Qualche volta - rara - faccio il tentativo di mettermi nei panni dei fanatici di destra, nel tentativo di capire se c'è una qualche giustificazione al loro modo di pensare. Lo faccio perchè il loro discorso mi appare talmente ripugnante che la mia prima reazione, spontanea, è : "Non è possibile che ci sia gente che ragiona così!".
Prendiamo il caso di Israele. E' fuori di dubbio che il governo di destra-destra di Netanyahu aspira a sbattere fuori i Palestinesi, nel tentativo di ricreare una Israele primigenia, cioè biblica, con requisiti di purezza razziale ed ideologica. Si potrebbe dire, parafrasando un noto clown della nostra politica, Israele agli Israeliani (ovvero agli -Ebrei).
A parte il fatto che questo programma costituisce di per sè una prepotenza inaudita e una pretesa priva di ogni fondamento. Il punto è che sotto c'è un'idea di PUREZZA (per l'appunto etnica e religiosa) che ricorda dannatamente l'idea di purezza (etnica) del nazismo.
Sarebbe semplicistico pensare che queste posizioni siano merce rara. Sarebbe semplicistico pensare che si tratti banalmente di nazionalismo. Esaperato, certo, ma pur sempre nazionalismo. Una categoria che rimanda al patriottismo (caro alla Meloni) e dunque a tutta la retorica del nostro Risorgimento.
E' evidente invece che sotto (o dietro) queste dichiarazioni di intenti cova qualcosa che è altro e di più rispetto al bisogno di definirsi in termini di NAZIONE e dal bisogno di difendere i "sacri" confini nazionali.
Cova cioè un irrazionale, ma potente, sentimento CONTRO, che non prevede nessuna possibilità di confronto e nessun accomodamento.
Di solito questa "galassia" culturale e politica viene etichettata come discorso d'odio. Definzione d'effetto, approssimativa, ma in qualche modo calzante, perchè l'odio è il tratto distintivo di molti conflitti a sfondo etnico-religioso. Quelli che agitano tuttora molte parti dell'Africa o banalmente gli scontri che hanno insanguinato l'ex Jugoslavia negli anni '90.
Come definire diversamente il comportamento che ha animato i Giapponesi durante la seconda guerra mondiale e che li ha indotti a comportamenti genocidari nei confronti della popolazione cinese (Nanchino 1937)? Come definire lo stermininio di Srebrenica (1995) ad opera dei Serbi? Come definire la pulizia etnica che Etiopi ed Eritrei conducono in questo momento nei confronti degli abitanti del Tigrè?
Certo non è facile imbattersi in un sano nazionalismo, cioè in una affermazione della propria identità nazionale che non si tinga di odio per chi la ostacola. Qualche raro caso esiste (non credo che i nostri patrioti ottocenteschi odiassero visceralmente gli Austriaci). Certo non è il caso del nazionalismo attuale, che quando si manifesta, gronda di malcelata ostilità. E scivola fatalmente nel discorso d'odio.
D'altronde il discorso d'odio fa capolino anche al di fuori di una logica stricto sensu politica. Anima molte prese di posizioni individuali, che con la nazione o l'ideologia di destra c'entrano poco. Le trovi a piene mani nei commenti dei social e ha poca importanza CHI ne sia il destinatario. Di solito è un estraneo (lo zingaro, il migrante...). Ma può essere anche uno "dei nostri", che però ha osato andare contro corrente.
Insomma, per quanto costituisca una categoria poco "scientifica", quella del discorso d'odio sembra proprio il tratto distintivo delle relazioni che intercorrono oggi fra gli individui e i gruppi. Ed è un tratto distintivo che si riscontra in misura preponderante nelle formazioni e nelle personalità di DESTRA, che non hanno più remore a manifestare la propria volontà di far piazza pulita di chi non è omologato.
Sanchez in un sua intervento pubblico ha chiesto al leader di Vox:
"?Por què usted ODIA tanto a los inmigrantes?". Dopo di che ha subito precisato, dando per scontato ciò che scontato non è: "Es una pregunta rétorica".
Sanchez ha fatto bene a definirla, lì per lì, una domanda retorica. Il contesto lo giustificava.
Ma chi ha a cuore le sorti del nostro povero mondo non può accontentarsi di non dare una risposta a questa domanda.
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