lunedì 29 luglio 2024

QUANDO IMPAREREMO?

Ci vorrà probabilmente una generazione prima che ci si adatti alle nuove condizioni climatiche. Per il momento si "soffre". 

I racconti di questi giorni sono immancabilmente gli stessi: non riesco a dormire, non sopporto l'aria condizionata, a casa mia ci sono 35 gradi e di notte la temperatura scende di poco... Durante il pomeriggio c'è il coprifuoco (questa è in genere la lamentela dei commercianti). Riesco a combinare qualcosa solo la mattina. Mi figlia che in questo momento è in Sicilia dice che ci sono 40 gradi e che praticamente è sequestrata in casa...

Lamentele che si ripetono ogni anno e che coincidono con l'arrivo dalle nostre parti del famigerato Caronte, cioè l'anticiclone africano.

Sembra una vendetta che si prende l'Africa per tutti i torti che gli abbiamo fatto noi Europei nel corso dei secoli e che tuttora gli facciamo (caso Libia insegna).

Ma torniamo alla nostra  "comfort zone" che in questo periodo è difficile da conquistare. Anzi, si potrebbe dire: chi non si è mosso da casa se l'è già giocata! Se poi scappiamo al mare o in montagna, non è che le cose vadano molto meglio. Anche al mare fa caldo e comunque c'è la ressa di tutti quelli che sono arrivati boccheggianti dalle città. Le scene sono quelle che conosciamo già, di anno in anno. Mezzo metro di spazio utile a persona sulle spiagge, lunghe attese per una pizza o un gelato, a volte scene di ordinaria maleducazione o peggio di ordinaria criminalità.

Eppure si potrebbe ovviare a tutto questo, con qualche piccolo investimento. Basta una pompa di calore e si riesce 1) a dormire 2) a mangiare al fresco 3) a ricevere gli amici in un'oasi di frescura.

Alternativa più drastica: cambiare casa e trasferirsi in campagna. Dove c'è qualche albero in più e qualche casa in meno. Per cui ci pensa la natura a creare una zona comfort maggiore, rispetto alla città, che sembra fatta apposta per accumulare calore.

Il trasferimento può essere definitivo (opzione consigliata) o stagionale (alla meno peggio).

Una volta le famiglie si trasferivano in campagna durante tutti i mesi estivi. Nonni, figli, mamme. I padri restavano in città a lavorare.

Le cose, ovvio, sono leggermente cambiate. Che lavorino anche le mamme è una "conquista". Mentre non mi sembra una conquista il fatto che i figli si sentano persi se non ci sono nelle immediate vicinanze discoteche, bar, passeggiate per lo struscio serale e quant'altro.

Certo, se si esce dal fai da te e si passa al discorso collettivo, bisogna ahimè constatare che  Comuni, Regioni, Stato non fanno molto nè per i giovani nè per gli anziani (soggetti che oggi si ama definire "fragili" e che praticamente con le nostre estati africane si danno già per morti). Di angoli ombrosi e ventilati nel nostro comune ce ne sono in senso proprio solo due: il parco giochi di Castagnara e la panchina nella piazza della posta (avete capito bene: una panchina!).  Quanto a piazza Unità d'Italia, di recente creazione, il grosso della superficie è adibito a parcheggio. E comunque, niente erba. Per carità! 

Altri Comuni, per fortuna, sono più virtuosi. Purtroppo di cose buone e fatte bene in Italia si parla poco e perciò la loro esperienza non diventa un patrimonio condiviso.

Taccio per misericordia di quello che riescono a fare nazioni più lungimiranti della nostra, come la Spagna, dove l'urbanistica è già coniugata per dare una risposta all'emergenza climatica, con la riqualificazione di fiumi, piazze, spiagge.

Comunque, tornando al fai da te, le alternative all'inferno urbano non sono solo Champoluc (che oltretutto è carissima). Basterebbe Oliva Gessi, un paesino collinare vicino a Pietra de' Giorgi. Un piccolo gioiello paesaggistico. A patto di imparare a vivere senza l'attrazione organizzata. Una volta nei giorni di pioggia o di calura si leggeva. Adesso hai bisogno minimo del tiro con l'arco. Una volta noi si organizzava in proprio divertenti cacce al tesoro. Adesso hai bisogno della sagra o del campeggio estivo.  Certo, i boy scout sono sempre esistiti. Ma non erano viziate accolite di scatenati bambini alla ricerca di una Disneyland in ogni angolo di mondo.

Insomma, in definitiva se si soffre è anche in parte per colpa della mentalità  in cui frattempo siamo scivolati. Una mentalità che esige puntelli commerciali in ogni circostanza.

Sento già le obiezioni arrivarmi sul coppino. Del tipo: le pompe di calore costano. Risposta: costano meno di una bicicletta con la pedalata assistita (oggetto decisamente superfluo, che piace tanto ai ciccioni). Qualche anno fa ne ho acquistata da Bardoni una per 900 euro (installazione compresa). L'anno scorso da Euronics l'ho pagata, con i contribuiti governativi, 500 euro. E funzionano come aria condizionata e come riscaldamento, facendoti risparmiare sul metano. Dunque, niente scuse. Se soffrite, in certi casi, è perché ve la siete cercata.

Ma non c'è solo la pompa di calore. Le iniziative che si possono intraprendere in una logica del fai da te  sono tantissime. Tre a caso: 1) dipingere i tetti di bianco con speciali vernici riflettenti 2) creare una finestra dove non c'è, per favorire il riscontro d'aria 3) piantumare il proprio cortile. Meglio un po' di fresco che un posto macchina. Questione di priorità. Certo chi vive in un condominio ha le mani legate. E se vive a Lodi, la città più inquinata della Lombardia, ce le ha legate doppiamente. Ma se per questo basta Broni. Di pomeriggio e di sera Broni e Casteggio sono nel loro piccolo un inferno. Anche se a Broni sono moltissime le case unifamigliari. Ma Broni ha fatto la scelta (sconsiderata) di rinunciare a piantumare, di autorizzare la creazione "compulsiva" di nuove aree commerciali e come molti altri comuni minori ha pensato più alla manovrabilità delle automobili che ai  polmoni dei loro guidatori.







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