagnese, ma ha sposato Roberto Torti, il cui nonno era origininario di Montecalvo Versiggia (Val Versa). Il padre di Roberto, Carlino, non era neanche lui un predalino. Per un certo numero di anni ha gestito un bar a Mornico Losana. Dopo di che si è trasferito a Pietra e ha aperto una trattoria, poi anche panetteria.

Sono, questi, tutti nomi che non diranno niente ai miei lettori "forestieri", ma che sono ben presenti ai predalini di oggi. Sono tutti casi che testimoniano una circolazione dal piano alla collina che in quegli anni era "normale", mentre oggi è diventata un'eccezione. Negli anni del dopoguerra si è infatti instaurato un flusso opposto, da Pietra verso Pavia e verso Milano, ma anche più banalmente da Pietra verso i borghi che costeggiano la statale 10. Flusso di giovani, desiderosi di un'opportunità che l'agricoltura, praticata dai loro padri, non offriva più. Giovani che sono andati a lavorare in fabbrica. Fino a che l'oltrepo pavese ha avuto delle fabbriche. Perchè negli anni successivi al boom ha cominciato a perderne una via l'altra: dalle fabbriche di bambole di Santa Giuletta, alla cementifera di Broni, alla fornace di Redavalle, al grosso stabilimento della VINAL di Santa Giuletta. Sopravvive solo, fra le fabbriche "frequentate" dai predalini, la Necchi di Pavia, che però ha subito un evidente declino dai tempi del dopoguerra.

Ma in cosa consiste la "maledizione" della collina?

Ebbene a questo punto abbiamo tutti gli elementi per svelarlo.

E possiamo dire che questa che abbiamo chiamato fantasiosamente "maledizione" consiste nello stereotipo che a un certo punto si è instaurato. Per cui culena oggi equivale a vino. E quindi si sale in collina (se ci si sale) solo per comperare vino o per fare una scampagnata, coronata dall'immancabile pane + salame + bonarda.

Qualcuno beninteso è attirato anche dal paesaggio. Che diciamo come stanno le cose, è sublime quanto può esserlo quello toscano e quello monferrino. In questo caso non possiamo parlare di maledizione. Ma possiamo parlare sicuramente di vocazione mancata. Perchè Pietra, come Mornico, come Montalto, come Castana e via discorrendo potrebbe essere una meta turistica di serie A. Ma in reltà raccoglie solo le briciole del turismo nazionale e internazionale.

Tirando le fila, possiamo dire che su questa zona grava una equazione borghi collinari = vino, la quale giova sicuramente ai vignaioli, ma non giova certo agli altri abitanti di questi borghi, nè ai borghi in sè e per sè. Infatti il vino qui non dà lavoro se non a qualche sparuto rumeno e albanese. Non crea una robusta commercializzazione in loco, perchè manca tutto ciò che dovrebbe fare da contorno al vino per renderlo trainante: delle vere cantine per la degustazione, dei negozi, delle trattorie, dei B&B, degli alberghi etc. etc.

A Pietra de' Giorgi in questi anni è sorto un B&B (gli Acini), gestito da un valente viticultore, Antonio Dellabianca. In compenso ha chiuso l'unico albergo della zona, il Savini di Scorzoletta.

Cosa ha determinato una situazione come questa, che a prima vista sembra senza via di scampo?

Beh, un certo numero di concomitanze. Che andiamo ad elencare, ben sapendo che il discorso è più complesso.

1) Strade pessime, a "una piazza e mezzo" e piene di buche.

2) Nessuna politica del territorio, teso a valorizzare le bellezze paesaggistiche, i monumenti, le tradizioni locali.

3) l'abbandono dell'agricoltura tradizionale, il cui vuoto è stato riempito dalla monocultura della vite. Questa però non ha costituito un richiamo per i giovani e per i "forestieri". Di conseguenza in paese è rimasto solo lo zoccolo duro dei "nativi". Gli irriducibili. Tutte persone che svolgono  un lavoro in pianura e quindi, de facto, sono dei pendolari.

4) il Covid ha dato inizialmente una piccola spinta. Qualcuno nel 2020 è salito a Pietra, ha comperato casa, si è installato qui con il suo computer. Qualcuno è venuto a vivere a Pietra perchè le case costano meno. Di questi "qualcuno", c'è chi si è pentito della scelta fatta. Perchè Internet è quello che è (la banda larga non è ancora fruibile). Perchè in paese manca, letteralemte, tutto. 

