giovedì 26 ottobre 2023

IL BELLO di non FARSI PUBBLICARE

Perchè da qualche tempo ho deciso di non proporre a qualche editore i miei romanzi e di non mandare in giro le copie che autopubblico? Semplice, non ho nessuna voglia di sapere che gli editori o gli eventuali lettori NON APPREZZANO. Lo do scontato 10 a 1. L'editore calcola solo quanto potrebbe "guadagnare" da un manoscritto. Il lettore "di famiglia" si comporta con i romanzi che riceve in lettura come con i romanzi che compera:  sente quasi il dovere di stroncare (si stronca Thomas Mann, figuriamoci il Cabrini). Quasi mai il lettore si prende la briga di entrare nella "bottega" dello scrittore, di coglierne la fatica, la bravura etc. etc. 

In fondo anche questa, a ben guardare, è una forma di scarsa  EMPATIA.

Il romanzo esiste solo come prodotto di consumo, non come... Vita in prosa.

Quando si legge, l'abitudine fa dire: mi piace, non mi piace, mi diverte, mi annoia, è nelle mie corde, non è nelle mie corde. Il romanzo in questo senso non è diverso da una pizza al trancio, da un hot dog, da un profumo o da uno smartphone.

(Mi sono domandato perché questo non avviene quasi mai nella Musica. Avviene invece nell'Arte figurativa: Picasso è un istrione, Modigliani non sapeva dipingere, Cattelan è un imbroglione... Forse la musica è così distante dalle capacità della gente che mette in soggezione. Chiunque pensa di saper scrivere almeno come Fabio Volo (il che non è impossibile). Chiunque nella sua vita ha scarabocchiato dei draghi o degli Ufo Robot su un foglio da disegno).

State pur sicuri che a chi scrive tutto questo dà dannatamente fastidio.

Ma siccome non si può vivere completamente in una campana di vetro (per quanto io mi sforzi, nevvero....), ecco alcune copertine dei miei romanzi. 

Consideratelo come un atto di narcisismo "sotto controllo medico".


 n.6 (2023)


 n. 5 (2022)

 n. 2 (2015)

 n.1 (2014)


E il n. 3 e 4? 









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