Se penso a come ci hanno insegnato la STORIA a scuola mi vengono i ghiaccioli alle orecchie.
La storia è un metodo, è una disciplina rigorosa. Parliamo della storia che scrivono gli storici di professione.
La STORIA GENERALE, che è quella che viene impartita ai ragazzetti, di metodo e di rigore ne ha molto poco. In compenso è una "disciplina" che fa finta di niente. Racconta guerre, massacri, golpe, rivoluzioni come se fossero una partita di burraco. Non si pronuncia, non condanna, non prende posizione. Nell'illusione, così facendo, di essere OGGETTIVA.
In realtà si sbilancia eccome. Ma lo fa in modo ipocrita. Si sbilancia quando si dilunga troppo sulle nostre Guerre di Indipendenza. Si sbilancia quanto racconta solo le cose che sono avvenute nel Vecchio continente.
Questione di punti di vista. Si può scegliere la "verità" dei generali oppure quella degli ammutinati fucilati per direttissima.
Altro che cancel culture. Qui bisognerebbe riscrivere da zero i manuali.
Purtroppo questo onesto proposito oggi si scontra con la faziosità montante, quella di destra. Che se non inneggi al Risorgimento Giuseppe Valditara ti tira le orecchie. Naturalmente non è il caso di parlare di sterminio degli Abissini. E non è di buon gusto condannare una carogna come il Maresciallo Graziani, che dio l'abbia in gloria (si fa per dire).
E per fortuna non viviamo in America, dove io correrei il rischio, per le cose che dico in questo blog, di perdere la pensione.
Il problema è che così facendo la Storia rinuncia a raccontare il trionfo del Male sul Bene. Intendiamoci, non sto parlando del Diavolo. Sto parlando di persone comuni, come quelle che hanno portato Hitler al potere. Un abbaglio? Mica tanto...
Il Male dunque.
Ma dove cova, sto Male?
Buttiamo lì qualche esempio. Una manciata di sassolini. Un po' a caso.
Febbraio 1935. In libere elezioni, in Spagna, vince il Fronte Popolare. Il 17 luglio del 1936 un golpe di militari infedeli tenta di abbattere il governo legittimo. Conseguenza: una guerra civile che si conclude con una feroce repressione da parte dei Falangisti, alleati con i proprietari fondiari e con il Clero. Cioè con i detentori di privilegi e di una visione patriarcale della società che rischiavano di essere messi in discussione dal Fronte Popolare.
Ciliegina sulla torta: nel 1939 la Francia e la Gran Bretagna riconoscono il governo dello stragista Francisco Franco.
Elezioni presidenziali del 1970 in Cile: vince la coalizione dell'Unità Popolare. Salvador Allende presidente. Settembre 1973, l'esercito e la polizia (con la complicità della CIA) rovesciano il governo legittimo, eliminano gli avversari politici e instaurano una feroce dittatura. A sollecitare espressamente il golpe: i Cristiano-Democratici e il Partito Nazionale. Stesso copione di quello spagnolo: la difesa, spinta fino all'omicidio di massa, dei privilegi.
Germania 1932, nelle elezioni di quell'anno il partito nazista diventa il primo partito, con il 33 per cento dei voti. Traendo le sue conclusioni, il presidente tedesco Paul von Hindenburg nomina Hitler cancelliere. Una volta al potere, Hitler briga per mettere fuori legge i suoi oppositori (socialisti e comunisti). Alla bisogna viene costruito il campo di concentramento di Dachau. Il primo di una lunga serie. Il nazismo dà una risposta scientifica alla sopraffazione. Ma il comunismo "oltre cortina" non è da meno. E insieme, nazisti e comunisti sovietici, si spartiscono fraternamente le spoglie dei Polacchi sconfitti.
Tre esempi. Tre sparuti esempi. Ma cos'hanno in comunque questi tre sparuti esempi?
Facile.