Ma  soprattuto perchè non si intravede nei suoi abitanti e nei suoi amministratori una chiara volontà di girare pagina.




 


venerdì 20 gennaio 2023

IL RILANCIO del CENTRO STORICO di PIETRA de GIORGI

Come abbiamo già detto in altri Post, Pietra de' Gorgi è fondamentalmente composta di 3 zone:

1) il vecchio, angusto, centro storico, costruito lungo la direttrice di una sola via: la via Ferrari (un tempo chiamata via Maestra) e la sua prosecuzione nella via Moretti (un tempo chiamata via Mornico).

2) le villette che  alcuni predalini hanno edificato nel dopoguerra, lasciando le abitazioni del centro storico, per migliorare il loro confort abitativo (è il caso della famiglia Manfredi, della famiglia Mezzadra e di moltre altre). Queste villette si trovano ai confini del paese, lungo la strada che porta a Redavalle (via Ferrari) o lungo quella che porta a Mornico Losana (via Moretti).

3) le frazioni, sia quelle "storiche" come Pecorara (un tempo persino più importante del centro storico), sia quelle decentrate in campagna, come Fitti. Ma del Comune fa parte anche la "frazione" di Scorzoletta, che si sviluppa in pianura lungo la strada provinciale 198 (che prosegue per Rocca de' Giorgi), e che è composta per lo più di villette sparse, alcune recenti.

Un tempo la quasi totalità dei negozi si trovava nel centro storico, lungo l'asse via Ferrari-via Moretti. Oltre agli alimentari (macellerie, fruttivendolo...) in questa via potevi incontrare un forno, un mulino, una distilleria, un cinema, un bar trattoria (quella dei Torti-Tidone), due parrucchieri, una merceria, un ciabattino, un fabbro...

Oggi di tutti questi negozietti sopravvive solo la serranda, naturalmente abbassata.

L'ultimo esercizio a chiudere è stato il bar, panetteria, posteria, trattoria di Roberto Torti e di Marisa Tidone, per anni il vero ed unico centro di aggregazione del paese.

Di tutte queste zone che compongono il mosaico di Pietra de' Giorgi, quella che versa in uno stato peggiore è il centro storico. La ragione è presto detta: si tratta di case "minime" l'una addossata all'altra, con un lato sulla strada e l'altro sulla campagna. Un ingresso, due stanze, una scala, un secondo piano con altre due stanze. A volte un terzo piano. Probabilmente un bagno solo.

Non dissimili da queste case minime, le strade che compongono il quartiere di via Vedaschi, la via dove si trova il Municipo. Questa via, scendendo, si riconnette poi con la via Moretti.

Anche in questo quartiere, frammezzate alle vecchie case a schiera, trovi delle villette, alcune vetuste e in stato di abbandono, altre più recenti o restaurate.

Il quartiere di via Vedaschi è la conferma del fatto che Pietra de' Giorgi è cresciuta nel corso del tempo per sommatoria, ovvero "sovrapponendo" case nuove, più spaziose, negli spazi lasciati liberi dalle case più antiche e più asfittiche.

Questo fenomeno non ha riguardato solo i tempi più recenti. Nel quartiere di via Vedaschi si trovano edifici isolati, alcuni dei quali imponenti, che riecheggiano un'architettura di tipo vagamente "razionalista".

L'abbiamo fatta un po' lunga. Ne convengo. Ma se siete arrivati fino a qui avrete capito dove si intende andare a parare.

Cosa si potrebbe fare se si volesse "rilanciare" Pietra de' Giorgi?

Beh, è abbastanza chiaro. Dato che non è pensabile che l'economia, prevalentemente vitivinicola, di questo paese possa lasciare il posto ad altre forme di produttività, l'unica speranza per Pietra è quella di attrarre gente da fuori che pratichi il telelavoro. Insomma, che Pietra  diventi veramente quello che ora è solo virtualmente: un villaggio residenziale.

Ma per far questo, va da sè che occorre puntare su una offerta abitativa adeguata. Ergo, occorrerebbe restaurare (ma sul serio) tutte le abitazioni unifamiliari fatiscenti, a schiera, che si sviluppano lungo il centro storico. 

