Abbiamo parlato ampliamente di Pietra de' Giorgi com'è diventata nel tempo e di quali sono i suoi limiti. Adesso si tratta di cominciare a pensare a dei "progetti" per renderla di nuovo vivace e accogliente. Per renderla insomma... un VILLAGGIO FELICE (come recita il titolo di questo blog).
Comincio io... se vi sta bene. Dopo di che ben vengano suggerimenti intelligenti da parte di chiunque.
1) Da quando ha chiuso il bar-trattoria-posteria dei coniugi Torti-Tidone non esiste più a Preda alta (che comprende anche Castagnara e Pecorara) un luogo di aggregazione. Soprattutto per i pensionati, ma non solo. Il negozio di alimentari che è stato aperto nella piazza del paese da Antonella Morini e da suo marito ha di fianco un locale inutilizzato che potrebbe fungere da bar. E' piccolo, ma almeno la gente non sarebbe costretta a bere il caffè in piedi in un bicchiere di plastica.
Naturalmente lo scrivente ignora se sussistono motivi amministrativi che ostacolano l'iniziativa o se è semplicemente una scelta di Antonella. Val la pena di informarsi. Chi sa, parli!
2) Ci vengono in mente altri spazi che potrebbero trasformarsi in un locale ricreativo. Per esempio, quel locale "basso" che c'è in piazza Unità d'Italia e che credo sia a disposizione della Pro Loco. Le voci dicono che non ha l'agibilità. Ebbene, procuriamocela. Cosa aspettiamo? (sottinteso, cosa aspetta il Comune a occuparsi fattivamente della faccenda). Questo locale, con annessa cucina, viene aperto in agosto quando si organizzano in piazza feste danzanti e quant'altro. In questi casi l'agibilità non costituisce un problema. Allora, come la mettiamo? Chi sa parli...
3) In generale a Pietra manca il minimo senso della comunità. Singole persone aiutano singole persone. Ma la cosa finisce lì. Il punto è che Pietra domina la cultura del clan familiare (e del clan in genere: il caso delle varie Amministrazioni comunali che si sono succedute nel tempo, con le loro logiche da conventicola, insegna). E perciò è difficilissimo orchestrare iniziative a favore di... estranei al clan. Eppure il paese è pieno di vecchi e non tutti sono arrivati all'ultima spiaggia. Vale a dire alla badante. Cioè, il paese è pieno di persone che avrebbero bisogno di essere "supportate", in tutti i sensi.
A naso le difficoltà frapposte dalla mentalità dei prealini (che cozzano con l'ipotesi di un auto-aiuto, cioè con iniziative solidali) sono insormontabili. Propongo, molto banalmente, di cominciare a parlarne. Si raccolgono opinioni...
4) Fino ad ora abbiamo elencato proposte a costo zero, o quasi. Sappiamo che esistono in Italia un sacco di Comuni, più o meno grandi, che hanno messo in piedi coraggiosi e lungimiranti progetti, per esempio nel campo dell'energia, dell'accoglienza, della socializzazione... Certo qui la faccenda si fa più complessa, perchè presuppone autorizzazioni, finanziamenti e quant'altro. Cominciamo da poco: chi ha segnalazioni interessanti e pertinenti... si faccia avanti... L'amministratore del blog promette di condurre un'indagine in tal senso. Domanda: volendosi tirar su le maniche, cosa si può fare di utile in un piccolo paese, che non sia il solito gruppo di lettura e la solita biblioteca?
Io intuisco che un primo passo intelligente potrebbe essere quello di scovare e far parlare un "manager" del Terzo settore. Chi ha le conoscenze giuste, si dia da fare...
Per oggi ci fermiamo qui. Alla prossima. Nella speranza che qualcuno faccia udire la sua voce (basta un messaggio WhatsApp).
P.S Come la vedo io si tratterebbe di immaginare iniziative che giovino alla comunità dei residenti e non di iniziative che facciano business. Quando si parla dell'Oltrepò pavese si tende infatti di solito a ipotizzare azioni che rilancino l'economia locale. Come se il problema non fosse far star meglio la gente, ma solo arricchire gli imprenditori. Nell'illusione, tipicamente liberista, che più soldi nelle tasche di chi fa impresa facciano la felicità di tutti.
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