mercoledì 6 agosto 2025

Nazisti ed Ebrei hanno qualcosa in comune?

Chiaro che la domanda è provocatoria. Però di questi tempi interrogarsi su ciò che avviene e che fino a poco tempo fa sembrava inconcepibile è inevitabile. Se no si rischia di aderire passivamente a posizioni "emotive" che lasciano il tempo che trovano.

La reazione del mondo all'eccidio dei Palestinesi è sacrosanta. Ma dobbiamo chiederci come mai non ci sia una reazione altrettanto forte ad altri eccidi che sono in corso in Africa in questo stesso momento. Quanto agli Ucraini, da parecchio tempo si è cominciato a dubitare della loro "giusta causa" e dunque l'aggressione russa non fa più l'effetto che faceva tre anni fa.

Questo per dire che l'OPINIONE PUBBLICA è quanto di più volatile e può aver ragione, ma può avere anche torto. Torto per omissione, se non altro.

Tornando al problema israeliano, i "fascisti" al governo in Israele inquadrano le critiche alla loro politica come se mascherasse una avversione nei confronti degli Ebrei in quanto tali. Ovverosia lo riconducono nell'alveo dell'antisemitismo. Da cui il parallelo con l'Olocausto.

Dall'altra parte c'è la forte tentazione di attribuire agli Israeliani la stessa colpa di Hitler. L'Olocausto sarebbero loro a praticarlo, adesso. Questa è più o meno la posizione dell'opinione pubblica che marcia a favore dei Palestinesi.

Confesso che io sono tentato di pensarla proprio così.

Ma per poter sostenere questa accusa ci vogliono degli argomenti solidi e non basta una generica avversione per i Sionisti.

Ovvio che una persona che non abbia studiato per anni il problema non può avere questi argomenti solidi.

Io anni fa lessi un famoso saggio di Zygmunt Bauman (Modernità e Olocausto), del 1989. Rimasi impressionato. Se ricordo bene la tesi di fondo è che l'Olocausto è strettamente connesso con la "civiltà moderna". Non è in altre parole una aberrazione, una deviazione dal seminato, un'unicum nel suo genere, destinato a non ripetersi. Il parto di una mente folle!

Beh, io su questo concordo. A me i funghi che nascono dal nulla in una notte di rugiada non mi hanno mai convinto. Per cui preferisco pensare che Hitler e il suo partito non sia stato un fungo solitario, ma sia invece il "figlio" di una lunga storia. Per semplificare, che abbia i piedi ben piantati nella palude del nazionalismo e del colonialismo.

Hitler odiava gli Ebrei e li odiava per una ragione "sbagliata". Era cioè convinto che fosse un popolo senza patria. Un popolo avulso dalla TERRA. Il che, per un partito che fondava tutto sul binomio sangue/terra era un ottimo motivo per diffidare. Se ci sono degli alieni fra di noi, è naturale che uno si interroghi: ma non saranno per caso pericolosi? In fondo è quello che noi facciamo tutti i giorni quando demonizziamo gli Zingari.

Peccato che gli Ebrei fossero senza terra perchè i Romani li avevano costretti ad esserlo (diaspora). E sono rimasti per secoli senza terra perchè tornare indietro non era al momento possibile.

A giudicare da quello a cui stiamo assistendo oggi si direbbe, però, che agli Ebrei la terra interessi eccome. E gli interessa per motivi squisitamente ebraici, che difficilmente uno che non è ebreo può capire. Gli interessa per motivi, cioè, teologici, che hanno a che fare con la Bibbia e con la convinzione degli Ebrei che Dio abbia stretto un patto con loro: se fai il bravo ti riconosco il possesso in esclusiva di Isreale. Ovvero quella Terra Promessa che i "fascisti" israeliani stanno rivendicando ora con le bombe a discapito degli "abusivi" palestinesi.

Terra dunque nell'ideologia nazista. Terra nell'ideologia sionista.

Ma è sufficiente chiamare in causa il Sionismo o forse non bisognerebbe chiamare in casa l'Ebraismo tout court. Overo una religione, una cultura, una filosofia che si è perpetuata nei secoli malgrado le persecuzioni (anzi, forse facendosi forza proprio delle persecuzioni).

Bella domanda. 

Considerata il pressochè totale silenzio delle comunità ebraiche sparse nel mondo si direbbe che l'offensiva antipalestinese non sia solo una faccenda fra sionisti, ma appartenga alla "logica" più lata dell'ebraismo. Altrimenti non si spiega perchè un Ebreo non si senta tenuto (tranne sparute eccezioni) a condannare con forza il regime vigente in Israele.

Sono considerazioni un tanto al chilo. Me ne rendo conto. Ma in assenza di spiegazioni più articolate e fondate, io mi debbo accontentare.

E voi?


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