La banda ultra larga è stata installata. Ora occorre che si faccia avanti qualcuno che sia disposto a rilevare le vecchie case abbandonate e  riqualificarle.

Un investimento di natura immobiliare così ambizioso non può però poggiare solo sulle spalle di un privato.

Se c'e un Comune a Pietra de' Giorgi, batta un colpo! 





CHE FINE ha FATTO il BUL?

Cos'è il BUL? Forse non lo sapete, ma sicuramente l'avete visto "passare". E' il "treno" della Banda Ultralarga. Un progetto voluto da Matteo Renzi.

Rammentate i lavori di posa di sottili cavi grigi in tutto il Comune? Non ricordo esattamente quando, ma è passato all'incirca un anno.

Bene: quello era il BUL.

Insomma, i cavi sono stati posati da un bel po' e io li vedo che pendono dal pilone della luce stradale, a cinque metri da casa mia. In attesa di essere collegati con la mia utenza.

Ma quando avverrà l'allaccio con le utenze private?

Questo è il problema. Il sito del BUL su questo aspetto tace come un adepto della Cupola (non vedo, non sento, non parlo). Inutile telefonare a Roma, alla sede del BUL. Il telefono non risponde. Circa il Comune, l'ultima volta che ho interpellato il geometra ne sapeva poco. 

Il sito del BUL è graficamente molto ben fatto. Ma i commenti in italiano li ha scritti un ingegnere che se ne fotte se la gente lo capisce o non lo capisce.

Bene! Guardando la mappa della nostra zona, si evince che i cavi sono stati già posati a Pietra de' Giorgi e Oliva Gessi. Ma i lavori sono ancora allo stadio iniziale a Mornico, Santa Giuletta, Torricella, Redavalle, Cigognola.

Dovremo aspettare il completamento dei lavori su tutto il territorio per avere, finalmente, la Banda Ultralarga?

Se è così, buonanotte ai suonatori! Faccio a tempo a passare a miglior vita!


P.S. Io l'ho messo al maschile, ma in realtà il BUL è "femmina" e pertanto si dovrebbe dire: la BUL.


giovedì 19 gennaio 2023

BASTA una NEVICATA o un TEMPORALE

Ci invitano a bypassare il più possibile il gas metano, ricorrendo per esempio alle pompe di calore. OK. Io in casa mia ne ho installate ben quattro. L'ultima l'ho acquistata con lo sconto in fattura del 50%, profittando di un bonus governativo.

Bon.

Dopo di che basta una modesta nevicata per mandare in tilt la rete elettrica. E se non è una nevicata invernale, è un temporalaccio estivo.

A quel punto con le tue pompe di calore puoi farci la birra!

Negli ultimi mesi a Pietra de Giorgi abbiamo avuto due black out. L'ultimo è avvenuto oggi, risoltosi nel giro di circa 4 ore. Il precedente, quest'estate. Più grave. Perchè ha richiesto l'installazione di un mega generatore nella piazza principale del paese. Nella cabina elettrica si era "fuso" un trasformatore. O qualcosa del genere.

L'aspetto inquietante di queste faccende non è la sospensione dell'energia elettrica. Che in qualche maniera viene ripristinata. E' il fatto di non sapere. Cos'è successo? Di chi è la colpa? (se di colpa si può parlare).

Tutte le ipotesi sono possibii: obsolescenza della rete, mancata manutenzione, caduta di un ramo sui fili elettrici etc.

Chiaro che a seconda del perché, la musica cambia. Se infatti il black out dipende da un ramo caduto, allora il "colpevole" è il proprietario del terreno che non non ha provveduto a sforbiciare i suoi alberi.

Cosa possibilissima. Qui i vignaioli curano alla perfezione i loro filari di vite. In questo periodo si fa la potatura e non è raro vedere persone fra i filari, al freddo, che armeggiano con le forbici. Ma purtroppo non hanno altrettanta cura per i "bordi" lungo strada. Basta una pioggia un po' forte e la strada si riempie di fango. Stessa cosa per quanto riguarda gli alberi, che crescono allo stato brado.

Morale della favola. Ci "cucchiamo" ogni volta il black out e non abbiamo mai la soddisfazione di sapere se dipende dall'incuria degli abitanti o se dipende da Enel-distribuzione.

