Io non ho la palla di vetro, ma credo di poter azzardare l'ipotesi che la
Pietra de' Giorgi che continuerà ad esistere non sarà la Pietra de' Giorgi del
centro storico, già fin da ora in stato di penoso abbandono. Sarà la Pietra de' Giorgi delle case fuori paese, cioè delle villette unifamiliari.
Peccato che queste case non siano in grado di creare una realtà di Villaggio, anche se nella maggior parte dei casi sono abitate da Predalini.
Vediamo di conoscere un po' più da vicino la realtà di questo "tessuto" urbanistico che è venuto su in tempi abbastanza recenti e che, come abbiamo già detto, non c'entra niente con la Pietra de' Giorgi originaria.
Una prima considerazione.
Tutte queste villette appartengono a persone che dopo aver emigrato per necessità o per scelta, lasciandosi alle spalle una casa fatiscente in paese, sensibili al richiamo del cuore hanno deciso da vecchi di tornare sui loro passi, costruendo alla periferia del paese una casa più confortevole di quella originaria.
Un caso per certi versi esemplare è quello di Angelo Manfredi, che dopo aver tentato, giovanissimo, la sorte voltando le spalle al lavoro dei campi e aprendo bottega a Milano, da anziano è tornato nel villaggio natio. Ma non si è sognato di andare a vivere nella vecchia, angusta, abitazione di famiglia e si è fatto costruire una villa fuori paese, sulla strada per Mornico.
Un altro caso significativo è quello di Maria Giulia Mezzadra. Il nonno originario di Cava Manara, si era installata in un complesso rurale situato al
principio della via Moretti, la via che conduce alla distilleria. Una via stretta, che un tempo era un sentiero. Nel 1959 il padre
di Maria Giulia, decidendo di ritirarsi, vende il rustico e costruisce una
villetta panoramica su due piani in
via Ferrari, nel tratto che scende verso la chiesa di Castagnara.
Oggi il "rustico" di via Moretti, che un tempo aveva anche una stalla e diversi locali di lavoro, è uno dei pochi edifici del centro storico che è stato restaurato e trasformato in casa d'abitazione.
Anche Peppino Astranti, portalettere in
pensione di Pietra de' Giorgi, abitava in una delle case minime del
"centro storico". Anche lui a un certo punto ha deciso di vivere in
un ambiente più confortevole e si è fatto costruire una graziosa villetta in via Ferrari, subito fuori paese.
Un'altra predalina la cui famiglia abitava nel "centro storico", Renata Ferrari, adesso abita col marito a Milano. Ma possiede un villone alla periferia di Pietra che è stata costruita negli anni '70 in uno stile che a me piace definire alla Cormayeur. Per mantenere in buone condizioni questa casa decisamente impegnativa, lei e il marito vengono su spesso a pulirla e a farci dei lavori. Oltre all'orto coltivano, a livello amatoriale, qualche vigna.
I casi citati appartengono tutti alla Pietra de' Giorgi di sopra, quella dove è situato il Comune. Ci sono però tutto attorno parecchie frazioni, alcune in collina (come Pecorara) altre al piano (come Scorzoletta).
Le frazioni più antiche, un tempo più importanti di adesso, versano in uno stato di abbandono simile a quello del capoluogo. Altre, invece, sono più simili al villaggio delle villette di cui abbiamo parlato. Sono frazioni fatte di casette unifamilari sorte abbastanza di recente, mediamente anonime, quasi tutte dislocate lungo la strada provinciale 198 che collega Broni con l'entroterra di Rocca de' Giorgi.
E il Covid? Il Covid ha inciso in qualche maniera sulla vita di questa antica comunità di contadini vignaioli?
Rispetto ad altre località, che hanno visto un massiccio trasferimento di cittadini per lo smart working, Pietra de Giorgi è stata appena sfiorata da questo fenomeno.
Qualcuno però è venuto su perché attratto dal paesaggio e dalla quiete. Si segnala in particolare il caso di Daniela Barosi, una distinta signora di origini milanesi, che ha vissuto a lungo in Toscana e che un anno fa ha deciso di prendere in affitto un'abitazione "secolare" situata al confine fra il centro storico e la periferia delle villette, dove vive con un gatto ... anziano quasi quanto il paese.
La casa è stata sommariamente restaurata e certo non può ambire ad essere un esempio di riqualificazione urbanistica.
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