C'è chi la casa ce l'ha e chi vive in affitto. A Pietra de' Giorgi, potrete immaginarlo, prevale decisamente la prima soluzione. Qui, in questo villaggio "dimenticato", quasi tutti sono proprietari.
La maggior parte delle case di proprietà sono case "carine". Costruite in anni abbastanza recenti, alla periferia del paese. Villette, insomma. Come quelle che incontri lungo la statale 10. Solo che queste sono inserite in un paesaggio decisamente più bello.
Quello che NON cambia, però, è la fatica di tener casa. Qui, come a Broni o a Santa Giuletta, per abitare in una casa confortevole bisogna sudare sette camicie.
E non parlo dei mestieri di casa. Che pure costituiscono un onere non da poco. Come sa qualunque casalinga (qui a Pietra i maschi che fanno i lavori domestici sono pochini...).
Parlo della manutenzione. La maledetta manutenzione!
La pattumiera. Esempio "banale" numero 1. Dieci anni fa comperammo una nuova cucina e fin dal primo giorno la pattumiera, estraibile, ci ha dato dei grattacapi. Perché? Perché era rettangolare e quasi nessun sacchetto per la spazzatura ci si adattava.
Dopo un po' la vigliacca ha cominciato ad uscire dai suoi binari. Così! Quando ne aveva voglia lei. Bestia! che fatica rimetterla ... in carreggiata.
Un mese fa abbiamo deciso finalmente di cambiarla e ne abbiamo comperata una rotonda, con la cordetta che alza il coperchio quando apri l'anta. Bella, di metallo. Cinquanta euro! In un negozio di arredamento. Non in un Briko qualsiasi...
Ma questo è un esempio da poco. Anche se la lista delle cose comperate, rottamate e sostituite in dieci anni è lunga come un treno merci (televisori, lavatrici, ferri da stiro...).
Vogliamo piuttosto parlare dei lavori di MANUTENZIONE della casa?
Non tutti hanno la fortuna di abitare in una villetta di recente costruzione. Noi abitiamo in una casa centenaria, al confine del paese. E se non avessimo avuto la prontezza di fare subito dei lavori di manutenzione "straordinaria" oggi avremmo già optato per la casa di riposo.
La mancanza d'aria e di luce. Esempio meno "banale" numero 2. E sì, perchè i contadini di 100 anni fa non temevano il caldo estivo. Temevano il freddo invernale. E quindi: finestre piccole e dove possibile... niente finestre. Ergo, per poter vivere confortevolmente nella nostra casa centenaria abbiamo dovuto aprire finestroni sulla valle (dove prima non affacciavamo) e finestre interne nei tramezzi fra una stanza e l'altra. Adesso abbiamo la soddisfazione di poter dormire al piano sotto tetto senza dover usare l'aria condizionata. Ci pensa il venticello di collina, che "entra" verso le nove di sera e spira per metà della notte, scorribandando in ogni locale.
La mancanza di isolamento termico. Esempio meno banale n. 3. La nostra casa centenaria ha cantine a prova di tsnunami, con pareti triple. Ma, man mano che si sale le pareti si assottigliano, perchè il secondo e terzo piano è stato costruito in tempi più recenti e con mattoni vuoti. Mica i Poroton! No, i normali mattoni. Ergo, l'isolamento lascia un po' a desiderare. Un tempo a Pietra c'era il Venditti che faceva i lavoro edili e al Venditti commissionammo cappotti per tutte le stagioni. Prima che ci fossero le recenti agevolazioni governative (bonus facciate).
Purtroppo la mente non è mai abbastanza pronta e quindi dimenticammo di isolare a dovere il sotto tetto, insufflando materiale isolante. Una tecnica che, a ripensarci, allora forse non era ancora molto praticata. Adesso sto rimediando con un isolamento "interno" leggero. Perché leggero? Perchè non ho trovato un volenteroso che mi aiutasse a montar su un controsoffitto (io ormai non riesco più a cavarmela da solo... soprattutto sulle scale). E quindi ho dovuto accontentarmi di pannelli isolanti da incollare. Gli studenti di oggi sono tutti evidentemente poco volenterosi e non gli interessa guadagnare un extra facile, facile. Io da bambino mi facevo la mancetta dipingendo staccionate. In questo caso si trattava solo di "sparare" tasselli! Altri tempi!
Morale della favola: non voglio immaginare l'eventualità che io fossi uno di quegli uomini che non sanno neanche piantare un chiodo. Cosa mi sarebbe costato trasformare la cantina (ex stalla per le bestie) in una cantinetta e il ripostiglio per gli attrezzi nel mio studio? Per non parlare di altre centinaia di lavoretti.
Senza contare il fatto che qui a Pietra gli idraulici, gli elettricisti, i muratori ci vengono il meno possibile. Che sia un altro aspetto della maledizione della collina?