Inutile chiedere in giro o chiedere al Comune. Nessuno sa mai niente. E dunque continuiamo a non potare gli alberi, nella speranza che il problema sia l'obsolescenza della rete.

P.S. due metri dopo casa mia, lungo il bordo della strada provinciale, c'è un gigantesco alloro e a seguire altre grosse piante non ben identificate. Di chi sono? Chi deve provvedere alla loro manutenzione? I proprietari delle case confinanti con quel tratto di strada o la provincia?  Una volta all'anno il Comune passa con una di quelle macchine mostruose che "triturano" tutto alla base: fusti, rami, foglie. Il risultato è che a volte il terreno cede e le piante crollano sul tetto della casa adiacente. Com'è, come non è, però l'alloro continua a svettare e rischia di ingombrare la sede stradale. Bisognerebbe salire in alto con un "cestello". Ma nessuno vuol spendere per una potatura fatta come Dio comanda.

 

venerdì 13 gennaio 2023

C'è GARA PODISTICA e gara podistica

Davanti a casa mia, in via Ferrari, ho visto passare negli anni diverse gare podistiche. 

Che tristezza!

Drappelli sparsi di donne e uomini di tutte le età, con i loro calconzini corti e le loro magliette sponsorizzate che percorrevano in su e in giù la strada provinciale. Non si sapeva dove andavano, non si sapeva da dove venivano.

Tifoserie lungo il percorso neanche a parlarne. Erano gare in solitaria, da giorno feriale. I corridori erano chiaramente indifferenti al paesaggio. Gli bastava una striscia d'asfalto in salita e in discesa. La "loro" striscia d'asfalto. La striscia d'asfalto della "loro" gara personale.

Un vuoto penumatico.

Non so chi ha organizzato queste "competizioni". L'Assessorato allo sport? La Pro Loco? Qualche Società podistica locale?

Beh, il mio auspicio è che la prossima volta si faccia qualcosa di meglio. Anche in questo caso non si tratta di spendere più soldi. Si tratta di avere una immaginazione più fervida. Orientata verso il lato buono della vita.

Per Pietra de' Giorgi mi augurerei qualcosa di più "passionale" e di più tradizionale. Autentiche corse campestri, disputate fra le vigne. Con tanti giovani desiderosi di mettersi in luce. Con ali di folla ai lati del percorso. Magari, perché no, gare competitive. Dove ci sono dei "campioni" da consacrare.

Basta con queste tristi esibizioni di "coscette" senz'arte nè parte. Senza gioia. Senza entusiasmo. Senza partecipazione.

Apriamo le gare con uno squillo di tromba. E divertiamoci insieme ai paesani degli altri borghi.

Non sembra di chiedere molto. Ma coi tempi che corrono e con certe facce di pietra che si vedono in giro, forse è chiedere tanto.

giovedì 12 gennaio 2023

Forse il vecchio CURATO può fare qualcosa di utile!

In questo momento il mondo del clero è spaccato in due: falchi (come Kirill o come gli Ayatollah iraniani) e colombe. Da noi a Pietra de' Giorgi sopravvive una terza figura, quella del buon curato d'antan, amante della buona cucina e con la tonaca fino ai piedi.

Non essendo religioso, io non ho mai messo piede nella chiesa di Castagnara e perciò non so se il nostro attuale curato, oltre ad essere un provetto guidatore è anche un forbito oratore.

Però so che sovrintende a un bellissimo edificio, che è quella specie di battistero a pianta quadrata, con gli angoli smussati e due  ingressi che sorge a fianco della chiesa. Battistero, oratorio... non so di cosa si tratti. L'ho potuto vedere di dentro solo sollevandomi fino al bordo di una delle grandi finestre del piano inferiore (sopra ci sono bellissime finestre ovali).

Chi ha congegnato un simile prezioso edificio deve aver pensato più a incontri mondani che ad adunate religiose. Là dentro ci si immagina infatti tutti con il vestito della festa ad ascoltare un quartetto d'archi.

Purtroppo non credo che l'edificio sia mai stato "sdoganato". Da quando io vivo a Pietra de' Giorgi (cioè dal 2004) non ci ho mai visto brillare all'interno una luce o vibrare un suono. Neanche una voce.

