Non dico niente di nuovo se butto lì: il maschio violento è un maschio fragile. Fra l'altro proprio sul Domani di oggi c'è un bell'articolo che analizza, in un'ottica psicanalitica, questa problematica.
Questa affermazione tranchant può sembrare, agli occhi di uno della mia generazione, persino banale. Negli anni '70 la pensavamo già tutti in questi termini. Chi se lo ricorda il film San Babila ore 20 di Carlo Lizzani (1976) dove i sanbabilini sono raccontati come viziati e nevrotici rampolli di buona famiglia che usavano il manganello per scopare? Non solo. In quegli anni si era già cominciato a processare il sistema patriarcale. Anche se l'ideologia della Sinistra in quel momento appiattiva un po' le cose, identificando il Patriarcato con la Borghesia (come identificava la violenza del Maschio con quella del Fascista; esemplare in questo senso Salò di P.P. Pasolini, del 1975). Questo ovviamente ci impediva di vedere il Patriarcato che "c'era in noi". Purtuttavia il seme era stato gettato e, seppur in una logica dottrinaria di lotta di classe, si riusciva a intravvedere la saldatura fra il privato e il politico.
Ma poi di tutto questo lavorìo si sono perse le tracce. E la domanda che viene spontanea è: "Cosa diamine è successo! Come è possibile che sia stato tutto inutile?".
Riepilogo alcune tappe di questa vicenda per coloro che sono giovani e dunque non sanno cosa bolliva in pentola negli anni '60. Allora tutti noi, persino i compagni del partito comunista, bazzicavamo la psicologia (e questo malgrado il PCI non avesse mai amato Freud). Jung, con la sua teoria dell'animus e dell'anima (ovvero il lato maschile di una donna e il lato femminile di un uomo) ci era familiare. Era anche l'epoca in cui l'antipsichiatria inglese accusava la famiglia di essere la madre di tutte le nefandezze. Cito, a mo' di esempio, un film che fece scalpore: Diario di una schizofrenica. Era guarda un po! il 1968. Ma nel 1971 ebbe altrettanto successo Family Life. Molti di noi crescevano all'ombra delle teorie di Ronald Laing e di David Cooper e nella cinematografia che si ispirava a questi psichiatri era implicito il concetto che la malattia mentale fosse il sottoprodotto di una "microfisica del potere", a cui non era estranea la logica capitalistica, ma anche quella patriarcale. Sempre del '68 è If di L. Anderson, che raccontava una violenta rivolta giovanile contro il sistema educativo inglese intriso di violenza e di nonnismo. Arancia meccanica, film visionario e distopico sulla violenza giovanile (ma in realtà del sistema) è del 1971. L'anno prima era uscito Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto con Gian Maria Volontè nei panni di un commissario di polizia. Il film era imperniato sulla figura del maschio di potere, violento ma intimamente fragile (quanto mai attuale!), che sentendosi ridicolizzato dalla sua amante (Florinda Bolkan) la uccide. E per finire questa carrellata non si può non citare il film di Luis Bugnuel, Il fascino discreto della borghesia (1971), che rappresenta la narrazione più sistemica e più metaforica. Ma persino un filmetto leggero come Candy e il suo pazzo mondo, con Eva Aulin (1968) conteneva una critica, seppur velata, al sessismo maschile, a cui non era estranea la stessa cultura hippy.
Certo in tutte queste pellicole (tralascio di parlare dei libri e dei saggi filosofici, limitandomi a ricordare che gli scritti di Foucault sulla sessualità e il potere risalgono al 1976) c'era dentro molta ideologia. Per anni la Sinistra si alimenterà di parole d'ordine sommarie, prima di annacquare il suo discorso rinnegando le sue origini. Ma è stupefacente che dopo 50 anni, adesso che è scoppiato il caso di Giulia Cecchettin, i giornali e le trasmissioni televisive abbiano rispolverato, come se niente fosse, un armamentario di teorie che erano già ampiamente acquisite ai tempi della mia giovinezza, ma che vengono raccontante oggi come se fossero novità assolute. Dalla teoria del patriarcato come asse portante della società a quella del maschio violento, ma fragile che uccide. Unica vera novità, rispetto ai miei tempi, è la messa a fuoco del narcisismo delle giovani generazioni (teoria cara a Crepet), come conseguenza degli errori educativi compiuti dalle famiglie permissive. Una critica della famiglia in aperta controtendenza rispetto alla critica della famiglia (autoritaria) in voga negli anni '60.
Ma tornando alla domanda che ho fatto all'inizio, come è possibile che tutta questa elaborazione culturale e politica, che risale agli anni del '68, pur con tutti i suoi limiti, si sia volatilizzata come nebbia al sole e oggi, di fronte a certi sciagurati fatti di cronaca, si sviluppi sui media un dibattito in cui, viene spesso venduta come nuova una merce che ha almeno 50 anni.
Io qualche modesta ipotesi voglio provare ad avanzarla. La prima: il movimento che si è sviluppato a partire dal '68 purtroppo poi è degenerato nella Lotta armata e questo non ha certo favorito il diffondersi delle teorie progressiste predicate dalla generazione sessantottina. Anzi, in un certo senso le ha condannate all'oblio. La seconda: in Italia c'era, coi piedi ben piantati per terra, una maggioranza silenziosa nostalgica e reazionaria. Non dimentichiamoci che quegli erano anche gli anni dello stragismo e dei tentativi, per fortuna abortiti, di dare una sterzata autoritaria al paese. Per un po' questo paese sommerso ha subito l'iniziativa della Sinistra militante: gravissima la sconfitta che ha subito nel 1974, con il Referendum per il Divorzio. Quando poi la Prima Repubblica è stata travolta da Tangentopoli, la cultura di questa maggioranza silenziosa, non più "irregimentata" dai partiti tradizionali, ha trovato una sponda nel berlusconismo, che l'ha legittimata e resa appetibile, dopo tanti anni di violenza e di scontro.
A questo proposito non va dimenticato che Berlusconi, prima della sua discesa in campo (1994) era un uomo di Televisione e che le sue Televisioni da anni trasmettevano, col consenso generale, alcuni intrattenimenti fra i più offensivi nei confronti delle donne. Come Colpo Grosso (anni '80), lo show delle casalinghe che facevano lo spogliarello in diretta - prodotto dalla Fininvest - e come Non è la Rai (Canale 5, anni '90), uno show al limite della pedofilia che esibiva tutto il tempo ingenue ragazzine in costume da bagno (per la cronaca, gli unici che ebbero il coraggio di criticarlo furono Vasco Rossi e Telefono Azzurro).
Ciò sembra suggerire oggi l'idea che l'accettazione passiva della tradizione patriarcale nelle sue manifestazioni più triviali e patetiche non sia stato un perverso scherzo del cielo, ma sia stato bensì una ben orchestrata strategia di "intrattenimento" della società.
Nessun commento:
Posta un commento