mercoledì 27 settembre 2023

PRO o CONTRO

Il titolo non rende l'idea di quello che sto per dire. Il fatto è che quello che sto per dire è abbastanza complicato anche per me .

Dunque!

Stamattina ero nella mia choccolateria preferita e mi sono messo a conversare con una anziana conoscente di Fiorella. S'è parlato un po' di tutto. Credevo di essere in buona compagnia, fino a che, del tutto per caso, si è toccato il tema dell'immigrazione. A quel punto l'adorabile vecchietta se n'è uscita con alcune affermazioni che avrebbero potuto benissimo uscire dalla bocca di Salvini e della Meloni: "L'Italia è un cavallo di Troia (sottinteso per i non udenti: il nemico ci invade profittando della nostra ingenuità)... In Africa noi abbiamo fatto buone cose etc. etc.". 

Questo l'ANEDDOTO.

Superato lo choc, io ho cominciato a ruminarci sopra. 

"Come è possibile equiparare dei poveracci e dei disperati a una "minaccia"? Come è possibile aver dimenticato il maresciallo Graziani, uno dei nostri più efferati criminali di guerra, autore in Libia di una campagna di sterminio, sfuggito non si sa come al giusto processo non solo per i suoi crimini di guerra, ma anche per la sua partecipazione alla repubblica di Salò?".

A quel punto mi sono venuti in mente i cinegiornali dell'Istituto Luce, cioè la propaganda del regime fascista, che ha esaltato per un ventennio le virtù italiche e le sue "mirabolanti" imprese. E mi sono reso conto che la adorabile vecchietta era stata plagiata da questa propaganda, pur essendo nata dopo il 1945.

Ma in cosa consiste tale propaganda, che il nostro governo in carica sta faticosamente cercando di ripristinare?

Per sommi capi (e qui mi scuso se semplifico un po') direi che consiste in un atto di fede acritica in se stessi, cioè nel paese di cui facciamo parte, nella "stirpe" da cui pensiamo di discendere. La patria eretta a feticcio. Noi uber alles. Popolo di inventori, navigatori e santi. Noi i buoni... loro... i cattivi (loro: gli Inglesi, gli Ebrei, i negri...). Greci contro Troiani. Achille contro Ettore.

Fino a qui il mio pensiero è riuscito bene o male a srotolare la matassa. Ma poi mi sono chiesto: perchè io non appartengo a questo "pensiero" autocelebrativo, patriottico, trionfalistico? 

E allora ho ripensato agli anni della mia formazione, quando le mie maestre non perdevano l'occasione per esaltare le guerre di indipendenza, Enrico Toti, Silvio Pellico, Cesare Battisti e, en passant, qualche santo cattolico. Insomma, la retorica risorgimentale a braccetto della retorica parrocchiale.

Ma come mai io a un certo punto mi sono dissociato da questa "narrazione"? Quando sono diventato un ragazzaccio che ha smesso di credere in dio, la patria, la famiglia?

Colpa dei comunisti, sussurrerebbe probabilmente un certo cavaliere defunto da poco, che pensava che Achille Occhetto fosse un compagno tutto d'un pezzo.

Certo, è vero... colpa dei comunisti! A patto di considerare comunisti tutti gli scrittori, gli storici, gli intellettuali degli anni '60 e '70, cioè gli anni della mia formazione superiore: Pasolini, Moravia, De Sica, Vittorini, Pavese, i fratelli Taviani, Franco Basaglia etc. etc. 

Romanzieri, registi, filosofi che nutrivano e diffondevano una narrazione "critica" del loro presente, che mettevano in cattiva luce la speculazione edilizia, le disuguaglianze sociali, il bigottismo democristiano, la violenza di stato. Che non condividevano la retorica dell'Istituto Luce, travasata nella televisione di stato. 

Senza questi intellettuali poco patriottici, che avevano come stella cometa non le magnifiche sorti progressive della nazione, ma le magnifiche sorti progressive della "ragione", del diritto, dei popoli... non ci sarebbe stato probabilmente il '68. E l'Italia sarebbe diventata neofascista molto prima di adesso. Anche se un certo merito spetta anche alla Diccì, che per vent'anni è riuscita a tesorizzare il voto conservatore e pure quello rreazionario. 

D'accordo. Sto semplificando. Ma quello che mi preme far notare (e in questo faccio anche una sorta di autocritica) e che io... l'adorabile vecchietta di stamane ... il mio vicino di casa... mio nipote e via di questo passo aderiamo - volenti o nolenti - a una sorta di pensiero "unico". Loro si identificano con i nostri eroi di guerra, con la X Mas, con il Piave mormorò. Io e altri come me ci identifichiamo con... gli Intillimani...

(Potrei dire con Voltaire o Rousseau, ma temo che non tutti mi capirebbero).

Come vedete di acqua ne è passata sotto i ponti, ma siamo ancora qui a erigere barricate che risalgono alla rivoluzione francese e alla sua triade: libertè, egalitè, fraternitè. A cui si è cercato di contrapporre la "romantica" idea di popolo, razza, nazione, che è sfociata nei campi di concentramento e nell'Olocausto (anche se Zygmunt Baumann ritiene che il padre dell'Olocausto sia l'illuminismo...).

Chi avrà la meglio?

Difficile fare un pronostico. Ma si può senz'altro fare un BILANCIO.

L'idea di libertà ha dimostrato purtroppo in questi ultimi 70 anni di essere solo un bell'abito. L'idea di nazione sta tuttora scassando 'a minchia. Ma non potrà trionfare, perchè ha già disseminato il mondo di morti.






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