Cosa si aspetta a mettere a disposizione di questa comunità derelitta un tale prezioso reperto "rinascimentale"?  

P.S.

Nelle vicinanze di questo "oratorio" sorge la casa dei Melograni, che ai vecchi tempi era un asilo. E' stata ristrutturata in modo da ospitare famiglie con bambini in terapia al San Matteo di Pavia. Purtroppo è stata inaugurata poco prima che scoppiasse il covid e dunque ha potuto avere solo pochi ospiti. Attualmente sembra dismessa e questo costituisce di per se uno sfregio. Non so cosa sia costato il lavoro di ristrutturazione e chi l'abbia pagato. Sicuramente qualcuno potrà spiegarmi come stanno le cose.

mercoledì 11 gennaio 2023

Del COMUNE non abbiamo proprio BISOGNO!

Ovviamente la frase va intesa in senso lato. 

Del Comune abbiamo bisogno se vogliamo rinnovare la carta di identità. Al Comune dobbiamo portare la nostra bella pratichetta se vogliamo costruire una veranda. Etc. Etc.

D'altronde non siamo nel Far West, dove l'unico problema all'inizio era costituito da Toro Seduto o da Cavallo Pazzo. Anzi. L'italia è il paese dove ogni cosa richiede una carta bollata, un permesso, un'istanza etc. etc....

In che senso allora non abbiamo bisogno del Comune?

Non ne abbiamo bisogno, fondamentalmente, se vogliamo IMMAGINARE un futuro per Pietra de' Giorgi. 

Prima cosa: se ci sforziamo, possiamo arrivarci anche noi a immaginare un futuro per Pietra de' Giorgi. Noi abitanti di Pietra. Noi che non siamo Assessori o Sindaci.

Seconda cosa: l'Amministrazione Comunale fino ad oggi non ha esattamente brillato per fantasia. Forse non è nelle sue corde progettare qualcosa. Forse non è nelle sue intenzioni riscattare questo paese dormitorio dal suo pacioso declino.

Terza cosa: non abbiamo visto Assessori spendersi molto per fare qualcosa. Molti Assessori di Pietra si direbbe che dormono il sonno di Biancaneve. Per cui qui non si fanno gare di atletica e non si mette a disposizione della collettività una biblioteca o un archivio. Tanto meno un museo!

A pensare male, vien da pensare che fare l'Assessore predalino consista unicamente nel mettersi una patacca sull petto. 

Oddio... ogni tanto si organizza qualche evento, per lo più gastronomico, ma a volte anche culturale.

Solo che a organizzarlo è spesso gente che ne sa poco, che improvvisa, che è piena di boria ma povera di istruzione. Oppure è gente che non possidede una fantasia sfrenata. E che perciò propone sempre le solite... arie!

Questo è un paese che è stato contadino fino a 60 anni fa. Inutile proporre il salotto musicale borghese. Caso mai offriamo ai cittadini di Pietra un bel concerto (danzante) di fisarmoniche. Tanto per non scordarci le radici e meditare sul tempo che passa (nel tempo che passa mettiamoci anche il declino della fisarmonica di Stradella, che è stata nei tempi gloriosi un punto di riferimento mondiale).

Se proprio si vuol fare musica classica, allora pensiamoci su due volte. Perchè la musica "alta" arriva anch'essa al cuore, ma va apparecchiata come se fosse un pranzo di nozze.

Anche Pavia non brilla come una stella di prima grandezza. Ma nel paniere pavese c'è qualcosa a cui Pietra può attingere. Per esempio il teatro di improvvisazione.

Anche in questo caso non abbiamo bisogno del Comune. Ci sono case in questo paese abbastanza grandi per ospitare un evento teatrale. 

Tassativamente su invito, nevvero, per non scatenare il can che dorme. Quanto al cachet, chi  non è disposto a fare un'offerta, in cambio di un'ora di buon umore?


martedì 10 gennaio 2023

QUALCUNO... ha ... PARLATO!

Dopo il mio ultimo post (chi sa... parli) mi sono sentito avvolto da un SILENZIO assordante. Tanto è vero che mi sembrava di essere un tenentino dei carabinieri alla disperata ricerca di un "pentito" a cui estorcere chissà quali segreti di mafia.

