Nel dibattito che "infuria" sui giornali a proposito dell'ultimo caso di femminicidio si usa a sproposito il termine patriarcato. E' la dimostrazione che noi siamo un paese in cui l'opinione pubblica e i media ragionano un tanto al chilo. Basterebbe leggere il pezzo (divulgativo) di Wikipedia sul patriarcato per rendersi conto che si è trattato di una grossa "bolla" storica, cioè di un sistema sociale, politico, culturale che a un certo punto è diventato così pervasivo da sembrare "naturale".
Niente a che vedere con la situazione (nè carne nè pesce) che stiamo vivendo in Italia. Fermo restando che in Italia si mettono in atto ancora discriminazioni di genere. E soprattutto molti uomini ragionano ancora come se le donne fossero la loro riserva indiana, a cui vendere del pessimo gin e da mantenere in uno stato di penosa subordinazione.
Ma quanto è condivisa questa mentalità? Difficile stabilirlo. Però chiunque nel suo piccolo può verificare facilmente che non è estinta per niente. Due anni fa a Macugnaca l'appartamento accanto al nostro era occupato da un gruppetto di maschi su 18 anni. Il loro discorso batteva spesso sulle ragazze. Solo che non le chiamavano ragazze, ma le chiamavano "fighe" (ve lo immaginate se le ragazza chiamassero i maschi "cazzi"!). Nelle aziende che io ho frequentato (case editrici e non allevamenti di polli) i discorsi fra dirigenti e impiegati vertevano spesso sulle colleghe, di cui - in loro assenza ovvio- si parlava sempre male. Quando il discorso si elevava di tono era per fare battute pecoreccie. Io avevo calcolato che prima di affrontare una questione di lavoro il galateo maschilista prevedeva almeno 10 minuti dedicato al trionfo del cazzo.
Non so quanto c'entri tutto ciò con i femminicidi. Sicuramente c'entra con gli stupri di gruppo. Però sono convinto che ha a che fare con il patriarcato solo di riflesso. Intendendo per PATRIARCATO il controllo istituzionalizzato del "padre" sulla moglie e sui figli, maschi compresi. Cioè un sistema di potere con un inizio, un'evoluzione, una struttura, un linguaggio, una morale, una letteratura, una teologia e ... chi più ne ha più ne metta.
Ma ipotizziamo che in qualche modo c'entri. Bè, in tal caso ... si tratta solo di una penosa parodia del patriarcato. L'onda lunga di un qualcosa che fino a pochi anni fa era un ben oliato e ben radicato sistema di potere. La penosa rivalsa di maschi che trovano la parità di genere una cosa difficile da digerire e che si accontentano di buttare in battutaccia sessista una superiorità che ormai è cibo per i gatti.
Certo le donne sono costrette ancora a restare al palo troppo spesso. E soprattutto non riescono a liberarsi del concetto che la loro mission, su questa terra, è ... sollazzare il maschio. Non tutte per fortuna la pensano così, ma è facile che le adolescenti caschino in questa trappola, perchè il modello che la società propone è ancora quello della Barby.
Del corpo (erotizzato) delle donne se n'è parlato a lungo, anni fa. Si è fatto anche un film e si è scritto un libro con questo nome. Ma non si direbbe che questo dibattito, ormai sopito, sia servito a spostare l'asse verso una concezione un po' meno triviale della donna. Non si fanno più trasmissioni come Colpo grosso o come Non è la Rai (al limite della pedofilia). Ma basta girare per le strade per accorgersi che il prototipo della donna non è Rita Levi Montalcini, ma una qualche pin up di turno.
Fateci caso: gli unici che non erotizzano il corpo femminile sono Dolce e Gabbana!
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