In tutti e tre i casi una componente politica, per un verso o per l'altro, "decide" di non rispettare la corretta dialettica maggioranza e minoranza e con un'azione di forza fa piazza pulita dell'avversario, autoproclamandosi subito dopo come unico depositario legittimo del potere. Nei primi due casi a "tradire" le regole del gioco è una minoranza. Nel terzo caso la maggioranza si autoproclama maggioranza assoluta. La posta in gioco? Nel caso della Spagna e del Cile, apparentemente, una visione del mondo. In realtà una volgare difesa di un ordine costituito favorevole a certe componenti sociali e refrattario ad accettare qualsiasi messa in discussione dei suoi valori, dei suoi rituali, delle sue chiusure. Il caso della Germania nazista è più complesso, perché il nazionalsocialismo a modo suo costituì una "rivoluzione": pangermanista e imperialista, è vero. Ma pur sempre una rivoluzione (non facciamo l'errore che hanno sempre fatto i comunisti di considerare controrivoluzionario tutto ciò che non consisteva nella conquista del potere da parte del proletariato: un punto di vista decisamente autoreferenziale!)
Magari però la storia ci riservasse solo questi tre esempi. Se fosse così, ci sarebbe da metterci la firma.
1919, Pungjab. il generale inglese Reginald Dyer ordina di sparare su una folla di indiani che assisteva a un comizio. Risultato 379 morti e 1200 feriti. Lo scrittore inglese Rudyart Kipling (quello dei Libri della Giungla ) disse che Dyer aveva salvato l'India! Churchill invece lo denuncò pubblicamente.
In questo caso non c'è un golpe attraverso il quale una minoranza fa strame del diritto. C'è semplicemente l'arroganza del potere. Come nella repressione ordinata a Milano nel 1898 dal generale sabaudo Fiorenzo Bava Beccaris, che costò la vita a trecentocinquanta manifestanti, presi a cannonate perchè protestavano per l'aumento del prezzo del pane.
Se poi dalla contemporaneità ci trasferiamo armi a bagagli nel Medioevo, allora non resta che piangere.
1208, il papa Innocenzo III bandisce una crociata contro i Catari (detti anche Albigesi), una setta religiosa bollata come eretica, che si scagliava contro il materialismo del clero. Nel corso di un ventennio, con alterne fortune, i crociati ebbero la meglio sugli Albigesi, che vennero sterminati senza pietà: uomini, donne, vecchi e bambini.
La qual cosa ha suggerito ad alcuni storici di considerare la crociata contro gli Albigesi, benedetta da un papa, come un GENOCIDIO.
1453, assediata dai Turchi cade Bisanzio, la capitale dell'Impero romano d'oriente. Nel corso delle razzie che seguirono non si salvò nessuno. I Preti vennero sgozzati, i bambini impalati, le donne stuprate. Al punto che il sultano Maometto II dopo un giorno di saccheggi, decise di fermare le sue truppe, per paura che Bisanzio potesse essere rasa al suolo.
Vincitori che fanno strage dei vinti. Quello di Bisanzio è solo un esempio fra i tanti. In tutti i casi la "logica" è sempre la stessa. Si fa uso della violenza per imporre le proprie "ragioni" e nella fase successiva si ricorre ancora alla violenza per scongiurare ogni velleità di rivincita. Questo è sicuramente il caso di Giulio Cesare, che nella memoria collettiva figura come un valente generale nonché un valente scrittore. Peccato che a nessuno sia venuto in mente di "dar voce" ai Galli sconfitti in battaglia da Cesare e ridotti in schiavitù. Un milione, secondo lo storico greco Plutarco.
Fiumi di sangue ruscellano lungo le vie della storia. Ma questi fiumi di sangue non ci inducono a fare alcuna riflessione sul MALE e sull'Homo sapiens sapiens che è l'autore di tanto male. Siamo tanto infarciti di "ottimismo" cristiano (il paradiso attende i buoni) e di ottimismo illuminista (il progresso ci salverà) che non vediamo le ossa che calpestiamo camminando.
Purtroppo oggi la cronaca ci sta riproponendo scene che pensavamo ormai archiviate dalla Storia. L'assedio per fame, che è quello che stanno compiendo gli Israeliani in Palestina, è solo forse l'esempio più eclatante. E se l'Italia non possedesse ancora degli ANTICORPI, state pur certi che il vincitore delle tornate elettorali dell'ultimo ventennio (uno per l'altro, per non fare torto a nessuno) avrebbe trovato già il modo non solo di silenziare le voci scomode, ma magari anche di comminargli il confino.
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