Poi... qualcuno ha parlato e mi ha detto quello che non avrei mai immaginato: mentre io ero in vacanza in Trentino, per sfuggire all'Anticiclone Africano, intanto qui a Pietra si organizzava  un'iniziativa di un certo rilievo, proprio nella piazza a cui facevo cenno io: la piazza Unità d'Italia, dove c'è la sede della Pro Loco. Si è chiamata SOLO CAFFE' e si è svolta da maggio a ottobre, tutti i lunedì.

Andrebbe spiegato quel "solo", che sembra evocare scenari tipo la serie prodotta da Sky. Avete presente: Pineta, la Fusco, il Viviani, i Bimbi...

Semplice. Il "solo" implica il fatto che i locali della pro loco non sono attrezzati per fare cucina e ospitare gente. Per cui: accontentatevi del caffè e bevetelo in piazza!

(Eppure ricordo che una sera, dopo la prima ondata di Covid, ci si è riuniti dentro il locale a mangiare salame e pizzette. Forse per via del fatto che a un certo punto si è messo a diluviare...).

Lodevole? Perchè negarlo. Un po' pochino, direbbe la Fusco. Ma l'importante è cominciare.

Il solito qualcuno che "ha parlato" mi ha informato che la pro loco si intitola SOCI pro PIETRA. 

Dunque bisogna essere "soci" per dare il proprio contributo.

In un paese di 900 abitanti, mi sembra una corbelleria.  Vuoi vedere che magari in questa cosa che si intitola Soci per Pietra c'è anche un Presidente e magari anche un Segretario?

Ma guarda cosa mi sono perso ad andare in Trentino!



 

sabato 7 gennaio 2023

PROGETTI per PIETRA de' GIORGI

Abbiamo parlato ampliamente di Pietra de' Giorgi com'è diventata nel tempo e di quali sono i suoi limiti. Adesso si tratta di cominciare a pensare a dei "progetti" per renderla di nuovo vivace e accogliente. Per renderla insomma... un VILLAGGIO FELICE (come recita il titolo di questo blog).

Comincio io... se vi sta bene. Dopo di che ben vengano suggerimenti intelligenti da parte di chiunque.

1) Da quando ha chiuso il bar-trattoria-posteria dei coniugi Torti-Tidone non esiste più a Preda alta (che comprende anche Castagnara e Pecorara) un luogo di aggregazione. Soprattutto per i pensionati, ma non solo. Il negozio di alimentari che è stato aperto nella piazza del paese da Antonella Morini e da suo marito ha di fianco un locale inutilizzato che potrebbe fungere da bar. E' piccolo, ma almeno la gente non sarebbe costretta a bere il caffè in piedi in un bicchiere di plastica. 

Naturalmente lo scrivente ignora se sussistono motivi amministrativi che ostacolano l'iniziativa o se è semplicemente una scelta di Antonella. Val la pena di informarsi. Chi sa, parli!

2) Ci vengono in mente altri spazi che potrebbero trasformarsi in un locale ricreativo. Per esempio, quel locale "basso" che c'è in piazza Unità d'Italia e che credo sia a disposizione della Pro Loco.  Le voci dicono che non ha l'agibilità. Ebbene, procuriamocela. Cosa aspettiamo? (sottinteso, cosa aspetta il Comune a occuparsi fattivamente della faccenda). Questo locale, con annessa cucina, viene aperto in agosto quando si organizzano in piazza feste danzanti e quant'altro. In questi casi l'agibilità non costituisce un problema. Allora, come la mettiamo? Chi sa parli...

3) In generale a Pietra manca il minimo senso della comunità. Singole persone aiutano singole persone. Ma la cosa finisce lì. Il punto è che Pietra domina la cultura del clan familiare (e del clan in genere: il caso delle varie Amministrazioni comunali che si sono succedute nel tempo, con le loro logiche da conventicola,  insegna). E perciò è difficilissimo orchestrare iniziative a favore di... estranei al clan. Eppure il paese è pieno di vecchi e non tutti sono arrivati all'ultima spiaggia. Vale a dire alla badante. Cioè, il paese è pieno di persone che avrebbero bisogno di essere "supportate", in tutti i sensi. 

