venerdì 2 dicembre 2022

PAESAGGI ITALIANI

Due anni fa ho fatto una girata nel mantovano e nel parmense. Volevo visitare alcune piccole località ricche di arte e di storia. Prima tappa Fontanellato (Labirinto della Masone), poi Suzzara (Museo del premio Suzzara), a seguire Pomponesco (uno dei borghi più belli d'Italia), poi Salsomaggiore Terme e per finire Castell'Arquato.

Nel seguire questo percorso mi sono trovato diverse volte a fare anda e rianda sulla tangenziale di Parma e in quei momenti ho realizzato che l'Italia è fatta di due distinte realtà: i piccoli borghi a vocazione turistica (come Pomponesco) e le periferie delle città, dove fluisce ininterrotto il traffico di quelli che sono chiamati in modo appropriato i "bisonti della strada". Ve a dire i TIR che trasportano le merci da est a ovest e da nord a sud.

In realtà l'Italia è più complessa. L'itinerario che stavo seguendo suggeriva quella semplificazione. Ma  accanto ai piccoli borghi e alle tangenziali ci sono le città, quelle "piccole", come Faenza e Forlì; poi quelle "medie", come Parma, Modena, Pavia... poi quelle "grandi" come Torino. Infine ci sono i "dormitori", che possono essere delle cittadine come Rozzano oppure dei villaggi come Pietra de' Giorgi. 

Probabilmente semplifico anche adesso. Diciamo che questa catalogazione ha il vantaggio di farti cogliere a colpo d'occhio la stridente contraddizione fra realtà "povere" e "passive" come Pietra de' Giorgi e realtà cresciute in modo abnorme e disordinato come le periferie e gli snodi autostradali, dove regna imperturbata la logistica.

Il bello è che queste realtà agli antipodi si trovano dislocate a una manciata di chilometri di distanza le une dalle altre.

Qui a Pietra de' Giorgi siamo in un "dormitorio" di campagna a prima vista tagliato fuori dal mondo, senza servizi, luoghi di ritrovo, luoghi di incontro (gli unici incontri avvengono in occasione di un funerale o di un matriimonio). Ma a cinque chilometri da qui c'è la nuova logistica di Stradella e poco più in là c'è il grande polo logistico di Castel San Giovanni, con Amazon.

La coesistenza è storica e geografica contemporaneamente. Geografica: da una parte il mondo della collina con le sue strade approssimative a una carreggiata e mezzo; dall'altra la pianura con le sue autostrade. Coesistenza di realtà storiche diverse: il passato contadino in estinzione e il presente del commercio internazionale.

Girando in mezzo a questi paesaggi la domanda che viene spontanea è: "Ma chi glie lo fa fare di vivere in questi posti?". Mi riferisco soprattutto alle brutte località che costituiscono il paesaggio della bassa lodigiana, cremonese, mantovana, piacentina etc. etc. Dove anche le strade provinciali sono tutto un via via di TIR.

La stessa cosa si potrebbe dire di chi vive in un "avamposto" collinare come Pietra de' Giorgi. "Chi glie lo fa fare?".

In Italia esistono per fortuna località bellissime, che non condividono le brutture del paesaggio "commerciale" o lo stato di abbandono di certo paesaggio collinare. 

Chi vive a Lucca o a Forlì vive in uno scenario da operetta. 

Magari non saranno neanche lì tutte rose e fiori. Ma intanto in questi centri ci sono bei palazzi, belle vie, bei negozi, c'è animazione, gente che passeggia, gente che gira in bicicletta... 



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