Suzzara, "graziosa" cittadina del Mantovano. Non lontana da Guastalla "patria" di Ligabue e da Gonzaga.
Val la pena di visitarla? Sì, per una ragione precisa. A Suzzara c'è il museo che ospita i quadri che si sono piazzati nel premio Suzzara. Un "torneo" pittorico che si è iniziato a tenere negli anni '50 e che ha visto fra i suoi concorrenti pittori come Dudreville e Ligabue.
La giuria era composta di intellettuali (fra cui Zavattini), di contadini, di operai e di impiegati. I premi erano in natura: un vitello, un trattore etc. L'obiettivo del premio: quello di avvicinare il popolo all'arte. I concorrenti appartenevano per lo più alla corrente del realismo e del realismo esistenziale, trionfante a Milano nel dopoguerra. Correnti pittoriche coeve dei nuclearisti di Baj e Dangelo. Il soggetto era spesso il lavoro.
Io da bambino ho personalmente conosciuto Piero e Dimitri Plescan, due realisti esistenziali. Era l'epoca in cui l'aria di Milano era ammorbata dal tanfo del carbone. C'erano ancora i gasometri di Sironi. I frigoriferi si contavano sulle dita di una mano. In compenso le macchine erano ancora poche e si viaggiava sui tram. Le gallerie d'arte e le librerie attiravano la gente come mosche. C'era vitalità, cultura, voglia di fare... Piazza del Duomo era piena di luminarie e di notte, attorno alla statua equestre di Vittorio Emanuele II, ci si radunava per parlare di politica.
Ma perchè vi parlo del premio Suzzara?
Perché qualche lettore ha apprezzato l'immagine del blog, che è tratta dal quadro "Una merenda contadinesca" del vincitore del premio Suzzara, il pittore ligure Aurelio Caminati.
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