A naso le difficoltà frapposte dalla mentalità dei prealini (che cozzano con l'ipotesi di un auto-aiuto, cioè con iniziative solidali) sono insormontabili. Propongo, molto banalmente, di cominciare a parlarne. Si raccolgono opinioni...

4) Fino ad ora abbiamo elencato proposte a costo zero, o quasi. Sappiamo che esistono in Italia un sacco di Comuni, più o meno grandi, che hanno messo in piedi coraggiosi e lungimiranti progetti, per esempio nel campo dell'energia, dell'accoglienza, della socializzazione... Certo qui la faccenda si fa più complessa, perchè presuppone autorizzazioni, finanziamenti e quant'altro. Cominciamo da poco: chi ha segnalazioni interessanti e pertinenti... si faccia avanti... L'amministratore del blog promette di condurre un'indagine in tal senso. Domanda: volendosi tirar su le maniche, cosa si può fare di utile in un piccolo paese, che non sia il solito gruppo di lettura e la solita biblioteca?

Io intuisco che un primo passo intelligente potrebbe essere quello di scovare e far parlare un "manager" del Terzo settore. Chi ha le conoscenze giuste, si dia da fare...

Per oggi ci fermiamo qui. Alla prossima. Nella speranza che qualcuno faccia udire la sua voce (basta un messaggio WhatsApp).

P.S Come la vedo io si tratterebbe di immaginare iniziative che giovino alla comunità dei residenti e non di iniziative che facciano business. Quando si parla dell'Oltrepò pavese si tende infatti di solito a ipotizzare azioni che rilancino l'economia locale. Come se il problema non fosse far star meglio la gente, ma solo arricchire gli imprenditori. Nell'illusione, tipicamente liberista, che più soldi nelle tasche di chi fa impresa facciano la felicità di tutti.





 

martedì 3 gennaio 2023

ELOGIO del FAI da TE (forzato)

Fai da te ... forzato. Cosa significa?

Significa che a Pietra de' Giorgi... devi arrangiarti!

Una volta c'era un muratore (l'ottimo Venditti). Adesso è in pensione. Prima di lui io mi sono servito di un muratore di Mornico (l'ottimo Crevani, purtroppo defunto). Ma era una disperazione! Veniva solo se mia moglie lo pregava in ginocchio.

In compenso ci sono un sacco di praticoni, spesso arroganti, che vengono da altri paesi (non dico quali, ovvio, ma potete immaginarlo) che conoscono l'arte edilizia come il mio gatto.

Morale: a Pietra de' Giorgi se vuoi rendere vivibile la tua casa, che è un colabrodo, devi imparare tu il mestiere.

Anche in questo Pietra si conferma per quello che è: un deserto!

Abbiamo già parlato delle graziose villette che sono sorte in periferia (spesso fatte edificare da predalini) e del "centro storico" che è un cimitero degli elefanti. Io ho comperato una casa che si trova sulla linea di confine fra il centro storico e la periferia delle villette. E' una casa centenaria, che ha subito diverse frettolose "ristrutturazioni", ma che possiede i difetti di una edilizia povera, improvvisata.

Per anni ho combattuto contro l'umidità, la muffa, le infiltrazioni d'acqua... Posso dire che ho quasi vinto la mia battaglia (parlo come un autocrate orientale), ma certo non posso fare niente contro la crepa da distacco che si sta profilando fra la mia casa e quella della vicina, a cui è malamente"attaccata".

Magra consolazione: se vedrò la casa crollare lo vedrò dall'alto dei cieli.

Ma non sono solo i muratori che latitano a Pietra. Lo stesso discorso vale per gli elettricisti e in misura minore per gli idraulici. I "miei" elettricisti si sono tutti e due ritirati e lavorano adesso sotto padrone. Amen.

In compenso sulla strada che scende verso il piano ci sono parecchie case che hanno usufruito del bonus facciate. Alcuni li conosco: sono persone agiate che vivono in città.

Ecco un altro esempio della forbice sempre più larga che si sta creando fra "ricchi" e "poveri".

Insomma, lo scotto che si paga per vivere a Pietra de' Giorgi è piuttosto alto. Peccato, perché sarebbe anche una bella località.



SIGNORI, GETTO la SPUGNA

Oggi ho avuto una crisi di sconforto. Ma non per quello che fa Trump o Putin o quel criminale che governa a Tel Aviv.  Per come siamo messi ...